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 2011  dicembre 14 Mercoledì calendario

ICI E CHIESA, NUMERI IN LIBERTA’

«L’Ici non pagata dalla Chiesa ammonta a 500 milioni di euro l’anno». È quello che scrivono sui giornali e ri­petono da tempo in tv o su Internet, come degli automi, praticamente tut­ti coloro i quali si sono cimentati sul­l’argomento delle esenzioni Ici. Ma da dove arriva questo calcolo? È presto detto, almeno stando a chi riporta la cifra: dall’Anci, l’associazione dei Co­muni italiani. Peccato che non sia ve­ro. Peccato, cioè, che l’Anci quel con­to non lo abbia mai fatto e che, in ogni caso, non possa riguardare solo la Chie­sa cattolica. Eppure la bufala dei «500 milioni di danno erariale calcolato dall’Anci» continua a girare e ad essere pubbli­cata e riportata, senza che a nessuno venga in mente di fare una verifica o di chiedersi che cosa ci sia dietro quei 500 milioni e a quali immobili si riferisca. Con un paio di telefonate abbiamo ri­solto il giallo. Il calcolo, innanzitutto, è approssimativo e spannometrico. E in ogni caso si riferisce, spiega chi l’ha fat­to, a tutti (ripetiamo: tutti) gli immobili posseduti da tutti (tutti!) gli enti non profit italiani che in quegli edifici svol­gono esclusivamente almeno una del­le otto attività di rilevanza sociale pre­viste alla lettera ’i’, comma 1 dell’arti­colo 7 della legge Ici: assistenziali, pre­videnziali, sanitarie, didattiche, ricet­tive, culturali, ricreative, sportive e di­rette all’esercizio del culto (di tutte le confessioni).

Anticipata la conclusione, cerchiamo di capire come si è originata la bufala. L’Ifel, il centro studi dell’Anci, spiega che dai loro ricercatori non è uscito al­cuno studio di questo tipo, precisando che sarebbe impossibile, stando ai da­ti trasferiti dai comuni, estrapolare un dato che riguardi solo gli immobili del­la Chiesa. L’Anci, dal canto suo, pur non avendo voglia di fare nomi, ammette che quella cifra non è cosa loro, ma semplicemente di un loro associato e che risale al 2007. Bene, quell’’asso­ciato’ è l’onorevole Pd Marco Causi, assessore al bilancio del Comune di Roma con Walter Veltroni sindaco. Il quale, da persona competente in fatto di leggi, ovviamente smentisce di net­to che la cifra si riferisca agli immobi­li della Chiesa. Causi spiega che ai tem­pi del decreto Visco-Bersani del 2006 – che precisò come l’esenzione andava intesa per le attività esercitate in ma­niera «non esclusivamente commer­ciale » – gli uffici tecnici del Comune di Roma stimarono in circa 25 milioni di euro l’eventuale gettito Ici attribuibile agli immobili esenti di tutti gli enti non commerciali capitolini. «Non solo quelli della Chiesa – spiega Causi – ma di tutti i soggetti beneficiari di esen­zione previsti dalla lettera ’i’».

E allora, come si arriva ai 500 milioni a carico della sola Chiesa? «Qualcuno in modo approssimativo si mise a calco­lare che siccome gli abitanti di Roma sono il circa 5-6% del totale degli ita­liani, moltiplicando per 20 la cifra dei 25 milioni si arrivava più o meno a quel numero». In realtà, spiega Causi, «non c’è alcun dato fattuale conosciuto, da­to che chi ha l’esenzione Ici non è te­nuto a presentare la dichiarazione, mentre solo se si introducesse questo obbligo potremmo avere cifre preci­se ». In ogni caso il primo a usare la span­nometrica ’proiezione’ nazionale sui conti del Comune di Roma, e riferen­dola alla Chiesa, sembra essere stato Curzio Maltese su Repubblica, dato poi ripetuto nel libro «La questua». Il nu­mero era però un po’ più basso: 400 milioni. Ma poi, si sa, arrotonda e ar­rotonda, si arriva facilmente a 500, e anche più. Il resto sono tutti copia e in­colla.