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 2011  dicembre 13 Martedì calendario

Amori, dolori e battaglie di una ribelle fedele - Se uno scrive un libro su di sé, sorge il sospetto che voglia fare un bilancio per poi tirare i remi in barca

Amori, dolori e battaglie di una ribelle fedele - Se uno scrive un libro su di sé, sorge il sospetto che voglia fare un bilancio per poi tirare i remi in barca. Ovviamente a Barbara d’Urso neanche passa per il pia­nerottolo del cervello di sparire dalla tv e se adopera diverse pagine per raccon­tarsi è perché si adora. Inoltre ama, ria­mata, i suoi fan e vuole condividere con loro ricordi e riflessioni. Tanto poi esce il sole (Mondadori), in libreria in questi giorni, deve il titolo alla frase che la mamma della presentatrice ripeteva con lo stesso spirito con cui Scarlett O’Hara diceva:«Domani è un al­tro giorno». Ossia, forza, rialzati, datti da fare. È anche la divisa di Barbara che da una quarantina d’anni tirala carretta a denti stretti e ha sempre sprizzato otti­mismo berlusconiano. Con l’illimitata simpatia che prova per sé,d’Urso si auto­definisce: «Solare e fragile. Grata alla vi­ta anche per le mazzate che mi ha dato ». La mazzata principe è la morte precoce della mamma con cui la figlia, oggi cin­quantaquattrenne, riprende nel libro il dialogo che nella vita reale si è interrot­to. Barbara aveva undici anni quando ha visto morire la madre per un morbo sco­nosciuto. Era un’insegnante calabrese, trasferita a Napoli con il marito, un avvo­cato lucano, che si indovina duro e seve­ro. A Napoli nasce Maria Carmela, Car­melita in famiglia, che dopo gli studi se­condari punta subito allo spettacolo, per amore del quale prenderà il nome di Barbara. Il genitore vedovo la vorrebbe all’università. «Non è la mia strada», è la replica ribelle. Segue scena madre, l’uscita traumatica di casa e la rottura col suo vecchio. Barbara si affaccia al nuovo mondo da una porta secondaria: la moda. Fa l’in­dossatrice a Napoli, come dire meno di zero, e senza averne il fisico -non è una slavata betulla nordica, ma un rotondo pino posillipeo- e neppure la testa per fa­re da docile stampella di sarti e vestiti. d’Urso è esuberante, pronta di lingua, estimatrice di se stessa. Punta dritto alla tv e si trasferisce a Milano. A vent’anni debutta su Telemilano 58, il futuro Cana­le 5, da subito nell’orbita del Cav al qua­le resterà sempre fedele, dopo un perio­do di spola con la Rai. Non arretra davanti a niente e posa nu­da per Playboy e Playmen . «Pentita?». «Per nulla», risponde, ma ammette: «Una leggerezza. Ero agli inizi». Il padre che già ci aveva messo una pietra sopra, cala la saracinesca. Finché la nonna ma­terna scrive al gen­ero con quel cuore me­ridionale e la prosa di cui oggi si è perdu­to lo stampo: «Ascoltate ’a coscienza e fa­te pace con la piccierella vostra, pensan­do alla mamma sua che la guarda da las­sù con la Vergine e gli angioli». Fu così, che Carmelita si riconciliò col babbo, il quale poco dopo morì. Elencare quel che d’Urso ha fatto in decenni- tra tv, cinema, teatro- è impro­bo e inutile. Come nel giornalismo, an­che sulla scena, ogni esibizione è morta il giorno dopo. E, a proposito di gior­nalismo, l’esuberante show girl si è cimentata anche in questo, addirittura da pro­fessionista iscritta all’albo. Ma il sog­gi­orno nella corpora­zione era a tempo. Pre­sto, l’Ordine l’ha espul­sa accusan­dola indigna­to di avere fatto pubblici­tà sui giornali. Meglio co­sì, per un mestiere affollato di mammole ipocrite, d’Ur­so è sovradimensionata. Il modo migliore di cono­scere Barbara è il camerino do­ve riprende fiato tra un impe­gno e l’altro. La show girl è stesa nella pe­nombra su un letto basso all’orientale. Ha una tuta aderente e i piedi nudi. La scollatura apre orizzonti da capogiro, mentre addenta una tavoletta di ciocco­lato fondente. «La mia cocaina», dice ri­dendo e alza le gambe a candela, fa la spaccata, si contorce, si rannicchia. È lo sfogo dopo ore di tv. Se la lodate per co­m’è croccante a cinquanta e passa anni, vi dirà: «Ho avuto un gran culo. Non ci so­no ritocchi» e, palpandosi il busto, ag­giunge: «Se vuole toccare faccia pure». Qui, ciascuno si regola come vuole. Io, da sempre represso,mi limito all’acquo­linoso: «Mmm. Effettivamente». È il momento buono per le domande scomode. Le sconfitte, per esempio. L’accusano di trash:il famoso«ballo del­le tette», la cruda intervista al malfermo Francesco Nuti, ecc.. «Faccio tutto quel­lo che sento di potere fare con sincerità. Rivendico l’intervista, umanissima. La rifarei identica. Mi criticano i sepolcri imbiancati». Non dà spazio, il tono è ulti­mativo. Restano gli amori di Bar­bara, uno sciame da fare impalli­dire Alma Mahler-Gropius­ Werfel ecc. Due figli, oggi ul­traventenni, da Mauro Berar­di; il matrimonio fallito con un ballerino di dodici anni più giovane; i viavai nel ta­lamo, Memo Remigi, Va­sco Rossi, Miguel Bosè, Stefano Bettarini, un misterioso imprendi­tore ligure suo ulti­mo amore certo. E ne dimentico... «Vorrei vedere! Al­la mia età avrò pu­re goduto qualcosa di più». Ma non si considera farfallona. «Mai stata infedele e sono pronta a sparare in bocca se uno mi tradisce». Furbacchio­na com’è le piace da matti il suo datore di lavoro, Piersilvio Berlusconi. «Un gran gnocco. Ma è fidanzato con una mia amica.E l’uomo degli altri non si toc­ca. Come non si tocca l’uomo mio». E ora con chi sta? «Niente amori, neppure platonici. Sono tornata vergine fisica­mente e mentalmente ». Passerà, Barba­ra. Tanto poi esce il sole.