Stefania Tamburello, Corriere della Sera 15/12/2011, 15 dicembre 2011
La crisi ha impoverito le famiglie italiane che tuttavia risultano le più ricche nel confronto internazionale fra i Paesi del G7
La crisi ha impoverito le famiglie italiane che tuttavia risultano le più ricche nel confronto internazionale fra i Paesi del G7. Lo dice la Banca d’Italia nella sua indagine sulla ricchezza delle famiglie italiane. Le rilevazioni riguardano il 2010 e prendono in considerazione i beni posseduti dagli italiani, sia quelli immobiliari - terreni e abitazioni - sia quelli finanziari - depositi in conto corrente obbligazioni, titoli di Stato e azioni - e i loro debiti. Ebbene se la ricchezza è rimasta più o meno invariata in termini nominali è diminuita di non poco in termini reali, tenendo conto cioè della svalutazione dovuta all’inflazione. In particolare è scesa dell’1,5% dal 2009 e di ben il 3,2% dal 2007, anno di crescita massima e anno di avvio della crisi che non è ancora finita. In soldoni significa che la ricchezza netta delle famiglie italiane è risultata pari a circa 8.640 miliardi di euro contro gli 8.925 miliardi di euro del 2007 (valutati però a prezzi del 2010). La ricchezza netta per famiglia ammonta così a 356.375 euro, mentre quella pro capite è di 142.481. Si parla ovviamente di media che trascura forzatamente l’elemento della distribuzione. Che fa però sballare tutto perché la ricchezza delle famiglie italiane è concentrata nelle mani di pochi: il 10% dei nuclei familiari più ricchi possiede quasi la metà (45%) della ricchezza complessiva mentre la metà più povera detiene solo il 10% della ricchezza totale. La suddivisione fa riferimento ai dati del 2008 ma nel frattempo la situazione non è certo migliorata. Se si entra nel dettaglio del patrimonio familiare si vede che la crisi ha finora spinto gli italiani a fuggire dagli investimenti in Bot e Btp: sempre secondo i dati Bankitalia, infatti nel 2010 la quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani e in azioni e partecipazioni si è ridotta di quasi dell’1% rispetto all’anno prima a vantaggio della liquidità depositata in conti correnti e in risparmio postale, aumentati rispettivamente dello 0,2% e dello 0,4%. C’è da vedere se le cose, come sembra, siano cambiate con la tempesta sui mercati e il forte rialzo dei rendimenti dei titoli pubblici. Alla fine del 2009, comunque, la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 8,3 volte il reddito disponibile lordo, contro l’8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti. Le attività reali rappresentavano il 62,2% della ricchezza lorda, le attività finanziarie il 37,8%. Le passività finanziarie, pari a 887 miliardi di euro, rappresentavano il 9,3 % delle attività complessive. Alla fine del 2010, la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane era stimata in circa 4.950 miliardi di euro. In termini nominali la ricchezza abitativa è aumentata dell’1% rispetto alla fine del 2009 mentre è diminuita dello 0,5% in termini reali. Stefania Tamburello