Ugo Bertone, Libero 14/12/2011, 14 dicembre 2011
LA FIAT DETTA LA LINEA AL GOVERNO
Alla vigilia della vernice della nuova Panda in quel di Pomigliano la Fiat centra il traguardo inseguito da 18 mesi, quando proprio alla fabbrica Vico cominciò il lungo braccio di ferro con la Fiom e l’uscita da Confindustria per aver mani libere. Da ieri gli 86.200 dipendenti del gruppo in Italia hanno un nuovo contratto, il primo nella storia del Lingotto concluso fuori da viale dell’Astronomia.
Ma non è questa la sola ragione per cui l’intesa, sottoscritta da tutti i sindacati con l’eccezione della Fiom, rappresenta «una svolta storica» come ha detto Sergio Marchionne aggiungendo che «è un esempio che esiste una larga parte della società che dice no agli antagonisti per professione». L’antagonista per professione Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, invoca l’intervento di Mario Monti perché «Il governo non può stare a guardare». Susanna Camusso, intanto, invoca la modifica dell’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, quello che legittima le Rsa condannando la Fiom, rimasta fuori per sua scelta, all’angolo.
Ma un sindacato che chiede una modifica delle regole «è in affanno», replica Rocco Palombella della Uilm. Non meno rigido Raffaele Bonanni: «Il problema è cambiare nei comportamenti, non le leggi. Altrimenti andremmo verso normative su lavoro «a la carte».
Il dissenso tra i sindacati, però, passa in secondo piano di fronte ai risultati dell’intesa che fissa alcuni principi nuovi e mette così un’ipoteca sulla riforma del mercato del lavoro, cui si dedicherà l’esecutivo. Il contratto, infatti, ricalca quello di Pomigliano del 29 dicembre scorso con alcune novità di rilievo. In sintesi:
1) Oltre al premio di 600 euro da corrispondere nel prossimo luglio a tutti i dipendenti, il nuovo contratto Fiat prevede anche premi per l’organizzazione del lavoro dei singoli stabilimenti da valutare secondo il sistema Wcm (World Claas Manufacturing). Sono previsti due livelli: Il silver frutterà ai lavoratori 200 euro annui in più sulla busta paga di ogni lavoratore rispetto alla retribuzione base, mentre il gold ne porterà 500 in più.
2) La regola del “lavorare di più per guadagnare di più”ha altre applicazioni: Poi, la maggiorazione dello straordinario del sabato passa dal 50% già previsto per Pomigliano al 60%; la pause scendono da 40 a 30 minuti con la monetizzazione in busta paga dei 10 minuti tagliati. Infine, un nuovo inquadramento professionale perché ai cinque scatti biennali di anzianità se ne aggiunge un sesto quadriennale.
3) L’azienda si garantisce in cambio una maggior flessibilità dell’impiego dei fattori produttivi.
A regime si lavorerà su 18 turni (3 al giorno su 6 giorni), con una settimana di 6 giorni lavorativi e la successiva di 4 giorni, l’azienda potrà chiedere di lavorare al sabato e fino a 120 ore di straordinario (80 in più di quelli attuali).
4) Infine, il capitolo più delicato, cioè una nuova cultura nei rapporti tra capitale e lavoro. Sono state stabilite, dopo un duro confronto, regole per contenere l’assenteismo. Ma forse, per la realtà italiana. È ancor più dirompente il principio della clausola di responsabilità in base alla quale chi non rispetta gli accordi verrà sanzionato in termini di contributi e permessi sindacali.
5) L’accordo, che dovrà essere approvato tra gennaio e febbraio, non prevede più le rsu, ma le rsa (rappresentanti sindacali aziendali) che verranno nominate dalle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto sulla base di quanto previsto dall’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori.
Una beffa per la Fiom Cgil che nel ’95 aveva insistito per una modifica in tal senso della Statuto dei Lavoratori, con l’obiettivo di mettere fuori gioco le contestazioni da sinistra e che oggi si ritrova colpita dal boomerang: la Fiom, non avendo firmato per sua scelta il contratto (ritenuto legittimo dal giudice del lavoro che ha respinto su questo punto il ricorso di Landini), resterà fuori dalle fabbriche. Almeno finché non s’impegnerà a giocare secondo le regole del gioco fissate dalla maggioranza.
«Con il nuovo contratto – conclude Marchionne – disponiamo di uno strumento moderno che rispecchia la realtà dell’industria a livello internazionale e che permetterà a Fiat e Fiat Industrial di diventare più efficienti e creare le condizioni essenziali per continuare ad investire nel Paese». Insomma, ora tocca a lui tradurre in investimenti i buoni propositi.
Ugo Bertone