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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

Ecco la vita da ex ministri transatlantici in una pozza - «Come si sente il mio ex mi­nistro? »

Ecco la vita da ex ministri transatlantici in una pozza - «Come si sente il mio ex mi­nistro? ». «Come un transatlanti­co parcheggiato in una pozzan­ghera ». La battuta è di un portavo­ce­che descrive così il faticoso rien­tro nei ranghi parlamentari del suo assistito. Sì, perché anche se in pochi sono disposti ad ammet­­terlo, l’uscita dai palazzi del gover­no è dura per tutti. E lo stress da perdita di potere è dietro l’angolo, conseguenza del brusco cambia­mento della propria vita, soprat­tutto per quanto riguarda il pro­prio ruolo e l’immagine sociale. Come stanno affrontando gli ex ministri del governo Berlusconi la nuova stagione da parlamentari semplici o disoccupati di lusso? La panoramica non può che ini­ziare dall’ex premier. Chi lo fre­quenta sostiene che Silvio Berlu­sconi non ha subito il trauma da sfratto forzato da Palazzo Chigi. «È di buon umore», raccontano. Anche i ritmi non sono cambiati, come ha confermato qualche gior­no fa Mariano Apicella al sito Linkiesta . «È più sereno, più solle­vato, come se si fosse tolto un pe­so. Organizza cene con politici e imprenditori e se c’è da cantare una canzone non si tira indietro». Franco Frattini continua a sve­gliarsi alle 7, a scorrere la rassegna stampa appena svegliato e a con­vocare riunioni di buon mattino. La scorsa settimana è stato avvista­to in Commissione Esteri in una seduta in cui erano presenti sol­tanto due deputati. Giorgia Melo­ni guida la sua Mini (come faceva da ministro), si collega in chat con l’iPhone con il suo vecchio staff e riempie la sua agenda di appunta­menti i­n giro per l’Italia per la pre­sentazione del suo libro Noi cre­diamo . «Non posso certo dire che mi sto riposando. Rimpianti? Be’, mi piacerebbe che qualcuno del nuovo governo mi dicesse a chi fi­nirà la mia delega e quale destino avranno i provvedimenti che ave­vamo messo in campo. Mi dispia­ce anche che in questo governo non ci sia un ministro che non sia in età pensionabile. Io comun­que, anche in questa stagione che non apprezzo, mantengo intatto il gusto e l’amore per la politica». Renato Brunetta si dedica alla sua attività di professore e alla sua Free Foundation. E di recente a Ve­rona, al convegno dei Popolari Li­berali, ha ammesso: «Dobbiamo ancora elaborare il lutto». Per Ma­riastella Gelmini «la qualità della mia vita è molto migliorata e ora ho più tempo per mia figlia». In re­altà si spende sul territorio in vista dei congressi lombardi. Manife­sta imbarazzo quando la chiama­no ancora ministro. Confessa che le sarebbe piaciuto completare i provvedimenti sul reclutamento insegnanti e sull’Accademia di Brera.E aggiunge di sentirsi«solle­vata » quando vede gli studenti in piazza, «perché, dico, stavolta non tocca a me, se ne occupi Profu­mo ». Giulio Tremonti resta defila­to, si riposa nella sua Lorenzago, si cura una frattura a un tallone causata da una caduta da uno sga­bello (usato per raggiungere un volume della sua libreria) e lavora alla stesura di un libro sulla genesi della crisi economica. Maurizio Sacconi non vuole soffermarsi sul passato.«Giro l’Italia a presen­tare il mio libro- manifesto Ai libe­ri e forti . Il rimpianto è di non aver completato la revisione dell’arti­colo 18 ». Stefania Prestigiacomo si dice soddisfatta per la nomina di Corrado Clini perché rappre­senta un filo di continuità con la sua gestione e non una damnatio memoriae . E scherza con il vec­chio staff sugli orari giapponesi che il ministro imporrà loro. Raf­faele Fitto fa il duro: «Nessuna de­pressione. Ho perso un’elezione in Puglia in cui partivo come favo­rito, figuriamoci se mi abbatto per­c­hé costretto a lasciare un ministe­ro. Il mio impegno? Direi: come prima, più di prima». Mara Carfa­gna torna spesso a Salerno, non si è ancora abituata ai lunedì e vener­dì liberi in cui si concede qualche puntatina in palestra (la stessa fre­quentata da Walter Veltroni), par­la con la Fornero che ha preso le sue deleghe e le ha fatto i compli­menti per il lavoro svolto e conti­nua a occuparsi dei temi ministe­riali, in particolare del Garante per l’Infanzia. Altero Matteoli si sposta tra il Senato e la sua Fonda­zione, esce presto la mattina e si dedica all’organizzazione territo­riale del partito. «Lasciare l’incari­co non fa piacere a nessuno ma si sa che viviamo nella precarietà». Ignazio La Russa continua a cor­rere da una parte all’altra della pe­nisola, utilizza la stanza da coordi­natore del partito. E ogni tanto si concede un libro, l’ultimo è Il rag­gio d’ombra di Giuseppe Pontig­gia. Roberto Maroni , con il suo or­gano Hammond, ieri sera ha tenu­to un concerto a Varese con la sua band Distretto 51. E fa sapere di sentirsi sollevato e battagliero, co­me il suo collega Roberto Castelli. Gianfranco Rotondi la butta sul­l’ironia: «Roma è abituata a veder passare i Papi, figuriamoci un ex ministro per l’Attuazione del Pro­gramma. E poi per me non è cam­biato niente davvero. Non ho mai preso un volo di Stato. L’auto di servizio l’ho usata 18 voltein 3 an­ni, al lavoro ora come prima vado a piedi. Ho fatto mia la lezione di Andreotti, quando sei al governo vivi come se non fossi al potere. Ho avuto uno staff di prim’ordine che avrei voluto segnalare al mio successore.Visto che un successo­re non ce l’ho, l’ho segnalato a tut­ti ». Giancarlo Galan riflette in Ve­neto - a Roma non ha un ufficio, non essendo parlamentare- su co­me «riprendere le sue battaglie li­berali ». Roberto Calderoli riven­dica in questa nuova stagione «un entusiasmo e un impegno da de­buttante ». Dopo undici anni di in­­carichi, tra cui quello di vicepresi­dente del Senato, è tornato a fare il senatore semplice. Non ha saltato una seduta- «controllare i tabula­ti per credere» - ed è impegnato a preparare trabocchetti d’aula. Francesco Nitto Palma resta fe­dele al suo low profile: «Tutti noi siamo eletti per servire il Paese e dove lo servi non conta. Il rimpian­to è per i dossier che avrei voluto completare, ad esempio la revisio­ne delle circoscrizioni giudiziarie e lo svuotacarceri. Ma il ruolo con­­ta per la vanità, non per la persona­lità. Quella o ce l’hai o non te la danno certo i galloni da mini­stro ». Un pensiero va anche al tem­po libero. «Ascolto musica classi­ca e rileggo un libro sulla beat ge­neration americana o pagine di letteratura anarchica russa. Sto anche ricominciando a program­mare il famoso viaggio in Poline­sia che tanto fece discutere al mo­mento della mia nomina ». Miche­la Vittoria Brambilla è attivissi­ma nelle sue battaglie animaliste. Ha denunciato alla Procura e ai Nas il canile-lager Green Hill di Montichiari (Brescia),l’ultimo al­levamento in Italia di cani Beagle destinati alla vivisezione, e si bat­te con il movimento fondato con Umberto Veronesi «La coscienza degli Animali» contro le pellicce, ottenendo grandi consensi su Fa­cebook. Paolo Romani «denun­cia » la sua felicità per il parziale ri­torno al mestiere di padre. «Sono contento di tornare ad avere un po’ di tempo per la mia bambina di cinque anni. Gli ultimi mesi so­no stati faticosissimi con la costante presenza in Parlamento che mi ha costretto a con­centrare le mis­sioni all’estero con le aziende italiane nei weekend». Ha comunque sta­bilito un ottimo rapporto di colla­borazione con Pas­sera. E unico tra gli ex ministri, ha ottenuto dall’ex banchiere un incarico ufficiale per seguire il dossier degli interes­si co­mmerciali italiani in Iraq e Af­ghanistan. Una partita che in Iraq sfiora i 15 miliardi di euro di giro d’affari. Anna Maria Bernini ha visto la sua avventura ministeria­le scorrerle via in tempi brevissi­mi. «Il mio è un cambiamento li­ght . Nei miei 112 giorni da mini­stro non ho certo smarrito la mia dimensione parlamentare. In ogni caso è stata un’esperienza straordinaria in un Dipartimento ricco di eccellenze. Un lavoro nel quale sono state poste le basi per progetti importanti che sono sicu­ra che Moavero- che conosco e ap­prezzo - saprà portare a compi­mento ». Saverio Romano dà un consiglio agli ex colleghi: «La cosa migliore è un giro di defaticamen­to. Non bisogna collocarsi nella commissione più vicina al manda­to ministeriale. Bisogna guardare oltre perché la nostalgia è la più bella delle malattie ma può diven­tare depressione». La sua strate­gia di rientro nella «vita normale» è figlia anche di alcuni accorgi­menti. «Non avevo le vertigini da ministro e non mi sento al pian ter­reno adesso. Come uso fare sem­pre per un ufficio temporaneo, non avevo portato alcuna suppel­­lettile personale al ministero così non ho dovuto fare la fatica di pre­parare i pacchi. Non mi sono affe­zionato alla poltrona ma di certo mi sono affezionato a una materia straordinaria come l’agricoltura, di cui, statene certi, continuerò a interessarmi da vicino».