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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

«L’asta sulle frequenze tv? Sarebbe un flop colossale» - «Ha presente la favola del­la ricottina?»

«L’asta sulle frequenze tv? Sarebbe un flop colossale» - «Ha presente la favola del­la ricottina?». Quella della contadinella che va al mercato con la sua ricotti­na, sogna di venderla e di rein­vestire i suoi guadagni fino a di­ventare ricchissima; e mentre pensa a tutto ciò la ricottina le cade e lei perde tutto? «Quella. Bene, la vicenda del­l’­asta per i diritti televisivi mi ricor­da quella favola. I diritti sono la ri­cottina, e chi sogna di far guada­gnare allo Stato miliardi di euro è la contadina. Stiamo parlando di fantasie». La spiega così Vincenzo Zeno-Zencovich, professore di diritto comparato all’Università Roma Tre ed esperto di media e nuove tecnologie. Con una favoletta che potremmo ribattezzare dei fanta­stiliardi. Quelli che secondo alcu­ni si potrebbero ricavare annul­lando il cosiddetto beauty contest (il «concorso di bellezza che pre­mia i requisiti dei concorrenti e non la loro offerta) per l’assegna­zione delle frequenze televisive e indicendo un’asta che coinvolge­rebbe non solo i soliti noti (Rai, Mediaset, Telecom) ma anche al­tri soggetti. Sedici, quattro, tre, sei. La ridda di miliardi negli ulti­mi giorni è stata frenetica. Così co­me è stata frequente la compulsa­zione del libro dei sogni su come utilizzare il presunto tesoretto di­gitale: in cima alla lista, la possibi­lità di rendere meno traumatica la riforma del sistema pensionisti­co. Peccato che per Zeno-Zencovi­ch tutto ciò sia solo utopia. Professore,cosa c’è che non va nell’indire un’asta per l’asse­gnazione delle frequenze per la tv digitale terrestre? «Prima di tutto siamo di fronte a una palese illegittimità. La gara se­condo il sistema del beauty con­test è già in corso e numerose im­prese, tra le quali due quotate in Borsa, vi stanno partecipando. La revoca del bando arrecherebbe lo­ro un­grave danno in termini di in­vestimenti pianificati, assunzio­ni, acquisizione di programmi del quale finirebbero per chiedere un risarcimento allo Stato. Ma c’è di più». Dica, dica. «Il beauty contest non solo pog­gia­su precisi atti di legge che il Par­mento dovrebbe abrogare, ma è costituito su una delibera del­l’Agcom concordata fin nel detta­glio con la Commissione euro­pea. Annullando il beauty contest il governo si porrebbe in contrad­dizione con l’authority e so­prattutto con un atto che ci è stato chiesto da Bruxelles». Ma c’è chi di­ce: negli altri Paesi le fre­quenze televi­sive si asse­gnano con le aste. «Non è vero. Nessun Paese euro­peo ha indetto l’asta per le fre­quenze ». I fautori dell’asta sostengono però che l’asta per la banda lar­ga mobile con le tecnologie del 4G ha portato nelle casse dello Stato quasi 4 miliardi e che si potrebbe fare lo stesso con la tv digitale... «Ma nelle telecomunicazioni la rete è quasi tutto,c’è una struttura dei costi più semplice e un pubbli­c­o affamato che garantisce grandi ricavi. Una frequenza tv quanto vale? Di per sé nulla, visto che non dà certezza in ordine al ritorno economico. Nella televisione la re­te è solo l’inizio, l’investimento grosso è sulla produzione o sul­l’acquisto di contenuti». Sta dicendo che a nessuno con­verrebbe acquistare a peso d’oro frequenze televisive? «Io posso anche decidere di mettere all’asta per un milione di euro il ritratto di mio nonno, ma se poi nessuno lo acquista non mi posso sorprendere. Veda, il caso classico è Telecom: Bernabè è di­sposto a sbor­sare 1,2 miliar­di per le fre­qu­enze di tele­comunicazio­ne, ma se uno gli chiedesse di acquistare una frequenza televisiva lui ri­sponderebbe: “Ma quanto mi date voi, piuttosto?”». Insomma, scordiamoci di fare cassa così. «Mi viene voglia di ricordare che io assieme ad altri ho gestito la gara Umts nel 2000 che ha portato in cassa 14 miliardi, e quella 4g che ha portato 4 miliardi. Questi sono soldi veri che io ho contribui­to a procurare. Per tutto quanto il resto, le chiacchiere (e i soldi) stan­no a zero».