Goffredo Pistelli, Italia Oggi 15/12/2011, 15 dicembre 2011
LE DONNE DEL PDL SI RIPOSIZIONANO
Il rompete le righe è ormai acclarato: Silvio Berlusconi ha mollato il colpo e pare solo interessato a far uscire indenne sé e le sue aziende dalla tempesta giudiziaria. Nel Pdl non tutti hanno metabolizzato il lutto e molti rimangono immobili, come tanti comandanti Drogo nella fortezza Bastiani, in attesa dei Tartari.
Fra le più leste a capire e scatenate nel riposizionamento alcune figure di spicco dell’altra metà del partito.
È il caso di Nunzia De Girolamo, per esempio, 35enne avvocatessa di Benevento, deputata salita alla ribalta delle cronache per il famoso bigliettino con cui il Cavaliere esentava dal dibattito in aula, lei e la collega Gabriella Giammanco, per la loro avvenenza. De Girolamo s’è scoperta infatti un’anima laica. Quando sul web, nei giorni successivi alla presentazione del Salva Italia di Mario Monti, s’è scatenata la canea anticlericale sull’Ici-Imu, De Girolamo s’è unita a cinguettii di protesta su Twitter. «Sono favorevole ai sacrifici per tutti. Quindi anche all’Ici sugli immobili della chiesa», scrive il 6 dicembre, «almeno su quelli che producono reddito».
Posizione che deve aver un po’ colpito qualche follower, vale a dire chi la segue sul social network dei messaggi brevi, tant’è vero che il deputato ha dovuto precisare, nello stesso giorno, «che non si tratta di un attacco alla chiesa: lo dico, da cattolica, che chiunque produca reddito deve dare il buon esempio». E poi, ancora, nella stessa giornata: «Non vogliamo tassare le Caritas o gli oratori ma gli immobili di proprietà della chiesa che svolgono attività commerciali».
Per quanto la legge prevedesse esattamente questo (ma la De Gerolamo è arrivata in parlamento e il Cav aveva cassato il balzello) l’Ici diventa un cavallo di battaglia della giovane pidiellina, che ne fa l’asse delle propria comunicazione cinguettante: «Giusto, esenzione solo per luoghi di culto!», esulta chiosando Pier Ferdinando Casini, un giorno dopo. Giudizi, questi, che le hanno regalato una visibilità imparagonabile a prima: La7, Tgcom, Domenica 5, fino a violare persino il fortilizio della sinistra televisiva di Linea notte.
Monotematica ma non meno attiva, Maria Vittoria Brambilla, 44enne lecchese, pidiellina antemarcia e ministro per il Turismo dell’ultimo governo. La rossa vestale delle libertà, nel vuoto pneumatico del dopo-Silvio, ha affinato la sua storica passione per gli animali, buttandosi sui cani. Esattamente sui poveri beagles allevati da un’azienda bresciana e venduti alle industrie del settore farmaceutico o cosmetico che fanno i test sulle bestiole.
Da quanto a Montichiari, la cittadina dove si trova l’allevamento, un gruppo di animalisti ha preso d’assedio la Green Hill, come si chiama l’azienda, la Brambilla è diventata la pasionaria della battaglia per salvare le cavie.
Un profluvio di tweet, rimbalzati anche sulla sua pagina Facebook con tanto di foto, che da fine ottobre, raccontano i picchetti ai cancelli, le proteste, gli scioperi della fame degli indignados canini, autodefinitisi «Cani sciolti». E, parallelamente, il defilé a Domenica In, Striscia la notizia, Studioaperto, Tg1. Visibilità che qualsiasi altro ex-ministro del suo partito si sogna. Una comunicazione monocorde, interrotta solo il 5 novembre, per dare notizia di una telefonata del Cavaliere in persona a una convention da lei organizzata nel Lecchese. Sul governo tecnico, Monti, la crisi, le pensioni, nemmeno un cinguettio.
Dell’eredità pidiellina, l’ex-ministra s’è già assicurato il grande e prezioso patrimonio cinofilo.