la Repubblica 15/12/2011, 15 dicembre 2011
PAOLO GRISERI
Dal nostro inviato
Pomigliano (napoli) - Con una cerimonia all´americana (il palco in mezzo alla linea di montaggio e gli operai schierati alle spalle) Sergio Marchionne celebra il modello Pomigliano. Lancia la nuova Panda, elogia i «sindacati che hanno avuto il coraggio di innovare le relazioni industriali», si candida a rappresentante del partito del fare: «In un Paese dove spesso vince chi urla di più, dove quelli che parlano tanto di solito ascoltano poco e fanno ancora meno, dove ci si impegna di più davanti a una telecamera che non nella vita reale, le persone che lavorano in questa fabbrica sono una speranza». Così la presentazione di una nuova utilitaria diventa l´occasione per proporre una sorta di manifesto, di road map da suggerire al Paese. Nel pomeriggio John Elkann sentirà il dovere di sottolineare che «la Fiat non è un partito politico, è un costruttore di automobili». Ma certo il Marchionne di ieri mattina e lo stesso spot pubblicitario della nuova Panda, sono un messaggio all´Italia: il secondo che viene dal gruppo di Torino dopo quello della rinascita nel 2007, al momento del lancio della nuova 500.
Quella dell´ad del Lingotto vuole essere una sfida alta. Marchionne rassicura «gli scettici» sul fatto che «la Fiat intende fare la sua parte in Italia, un Paese pieno di risorse preziose, di talento e di creatività». Ripercorre la travagliata storia dello stabilimento campano, la sua ricostruzione è il segno di un´Italia che funziona, «che vince le sfide, quella parte di Paese che non si rassegna all´abbandono, che non perde tempo a predicare, ma lotta e si impegna per fare, progredire, costruire». Utilizza la metafora del mosaico per dire che nell´alleanza con Chrysler ciascuno farà la sua parte.
Naturalmente Marchionne deve fare i conti con una realtà che non coincide perfettamente con il suo disegno. A cominciare dagli operai che protestano davanti ai cancelli per un accordo che esclude dalla fabbrica il sindacato più rappresentativo, la Fiom. Una scelta di divisione che stride clamorosamente con gli obiettivi alti enunciati nel discorso dal palco. Nel mosaico della nuova fabbrica c´è posto per la tessera di chi, pur non essendo d´accordo, rappresenta una buona fetta dei dipendenti? O quella tessera del mosaico deve essere comunque cancellata? «Non abbiamo escluso noi la Fiom, è lei che si è esclusa», dice Marchionne prima di attaccare, ancora una volta Maurizio Landini: «L´ho visto in tv parlare con una rabbia che non fa parte del nostro mondo». «Il vero problema, e Marchionne lo sa bene, non siamo noi della Fiom, ma è il consenso in fabbrica. Nei referendum i no sono stati molto superiori al numero dei nostri iscritti», dice Giorgio Airaudo.
Il nuovo stabilimento di Pomigliano è tirato a lucido. Il montaggio e la lastratura sono all´avanguardia: «E´ il miglior stabilimento del mondo Fiat-Chrysler», dice Marchionne. «Ha visto quale ottimo clima e quale accoglienza abbiamo avuto?», chiede soddisfatto John Elkann. In effetti i 600 assunti che stanno lavorando alle preserie della Panda hanno volti sorridenti. Sono i primi di un esercito di 4.800 che dovranno rientrare dalla cassa. Ma rientreranno tutti? «Assorbiremo tutti quelli che saranno necessari a produrre fino a mille Panda al giorno», risponde Marchionne. «Li riassumerà tutti - garantisce Bruno Vitali della Fim - perché così è scritto nell´accordo».
In mattinata, prima della cerimonia, i ministri Corrado Passera e Elsa Fornero, avevano raggiunto in elicottero lo stabilimento per una visita lampo. Fornero ha guidato una Panda con a bordo Elkann. Al termine un commento positivo: «La mia massima preoccupazione sono i lavoratori - ha detto il ministro - e faremo tutto perché la Fiat sia sempre più radicata in Italia. Se arrivano nuovi prodotti come la Panda, questo non può che far bene a chi lavora».
CONCHITA SANNINO
dal nostro inviato
pomigliano (Napoli) - Dentro, c´è la festa della nuova Panda. Dei 600 lavoratori che l´hanno voluta partorire con sacrificio, di veterani e ragazzi usciti da migliaia di ore di formazione con l´orgoglio di stare più avanti di Detroit. Fuori, si agitano le diffidenze e la rabbia di quanti difficilmente riusciranno a rientrare in produzione, un popolo di 4800 operai al tempo del referendum in cui si spaccò il sindacato. Eppure, dietro la curva delle crisi e le ferite di più generazioni di metalmeccanici, si apre la Pomigliano 2, fabbrica avveniristica, un film diverso, ad alta tecnologia ma con un finale tutto da scrivere. Dentro e fuori, pesa lo stesso pensiero: che le feste e il mercato facciano questo miracolo, che lo stabilimento arrivi alla produzione massima di 1050 auto al giorno, che almeno altri duemila compagni di lavoro oltrepassino i cancelli per tornare dentro.
Buona Panda, si dicono. Che la neonata decolli, anche se è "solo" una super citycar. Rossa, giovane, quasi natalizia. Simply more per la raffinata comunicazione di casa, primo frutto da cogliere dopo un avvento troppo lungo. Che ancora porta strascichi. Come le poche centinaia di operai Fiom, di precari, studenti e antagonisti che sul ciglio della strada manifestano sotto la pioggia sottile. Gridano: «Nessun grazie a Marchionne».
Dentro, invece, si stringono mani, si applaude agli spot, si fanno foto ricordo sul cellulare con John Elkann, il primo di casa Agnelli a varcare la soglia dell´impianto "Giambattista Vico". «Quest´auto l´abbiamo coccolata, voluta con ogni forza» racconta Marisa, 30 anni, che con Fabio, Tommaso e Crescenzio, ieri è nel team che guida la Panda fino al palco e alla firma di Elkann e dell´ad Sergio Marchionne.
Giornata speciale, perché «la Panda ora c´è, e solo 17 mesi dopo la firma di quel contratto», puntualizza Marchionne. Non sembra sfiorarlo l´assenza polemica del sindaco di Napoli. Luigi de Magistris, a differenza del governatore Stefano Caldoro, diserta l´evento e lancia una durissima riflessione sul «modello Pomigliano che offende la storia dei diritti affermati nel Novecento, e le battaglie dei lavoratori». Ma alla fine seduto su un divanetto, vinto dall´intensa giornata, Marchionne manda a dire al primo cittadino: «Il sindaco di Napoli qui non l´ho mai incontrato, non lo conosco, non è mai stato accanto a noi a parlare dello stabilimento. A me proprio non poteva mancare».
Se la Panda c´è ed è "more", lo si deve «a questi lavoratori e a questa fabbrica», sottolinea Elkann. Dentro, la notizia è anche il nuovo stabilimento, rifondato con l´investimento da 800 milioni. Un pezzo d´America atterrato dietro lo storico prospetto del "Vico". Anzi, Pomigliano più avanti di Detroit. Una cittadina che ti accoglie con le sue 4.050 macchine ad alta tecnologia, di cui 900 sofisticati robot giganti, percorso produttivo radicalmente rinnovato e a prova di sicurezza: dentro capannoni rifatti da cima a fondo con netto miglioramento dell´ergonomia del lavoro. Quei duecentomila metri quadri rappresentano la punta più avanzata del sistema Fiat-Crysler nel mondo. «È la fabbrica migliore che abbiamo, e io conosco gli stabilimenti uno ad uno», assicura Marchionne. Impossibile confrontarla con i capannoni, il rumore, il vissuto e la geografia - di produzione e rapporti umani - di quando era la cittadina delle «tute blu». Da qui le tute escono quasi come entrano, grigio ghiaccio, il colore di oggi. E le macchine per "fare" le macchine, targate Comau, altra produzione Fiat, per la prima volta sono nate grazie anche a suggerimenti, «esigenze ed esperienza» dei vecchi operai, dal software alle migliaia di braccia che capovolgono l´auto tra lastratura, montaggio e verniciatura. Tempi e zone di lavoro rifatte su misura per la Panda more. Squadre di sei con un team leader. E loro. Maria, Tommaso e gli altri hanno solo questo film in cui credere. Si salutano stanchi, buona Panda, Pomigliano.
SALVATORE TROPEA
POMIGLIANO - Dopo aver teorizzato, esattamente nel dicembre del 2008 che nel mondo sarebbero sopravvissuti meno di una dozzina di players in grado produrre almeno sei milioni di vetture all´anno, Sergio Marchionne può assicurare oggi che in quella top ten palanetaria dell´auto ci sarà anche la Fiat del 2014? «Noi saremo tra quelli» risponde l´ad del Lingotto e della Chrysler. «Di testa o di piedi ci arriveremo. Se l´Italia ci segue bene». E se l´Italia non seguirà? Se non riuscirà a uscire dalla crisi? «Non voglio pensarci. Ma la Fiat farà quello che deve fare e lo farà al meglio come testimonia questa realtà che abbiamo sotto gli occhi qui a Pomigliano d´Arco».
Marchionne parte dalla scommessa della fabbrica campana per affrontare l´annus horribilis 2012 con una produzione che, a regime, rappresenterà un terzo della potenzialità italiana del Gruppo. Dunque un pezzo importante della manovra con la quale Fiat conta di posizionarsi tra i «vincenti», nella speranza che non tutto il suo futuro debba essere affidato solo al buon andamento del mercato americano e di quello brasiliano. Le intenzioni continuano ad essere quelle di tre anni fa ma i conti devono essere monitorati e aggiustati. Ieri Marchionne ha detto che «nel 2012 la Chrysler produrrà 2,4 milioni di vetture». Quello che farà la Fiat si è riservato di farlo sapere in occasione del board di gennaio. Ma è ragionevole pensare che l´obiettivo non sarà inferiore a 2 milioni di auto. Anche così alla soglia della sopravvivenza dei 6 milioni manca una bella fetta.
Tre anni fa, per raggiungerla, Marchionne si era dato un limite un limite massimo di ventiquattro mesi entro i quali avrebbe dovuto trovare un´alleanza strategica di grosso calibro che non ripetesse l´esperienza fallimentare dell´accordo con General Motors. Con Chrysler ha fatto poi il primo passo e avrebbe potuto chiudere la partita se fosse andato in porto l´operazione Opel. Poiché, come accade con la storia, i risultati industriali non si fanno con i se e con i ma, oggi insegue ancora l´obiettivo che è sicuramente più vicino di quanto non lo fosse nel 2008 anche se la crisi mondiale lo ha caricato di nuove incognite. Le previsioni per l´anno prossimo, a meno di un tracollo - che neppure Marchionne vuole mettere in conto - dicono che a fine 2012 il gruppo italo-americano dovrebbe raggiungere quota 4,5 milioni di vetture. E´ possibile che l´anno successivo ci sia una ripresa dei mercati, in particolare di quelli europei, e questo consentirebbe a di andare oltre questa soglia. Ma c´è ancora chi sostiene che Marchionne sarà costretto a cercare un nuovo alleato.
Lui non lo esclude quando ricorda che «parliamo con tutti e in tutto il mondo» ma il clima che si respira di questi tempi non è quello delle grandi alleanze. Al massimo la Fiat, come nei piani già annunciati, potrà chiudere entro l´anno l´accordo con la Russia aggiungendo altre 300 mila vetture al suo conto.
Il resto è ancora da «scrivere» ma il numero uno del Lingotto è convinto di farcela. «Agli scettici, ai detrattori, agli antagonisti per professione rispondiamo con i fatti», ha detto ieri. «Sono i fatti, concreti e indiscutibili, come questo di Pomigliano che ci permettono di andare avanti, di costruire una Fiat forte e competitiva, di portarla nel mondo e rafforzarla in Italia». Dunque la Fiat prima di tutto, e una Fiat in Italia, ma non a qualsiasi costo. Marchionne non lo dice ma lo lascia intendere chiaramente.
Quando parla «dell´Italia che ci piace» riferendosi alla rinascita «tormentata» di Pomigliano fa capire ce n´è un´altra, quella che potrebbe costringere il Lingotto alla scelta «innominabile» dell´esodo.