Pietro Lanzara, Corriere della Sera 14/12/2011, 14 dicembre 2011
SHAKESPEARE
William Shakespeare nacque nel giorno di San Giorgio patrono dell’Inghilterra, il 23 aprile 1564, e morì nel giorno di San Giorgio, il 23 aprile 1616. Il resto della sua vita è pieno di buio e di enigmi. Si discute anche se sia stato il vero autore delle sue opere o solo il «nom de plume» dei drammaturghi Christopher Marlowe o Ben Jonson, del filosofo Francis Bacon o del gesuita Edmund Campion, del conte di Southampton o del linguista anglo-italiano John Florio.
Il film «Anonymous», in questi giorni sugli schermi, attribuisce i suoi lavori teatrali al conte di Oxford. Anche il suo credo religioso è incerto: pochi giorni fa l’«Osservatore Romano» ha scritto che è fuori dubbio «la sua convinta adesione alla fede cattolica». E il primate della chiesa anglicana Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, ha detto a proposito del film: «Shakespeare con tutta probabilità era cattolico». Non è una novità. Riallacciandosi a un’ipotesi formulata nell’Ottocento, studiosi come Joseph Pierce e Claire Asquith sostengono che Shakespeare nascose il suo cattolicesimo per timore delle persecuzioni ordinate dalla monarchia scismatica inglese. Recentemente, la studiosa tedesca Hildegard Hammerschmidt-Hummel ha ribadito in una biografia che «il cattolicesimo è la chiave per comprendere la vita e il lavoro di Shakespeare». Una delle prove si troverebbe a Roma nel Venerabile Collegio Inglese di via Monserrato: nato come ospizio, fu trasformato nel 1576 in seminario per formare i sacerdoti britannici. Furono suoi ospiti il poeta John Milton e il medico Willam Harvey, lo scienziato che per primo descrisse il funzionamento del cuore e la circolazione del sangue. Nelle pagine di cartapecora dell’antico libro dei pellegrini, rilegato in cuoio, alcune firme alluderebbero a Shakespeare sia pure in forma criptica, dato il timore di rivelare pienamente la propria identità e di subire delazioni e denunce: nell’aprile 1585 «Arthurus Stratfordus Wigomniensis» che starebbe per «un compatriota di (King) Arthur’s da Stratford nella diocesi di Worcester»; nel 1587 «Sh...fordus Cestriensis» cioè Shakespeare di Stratford nella diocesi di Chester; nel 1589 «Gulielmus Clerkue Stratfordiensis» ovvero un segretario o amanuense; nel 1613, «Ricardus Stratfordus» adottando il nome del fratello Richard, morto nel febbraio di quell’anno. La conclusione è che il drammaturgo avrebbe spesso soggiornato a Roma durante i cosiddetti «anni perduti» fra il 1585 e il 1592, quando il suo nome scompare nel nulla: lasciò Stratford-upon-Avon per riapparire a Londra come teatrante di successo. Ma nessuno sa che cosa abbia fatto o dove sia stato per tutto quel tempo.
Mary Arden, la madre di Shakespeare, apparteneva a una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra e diverse cugine di Shakespeare furono giustiziate per presunti complotti religiosi. Al padre John è stato attribuito un testamento cattolico, ritrovato nel 1767, che era stato nascosto in casa sua: ed egli era iscritto, insieme alla figlia Susanna, nella lista dei «recusants» che rifiutavano i riti anglicani; inoltre, pagò illegalmente alcuni maestri cattolici fra i quali Simon Hunt che divenne un prete gesuita e morì nel 1585 a Roma. Le nozze fra Shakespeare e Anne Hathaway furono celebrate nel 1582 dal vecchio vicario John Frith accusato, quattro anni dopo, di essere cattolico. Un documento dimostra che il poeta acquistò una casetta di Blackfriars a Londra dove i cattolici si rifugiavano clandestinamente e preparavano le fughe al di là della Manica. Peter Milward, in «The Catholicism of Shakespeare’s plays», esamina opere come «Romeo e Giulietta», «Misura per misura» e «Molto rumore per nulla», e sottolinea i numerosi rimandi alle cerimonie cattoliche, alla vita monastica, alle invocazioni dei Santi. Amleto non sarebbe altro che un cattolico disperato e impotente in un paese diventato eretico: nella tragedia si parla di anime del Purgatorio, un luogo di purificazione estraneo al protestantesimo. Nelle 37 opere teatrali Roma è citata 290 volte rispetto alle 60 di Londra. Ma che Shakespeare ci sia stato o meno, rimane un mistero.
Pietro Lanzara