Maurizio Stefanini, Libero 14/12/2011, 14 dicembre 2011
IL BERLUSCONI RUSSO SCENDE IN CAMPO CONTRO L’AMICO DEL CAV
«Dopo le presidenziali di marzo, credo che ci sarà la possibilità di creare dal basso un nuovo partito politico con una lunga prospettiva. A Berlusconi è riuscito, in qualche modo, e anche bene per un periodo abbastanza lungo». Qualcuno aveva già iniziato a chiamarlo “il Berlusconi russo”, ma a questo punto Mikhail Prokhorov ha deciso di fare l’etichetta come propria. Una decisione evidentemente particolare, per molte ragioni. Perché questo nuovo “Berlusconi russo” viene alla ribalta proprio mentre quello originale sta tirando i remi in barca. Perché il terzo uomo più ricco della Russia ha deciso di sfidare Putin, che del Berlusconi doc è un notorio amico e estimatore. Perché ha deciso di farlo dopo che con Putin per molto tempo era invece andato d’amore e d’accordo, proprio per evitare grane.
«È la più seria decisione della mia vita», ha scritto Prokhorov su Twitter, per annunciare la sua discesa in campo. Quarantasei anni, i genitori venivano da una famiglia di kulaki rovinati dalla guerra di Stalin contro i contadini ricchi, che però avevano poi potuto inserirsi nella nomenklatura sovietica, e grazie al padre responsabile del dipartimento internazionale del comitato olimpico sovietico aveva avuto la possibilità di viaggiare. Una volta laureatosi con lode in Economia Prokhorov nel 1989 entrò in banca, proprio mentre il comunismo veniva giù. Divenuto confidente di quel Vladimir Potanin che da vice-premier di Eltsin si trovò a presiedere alle privatizzazioni, assieme a lui mise le mani su Norilsk Nickel: una miniera nell’Artico sotto la quale sta un quinto di tutto il nichel del mondo e la metà del palladio oltre a una gran quantità di oro, ma in un posto talmente infelice che solo con i deportati del gulag si era potuto realizzarla, e ci volevano i rompighiaccio per venire a prenderne il materiale. Sfacciatamente raccomandato ma capace, Prokhorov ebbe la trovata di sostituire i rompighiaccio con aerei.
Miliardario a 28 anni, ne aveva 35 quando Putin andò al potere dopo una campagna in cui aveva promesso di eliminare gli oligarchi “come classe”. Invece li convocò al Cremlino, e pose loro un aut aut: o tenersi alla larga della politica, o perdere le proprie fortune. A differenza di altri colleghi costretti all’esilio o addirittura sbattuti in galera Prokhorov si concentrò sugli affari, divenendo anche famoso all’estero con l’acquisto della squadra del basket dei New Jersey Nets. Trentaduesimo uomo più ricco del mondo, quando a giugno prese la testa del partitino di destra liberale Giusta Causa. Prokhorov prese la cosa sul serio, investendo nella politica forti somme. Insomma, a settembre Giusta Causa lo ha estromesso in modo misterioso, e subito dopo la polizia ha perquisito una sua banca. Invece di spaventarsi, Prokhorov ha pensato di vendicarsi, sfidando Putin per il Cremlino.
Maurizio Stefanini