GIAMPAOLO VISETTI , la Repubblica 14/12/2011, 14 dicembre 2011
CINA Nella città-fabbrica del Natale low cost - Esiste un luogo dove agli europei stendono ancora il tappeto rosso
CINA Nella città-fabbrica del Natale low cost - Esiste un luogo dove agli europei stendono ancora il tappeto rosso. Si chiama Yiwu, sorge nello Zhejiang e ha una specialità: Natale. Qui venerano gli occidentali per due ragioni: perché sono in crisi e perché hanno inventato Babbo Natale. C´è un terzo motivo che ci rende i più amati dai due milioni di abitanti-operai dell´ex villaggio contadino diventato in dieci anni la seconda città più ricca della Cina: più siamo in crisi e più loro guadagnano. «Potete rinunciare a tutto - dice Lou Aiju, diventato miliardario in quattro anni esportando in tutto il mondo corna di renna in plastica - ma non alle festività di fine anno. E meno soldi avete da spendere, più venite a cercare noi, i campioni del Natale low cost». Lo avevano intuito durante la crisi del 2008 e ci hanno puntato tutto: creare la più grande industria natalizia del pianeta, trasformarsi in una metropoli-fabbrica fondata sul Natale e assicurarsi l´esclusiva globale delle feste "made in China", da Santa Lucia alla Befana passando ovviamente attraverso quell´affare colossale noto come San Silvestro. Il risultato è impressionante. Yiwu conta 600 aziende che producono 16mila articoli diversi legati alle atmosfere natalizie, può consegnare qualsiasi merce, ovunque ed entro una settimana, garantisce prezzi più bassi dei concorrenti da 50 a 200 volte e ha appena inaugurato un centro espositivo permanente da 5 milioni di metri quadri. Per convincere Santa Claus a lasciare la Lapponia e a emigrare sul delta dello Yangtze, il governo ha investito dieci miliardi di euro. Un´idea d´oro: da Yiwu quest´anno sono partiti il 92% dei regali che il pianeta sta per scambiarsi, il 97% di ciò che si appende per addobbare un abete, il 98% degli alberi sintetici e il 93% delle decorazioni da vetrina che contribuiscono a far bruciare la tredicesima nello shopping. Una volta, quando in Occidente si era dei signori, la bottega unica del Natale era a Canton: roba di lusso, presepi in vero legno, palle colorate di cristallo e Babbi Natale capaci di cantare fino a venti classici. «Tre anni fa - dice Pan Yonggen, magnate dei festoni in finta neve - abbiamo visto che il mondo non aveva più abbastanza soldi per pagare il Natale che pretende. Ci siamo trasferiti qui e abbiamo iniziato a riprodurre tutto ciò che Europa e Usa acquistano tra novembre e gennaio a costi fino a mille volte inferiori». Parlano le cifre della dogana: le esportazioni, rispetto all´anno scorso, sono aumentate del 68% in volume e dell´82% in valore». Giro d´affari ufficiale? Cinquanta miliardi di euro all´anno. A Canton oggi si riforniscono cinesi, indiani e arabi, che nel frattempo sono diventati gli zii d´America della contemporaneità. Europa e Usa hanno ripiegato sul Natale made in Yiwu e nessuno fa il difficile se imprenditori e grossisti ricevono in pigiama, dentro capannoni gelidi e squallidi, continuando a succhiare tagliolini disidratati mentre reinvestono alla Borsa di Shanghai l´anticipo non ancora incassato. Sputano e non smettono di sgridare i figli che si rincorrono tra gli scatoloni, ma come creatori della sezione consumo del rito natalizio, sono i migliori. Yiwu è l´unico epicentro industriale del mondo dove oggi manca manodopera, gli operai sono pagati il doppio che nel Guangdong e quest´anno gli affari sono andati talmente alla grande che godono di privilegi da malore: due mesi di ferie, Capodanno cinese a casa e rientro ai primi di febbraio, in tempo per dare il via alla produzione del Natale 2012. «Sarà un trionfo - dice Chen Jinlin, segretario generale dall´associazione degli industriali di prodotti natalizi - : gli europei saranno ancora più poveri e i cinesi ancora più ricchi e noi saremo i fornitori unici delle festività di entrambi». Offrire candele alla cannella da due centesimi, ovviamente non basta. Il segreto a Yiwu è innovare, creare il bisogno di una coreografia natalizia sempre nuova e stravolgere l´offerta dei Mercatini dell´Avvento senza che nessuno se ne accorga. Pantofole, tisane, agrifogli, guanti, giocattoli, addobbi, campanelle e pacchi-regalo finti: tutto sempre più hi-tech e sempre più simil-tradizionale, in uno stile adatto sia a Berlino che a Hong Kong. Babbo Natale vestito da mercante Ming, angioletti con gli occhi a mandorla e abete decorabile sia con i regali che con le gabbie per uccelli: consumi universali da ricchi a prezzi da poveri, scontando a uno ciò che prima di Monti costava cento, per venderne così mille volte di più. Nell´ultimo luogo del mondo dove agli occidentali stendono ancora il tappeto rosso si annuncia il Natale migliore della storia: la nave affonda, ma il brindisi non si nega a nessuno e non è detto che anche quello, decorosamente low cost, sia made in China.