Filippo Facci, Libero 14/12/2011, 14 dicembre 2011
MORIRANNO MONTIANI
I ragazzi del Sessantotto sono diventati vecchi e adesso occupano poltrone da giornalisti, intellettuali, politici e sindaci di Milano: è la sola ragione al mondo per cui riescono ancora a commemorare Piazza Fontana e a dire che «sono maturi i tempi per una pacificazione», anche se la guerra non la ricorda nessuno e soprattutto a nessuno gliene frega più niente. Dei vecchi normali si azzufferebbero alla bocciofila, loro però sono al potere e allora fanno pesanti commemorazioni sessantottine in cui sparare cazzate e ricercare brandelli di giovinezza: non possono certo raccontarsi d’aver sempre vissuto in quella cinica pietraia che oggi sono diventati la politica e il giornalismo nell’era montiana, gente che leggeva Engels e oggi Dagospia, che frequentava Potere Operaio e oggi un professorino della Bocconi da invitare in trasmissione. Eccoli lì a biascicare che manchi ancor oggi «la verità giudiziaria» (oltretutto non è vero, su Piazza Fontana rileggetevi la Cassazione del 2005 o la confessione di Carlo Digilio) ed eccoli oltretutto a farsi spernacchiare dalle proto-scimmie dei centri sociali, gente che non trova un lavoro perché un lavoro non trova loro. Nel Sessantotto paventavano pericoli per la democrazia, con Berlusconi paventavano pericoli per la democrazia, con Monti la democrazia è andata finalmente in vacanza: e loro zitti. Però ci parlano di Piazza Fontana.
Filippo Facci