Cesare Maffi, Italia Oggi 14/12/2011, 14 dicembre 2011
PD E LEGA COME B SULLE PREFERENZE
Carsicamente, la riforma elettorale rispunta. Diciamo che è una costante della vita politica italiana, da una ventina d’anni, dibattere riforme di svariato genere del sistema elettorale previgente, approvarne qualcuna, depositare proposte referendarie con opposti esiti. Ovvio che l’eccezionale situazione dell’odierna maggioranza tripartita, che per sua natura potrebbe essere a geometria variabile su specifici provvedimenti, favorisca il riemergere di progetti finora rimasti, in buona sostanza, nelle sedi dei partiti, visto che i trenta e più progetti di legge formalmente in discussione alla commissione Affari costituzionali di palazzo Madama sono in apnea.
Del porcellum quasi tutti dicono male.
In apparenza, i riformatori abbondano. Persino Silvio Berlusconi, massimo elogiatore del porcellum che gli ha giovato sia inibendogli una perdita gravissima (nel 2006) sia fornendogli una comoda maggioranza poi buttata alle ortiche (nel 2008), si è detto disponibile a una revisione. Se, tuttavia, si scava appena appena, si costata che molto chiara è solo la collocazione degli elettori, i quali in stragrande maggioranza vogliono tornare a vedere i nomi dei candidati da eleggere, scegliendoli individualmente nei collegi uninominali o indicandoli nelle liste con le preferenze. Viceversa, i favorevoli al porcellum sono subacquei. Ne indichiamo tre.
Il primo, a dire il vero, non è celato, perché coerentemente si espone dichiarandosi favorevole; semmai, resta nascosta la sua speranza che i litigi sommergano la riforma e quindi resti in piedi il sistema vigente. Si tratta, va da sé, di Berlusconi, il quale, fra le sue epidermiche refrattarietà, detesta che si possano eleggere personaggi da lui non preventivamente designati. Avrebbe preteso che pure alle europee fossero introdotte le liste bloccate, così da riempirle di candidati, anzi, rectius, di candidate giovani, brillanti, obbedienti, come poté fare soltanto in qualche listino regionale (Nicole Minetti insegni), mentre alle europee dovette ricorrere alle pressioni sugli apparati periferici del Pdl per garantire preferenze a qualche prediletta.
Berlusconi è fatto così e lo dice. Lui non vuole indicare candidati, vuole designare eletti. Peccato che lo stesso desiderio sia proprio di altri capipartito. Guarda caso, Pier Luigi Bersani si trova oggi a fare i conti interni con gruppi parlamentari del Pd in cui gli amici di Walter Veltroni sono troppi, per i suoi gusti. Infatti le elezioni del 2008 si svolsero sotto la segreteria di Veltroni, alcuni cui designati hanno poi addirittura abbandonato il gruppo (vedasi l’imprenditore Massimo Calearo Ciman). Da segretario del partito, Bersani, pur dovendo tener conto di equilibri, pressioni, organi interni, conta di attuare un buon numero di nomine parlamentari, ché tali, di fatto, sono le candidature in posizione elevata di lista. Quindi, amici di Veltroni o di D’Alema potrebbero finire nelle liste a metà classifica, o addirittura in fondo. Se, dunque, in primavera il percorso del governo Monti fosse così accidentato da portare allo scioglimento delle Camere, si andrebbe al voto col porcellum. Bersani, sicuro di vincere con un’alleanza di sinistra contro un centro-destra acciaccato e minoritario, potrebbe sfruttare il porcellum sia per garantirsi la maggioranza assoluta dei seggi (alla Camera, senz’altro; al Senato, forse), sia per mandare in Parlamento un buon numero di amici fidati.C’è un altro esponente politico cui il porcellum piace. Umberto Bossi ha gravi problemi: non solo fisici, come è evidente a chiunque lo avvicini; ma anche politici, sia esterni sia intestini. Ci sono troppi maroniani fra i deputati. Per ridimensionarli, la soluzione migliore sarebbe la selezione operata preventivamente, inserendo ai livelli giusti gli amici da eleggere (quelli definiti appartenenti al «cerchio magico») e spingendo verso il basso i non ortodossi del bossismo. Quindi, l’epurazione si servirebbe del sistema ideato (pure) da Roberto Calderoli, amputando la base parlamentare legata all’ex titolare dell’Interno.
Intendiamoci. Anche tutti gli altri presidenti, segretari, capi di partito, da Fini a Casini, da Di Pietro a Vendola, gradiscono il porcellum, in quanto le liste bloccate permettono loro di agire al meglio in termini di clientela propria, ma l’avversano per altri aspetti che danneggiano i rispettivi partiti, ridimensionandoli e addirittura cancellandoli dalla ripartizione dei seggi.