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 2011  dicembre 13 Martedì calendario

Bindi, la crociata della regina dei benefit - Per una volta, Rosy Bindi ha messo tutti d’accordo,a destra co­me a sinistra e persino nel suo par­tito

Bindi, la crociata della regina dei benefit - Per una volta, Rosy Bindi ha messo tutti d’accordo,a destra co­me a sinistra e persino nel suo par­tito. Non capita spesso, ma stavol­ta, con la sua dura intervista alla Stampa , la presidente del Pd ha dato voce ad una irritazione pro­fonda contro il governo dei «pro­fessori » che serpeggia trasversal­mente tra i parlamentari italiani: quell’articoletto sui compensi de­gli eletti, infilato dall’esecutivo nel decreto Salva-Italia è «una sci­volata », «un errore che da un go­verno di competenti non ci si aspettava, e che paghiamo caro». Perché «certo al governo non man­cavano le competenze per sapere che sono i parlamenti che control­lano i conti dei governi, e non vice­versa ». Insomma, «una caduta di stile, che perdoniamo anche se in un momento come questo è gra­ve ». Certo, dice la Bindi, le inden­nità di deputati e senatori vanno tagliate, «subito e anche più della media europea», ma la commis­sione Giovannini è già al lavoro per farlo e nessuno nel Palazzo vuole rallentare o rinviare. Tanto più che sui vitalizi «abbiamo già giocato di anticipo»,e che l’inden­nità parlamentare «non è più indi­cizzata dal 2001» (al contrario di quella dei magistrati, cui era ag­ganciata fino ad allora), e in que­st­a legislatura è già stata sforbicia­ta di ben 1500 euro. Dunque quel­la del governo è una intromissio­ne superflua e pure indebita, che serve solo a contribuire alla cam­pagna di «delegittimazione del Parlamento». Un grido di dolore dell’unica «casta» su cui si sta abbattendo l’orrore popolare contro i privile­gi del potere, e un- sia pur cauto ­atto di accusa contro il governo. Certo,a Montecitorio c’è chi fa no­tare che forse la Bindi non era la più adatta a farsene portavoce, vi­s­to che da vicepresidente della Ca­mera percepisce, oltre alla norma­le indennità, anche quella aggiun­tiva di carica (oltre 5mila euro mensili lordi), la macchina con au­tista e l’appartamento di servizio al piano nobile del palazzo. Ma lei per prima mette le mani avanti e dice che «bisogna intervenire sui privilegi di presidenti, vice e presi­denti di commissione ». E moltissi­mi nel Palazzo condividono i suoi sospetti e la sua ira. «Quella nor­ma infilata nel decreto non è una svista ma una polpetta avvelena­ta », spiega ad esempio- dietro as­sicurazione di anonimato- un diri­gente Pd. «Nel momento in cui sta varando una manovra impopola­­rissima, il governo di Supermario ha trovato il modo per dare in pa­sto all’opinione pubblica un ca­pro espiatorio, il Parlamento dei privilegi, spostando su di noi la ri­provazione generale e allontanan­dola da sé. E noi purtroppo li ab­biamo aiutati, con la stupidità del­le nostre reazioni difensive, a co­minciare da quelle di Fini». Di un «clima di odio» fomenta­to dalla stampa parla anche Gui­do Crosetto, Pdl: «I giornali titola­no e polemizzano sul nulla. La nor­ma prevista nella manovra Monti, è già legge.Già è previsto l’adegua­mento, già è prevista la tagliola al primo gennaio». Sarà, ma ormai è difficile arginare le polemiche, che neppure la nota con cui Fini e Schifani assicuravano domenica che il Parlamento è pronto ad «as­sumere comportamenti in sinto­nia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti» ha affievolito. Casini e Di Pie­tro si accodano. «Chi più ha più de­ve dare: entro il 31 dicembre, co­me deciso dal governo, ci devono essere tagli anche per noi», tuona il leader Udc. Mentre l’ex pm an­nuncia un emendamento per de­curtare gli stipendi: «Mi auguro venga approvato». Peccato, nota il deputato Pd Roberto Giachetti, che «né il governo né Di Pietro pro­pongano emendamenti per de­curtare il finanziamento pubbli­co ai partiti, compreso il suo:centi­naia di milioni l’anno, decuplicati da quando un referendum radica­le str­avinto ne aveva abolito l’ero­gazione. Non sono anche questi costi abnormi della politica?».