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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

dal nostro inviato In Francia sì, in Italia no. Non potrebbe capitare. Un Mr. Sport figlio di un dio minore

dal nostro inviato In Francia sì, in Italia no. Non potrebbe capitare. Un Mr. Sport figlio di un dio minore. Grande, ma di una disciplina piccola. Un eroe sconosciuto, un Zidane del calcio con le mani, premiato come miglior atleta dell´anno. Nikola Karabatic, 27 anni, atleta della pallamano è stato nominato miglior sportivo francese 2011. Campione dei campioni. Lui ci è riuscito: non solo a vincere, ma a diventare qualcuno anche fuori dal suo sport. Un simbolo, un guru trasversale , uno a cui anche i calciatori chiedono: ma come fai? e cosa dobbiamo fare noi per riuscire a diventare come te? Un faro su un piccolo mare diventato oceano. Karabatic è immenso: campione olimpico 2008, due volte mondiale, due volte europeo, sei titoli francesi, quattro tedeschi, due Coppe Campioni. Voti sempre alti: 178 presenze in nazionale, 726 reti. Un ragazzone: 100 kg per 1.95. Un mangione: quattro colazioni la mattina. Un fusto, che si fa fotografare anche nudo, ma con le parti intime coperte. Icona delle riviste gay per via di un ballo a torso nudo all´Ymca con i compagni di Kiel. Anche se c´è chi lo dà fidanzato con Blanka Vlasic, saltatrice in alto croata e sua tifosa. Una bestia in campo, uno che c´è sempre: nell´ultima finale mondiale 10 reti, 7 assist, e grande difesa. Capace di stare sopra gli altri, ma di sognare anche per loro. Uno per tutti, appunto. L´hanno preferito a Riner (judo), Loeb (rally), Lemaitre (atletica), Parker (basket). È la seconda volta che la Francia premia la pallamano, nel 2001 era capitato a Jackson Richardson (oro a Barcellona nel ´92). Difficile che Karabatic si scomponga, se la sua nazionale va ai supplementari, lui dichiara: «Sapevamo di aver diritto a 60 minuti in diretta sulla tv pubblica in chiaro, ma dato che la pallamano ha bisogno di pubblicità ci siamo presi 10 minuti in più». Gioca nel Montpellier. È un altro esempio dell´integrazione riuscita: nato a Nis in Serbia da padre croato, Branko (anche lui giocatore, da poco deceduto), arriva in Francia a quattro anni e decide che quella sarà la sua patria. La sua vera impresa è aver fatto uscire la pallamano da un ambiente di famiglia. Rendendola attraente. «Non siamo più nel ghetto, tutti ci conoscono, quando passo le serate dal mio amico Jeanjean a Brive-la-Gaillarde al ristorante sono fotografato come un divo, anche se quella è una patria di rugbisti. Gli allenatori citano la nostra nazionale: noi facciamo di tutto per restare in cima al mondo. È bello essere ammirati». Le polemiche non lo toccano: quando Noah ha accusato la Spagna di avere uno sport corroso dal doping quelli hanno risposto: zitti voi, che avete Karabatic. E lui: «Pensano che dato che vinciamo tanto, siamo per forza dopati. Il paradosso è che per avere visibilità dobbiamo giocare a ritmi infernali, farci vedere, applaudire. Sono il capitano di Montpellier, devo gestire caratteri diversi, dare interviste tra un allenamento e l´altro, stare ore al telefono, prendere un aereo subito dopo una partita per una sessione fotografica. Sono cresciuto senza internet, ora invece mi gestisco con tutta la tecnologia possibile. Messi per me è troppo egoista, anche se è pagato per segnare». Con Karabatic è avanzata tutta una generazione che si vuole prendere anche Londra 2012. «All´inizio ci hanno trattato da bruti, da imbecilli che si sarebbero accontentati di un titolo, invece ci siamo dati volontà e continuità e li abbiamo smentiti». L´handball in Francia è quasi a livello del basket: in dieci anni 140 mila tesserati in più, per la prima volta è finita anche su Canal + sport. Karabatic vuole durare: «Mi sono evoluto, oggi cerco di far giocare la squadra e di essere un leader di gruppo. Voglio che tutti guardando me si ricordino di mio padre, morto a maggio, perché era veramente un bel tipo e mi ha insegnato molto. Se gioco è per lui, per farlo rivivere in me». Piccoli miracoli crescono e passano di mano.