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 2011  dicembre 13 Martedì calendario

La «primavera» russa affascina la sinistra Ma è peggio di Putin - Siamo proprio sicuri che gli an­ti Putin della «primavera slava», battezzata così dalle anime belle dei media internazionali, siano meglio del moderno Zar che vuo­le tornare al Cremlino? Il tandem al potere composto da Vladimir Putin, nei panni di primo mini­stro e Dmitry Medvedev, presi­dente russo, è sotto assedio, so­prattutto mediatico

La «primavera» russa affascina la sinistra Ma è peggio di Putin - Siamo proprio sicuri che gli an­ti Putin della «primavera slava», battezzata così dalle anime belle dei media internazionali, siano meglio del moderno Zar che vuo­le tornare al Cremlino? Il tandem al potere composto da Vladimir Putin, nei panni di primo mini­stro e Dmitry Medvedev, presi­dente russo, è sotto assedio, so­prattutto mediatico. I due hanno conquistato «solo» la maggioran­za assoluta dei seggi in parlamen­to nel voto del 4 dicembre, forse con qualche broglio di troppo e perdendo sicuramente una valan­ga di voti rispetto alla maggioran­za precedente. Dall’altra parte del­la barricata si agita una variegata opposizione che va dai comuni­sti, agli ultranazionalisti, fino ai ri­ciclati e alle nuove star nate in re­te, che scendono in piazza. Fra i media che cavalcano la «primavera slava» si distingue Re­pubblica . La corazzata Potëmkin della carta stampata, orfana del Cavaliere nero a palazzo Chigi, ha trovato il nuovo zar da impallina­re. E loda chiunque si schieri con­tro Putin, anche l’ultimo oligarca che ieri ha annunciato di voler scendere in campo per le presi­denziali del prossimo marzo, Mikhail Prokhorov. Peccato che venga soprannominato il Berlu­sconi russo e lui stesso si ispiri all’ ex premier italiano. I cantori della nuova «primave­ra » ad Est tendono, però, a dimen­ticare che la vera alternativa a Pu­tin, rappresentata in parlamento da un terzo dei voti russi, è compo­sta da comunisti vecchio stile ed ultranazionalisti capaci di scate­nare la terza guerra mondiale. Gennadij Zyuganov, il capo del partito con la falce e martello, si fa ancora fotografare con il berretto a punta e la stella rossa dei bolsce­vichi. Nato come apparatcik ai tempi dell’Urss era uno dei più fe­roci detrattori di Mikhail Gorba­ciov, portato in palmo di mano dall’Occidente, per la perestrojka che ha fatto sparire l’Urss. Lo scor­so anno Zyuganov proponeva un ritorno della Russia di Stalin. In aprile è stato il primo ad ipotizza­re «che se le elezioni parlamentari e presidenziali saranno sporche la situazione si svilupperà come in Nord Africa». In Parlamento il suo compagno di merende dell’opposizione è il leader ultranzionalista Vladimir Zhirinovski. Un tipo che vedreb­be volentieri Israele cancellato dalle carte geografiche. Nelle cam­pagne presidenziali dell’ultimo decennio ha invocato «lo Stato di polizia» ed esecuzioni sommarie. Strenuo difensore di Saddam Hus­sein, che lo ripagava con preben­de petrolifere per il partito, voleva usare armi nucleari tattiche nelle guerre in Cecenia. Nemico giura­to della Nato, sogna di rifondare l’impero russo. In Parlamento il quarto partito è Russia giusta, l’opposizione di centro sinistra dal volto umano guidata da Sergei Mironov, un ex paracadutista dell’Armata rossa. Peccato che assieme ai liberali di Yabloko conti poco in termini di voti. Mironov, poi, in passato ha appoggiato Putin e adesso sta a ve­dere dove tira il vento. Il nuovo ido­lo della «primavera slava» è un av­vocato di 35 anni, Aleksei Naval­ny, nato su Internet con una cam­pagna anti corruzione. Sceso in piazza, lo hanno sbattuto in gale­ra per 15 giorni. Il suo vero seguito è tutto da dimostrare, come le sue idee per una Russia migliore. Non si è candidato al Parlamento e non ha intenzione di farlo per le presidenziali con la scusa che in­tanto vince Putin. Fra gli anti Zar con la pecetta bianca che sfilano a Mosca non mancano vecchie fac­ce o pseudo leader amati solo dai giornalisti stranieri. La «novità» è Parnas, il partito della libertà po­polare, nato nel 2010 grazie a per­sonaggi come Boris Nemtsov e Mikhail Kasyanov. Il primo, che in piazza incita alla «rivoluzione» contro i brogli elettorali, era vice primo ministro con Boris Eltsin negli anni Novanta, quando la Russia rischiava di sprofondare. La gente se lo ricorda e certo non dimentica che il suo alleato Kas­yanov è stato primo ministro pro­prio con Putin. Altri personaggi co­me il campione di scacchi Garry Kasparov e lo scrittore vissuto a New York e Parigi, Eduard Limo­nov, sono noti nel resto del mon­do, ma con scarso seguito in Rus­sia. Ieri si è fatto avanti un nuovo anti Zar: Aleksei Kudrin. Negli ulti­mi 11 anni dell’era Putin è stato mi­nistro delle Finanze. Al di là del senatore americano John McCain che via twitter a Pu­tin ha scritto «Caro Vlad la prima­vera araba sta arrivando », lo Zar ri­schia di tornare al Cremlino in pri­mavera. L’ex ufficiale del Kgb, pe­rò, dovrà tener conto, più che dal­la p­iazza gonfiata dai media inter­nazionali, del 40% dei russi, che non sono andati a votare sfiducia­ti dai suoi 12 anni di regno.