Aldo Grasso, Corriere della Sera 14/12/2011, 14 dicembre 2011
«DOWNTOWN ABBEY», LA SOAP MASCHERATA - I
drammi, le gioie, le difficoltà e gli amori della famiglia Crawley e della loro servitù nel palazzo di Downton Abbey, durante il regno di Giorgio V. La storia di «Downton Abbey», ideata, scritta e prodotta da Julian Fellowes, lo sceneggiatore di Gosford Park, prende le mosse dall’affondamento del Titanic, la nave più metaforizzata della storia. Col Titanic fa naufragio un mondo intero, rigidamente diviso per classi e apparentemente inaffondabile.
In «Downton Abbey» continua in maniera soffusa questo lento naufragio: il maniero è al centro di una grande tenuta nello Yorkshire, che il conte Crawley (Hugh Bonneville), è obbligato a lasciare in eredità a un parente maschio. Padre di tre femmine, il conte affida il destino della propria tenuta al matrimonio di una delle figlie, ma la morte del futuro genero nell’affondamento del Titanic vanifica i suoi piani. L’erede diretto, con grande dispiacere della contessa (Elizabeth McGovern), diventa il lontano cugino Matthew, giovane avvocato che, dal canto suo, a Downton Abbey non sembra molto interessato (Rete4, domenica, ore 21.30).
A prima vista, «Downton Abbey» sembra una rivisitazione serializzata di Gosford Park (che a sua volta già pagava un debito a quel capolavoro assoluto che è La Règle du jeu di Jean Renoir): stesso gioco formale tra aristocratici e domestici, stesso rispecchiamento fra il «sopra» e il «sotto» (upstairs and downstairs), stesse dinamiche sociali fra «servo» e «padrone», secondo una consolidata tradizione drammaturgica inglese.
Da questo punto di vista, «Downton Abbey» si offre come una miniera di dettagli (la capacità di cogliere i dettagli è la vera ferita della fiction italiana), un affascinante minuetto fra libertà individuali e rigide regole sociali, una gara di bravura fra gli attori. Ma la vera novità è che «Downton Abbey» è una soap, ben mascherata, ben protetta, ben arredata. Forse è la prima soap con ampia copertura culturale.
Aldo Grasso