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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

Sindacalista della casta: Fini difende i privilegi di chi sa solo pretendere - «Maestà il popolo non ha più pane»

Sindacalista della casta: Fini difende i privilegi di chi sa solo pretendere - «Maestà il popolo non ha più pane». «Mangiassero brioche». È evidente che non hanno capi­to. Quando dal Palazzo arriva la notizia che i parlamentari non ac­cetterann­o il taglio dei loro stipen­di la prima reazione è: questi sono pazzi. Non hanno capito che que­sta crisi fa paura davvero. Non hanno capito che troppa gente è stanca di fare sacrifici, che lo sti­pendio va via in un amen, che la pensione è un miraggio e le tasse sono come quelle di Sherwood, ai tempi di Robin Hood. Non hanno capito che questa è senza perdo­no. Eppure ci provano. Fini è a Ca­gliari e le sue parole hanno lo stes­so tono di Maria Antonietta nelle stanze di Versailles. Il presidente della Camera, con la faccia più se­ria del mondo, dice che nel decre­to c’è un piccolo errore. Ops, una faccenda costituzionale. Il gover­no non può decidere di tagliare gli stipendi di onorevoli e senatori. Non spetta a lui. Solo i parlamenta­ri possono decidere cosa fare del proprio portafoglio. È una questio­ne di garanzia e autonomia. Non sono italiani come tutti gli altri. So­no i rappresentanti del popolo. So­no sovrani. Quindi, Monti ha sba­gliato. È stato inopportuno. Tutto vero. Fini in linea di princi­pio ha ragione. Solo che le sue pa­role, in questo inverno di crisi, ri­cordano quelle della regina. An­che lei non aveva capito. Maestà il popolo non ha più pane. Mangias­sero brioche. Fini magari è abituato, ma in questo metterci la faccia senza scomporsi è davvero di ghiaccio. Si ritrova a indossare gli abiti da «sindacalista della casta». L’uo­mo che difende i privilegi di quelli come lui, gettando sul muso degli italiani una giustificazione che sa tanto di scusa. «Quella norma era scritta male».È un errore.Sarà cor­retto. Quando? È qui il problema. Con una certa calma burocratica. Prima di tutto si istituisce una bel­la commissione. A capo ci si mette il presidente dell’Istat. Come so­stiene lo stesso Fini «bisogna indi­viduare una modalità che non si discosti troppo da quella già in at­to in altri Paesi europei». E qui co­minciano nuovi problemi. Lo sti­pendio sarà uguale a quello dei parlamentari francesi o inglesi, te­deschi o spagnoli, olandesi o co­me quelli belga dove vivono sere­ni perfino senza governo? Faccia­mo che sceglieranno il salario più alto. E poi per non farsi accusare di plagio degli stipendi altrui ci ag­giungeranno un’altra cifra tonda. Tutto questo nel più breve tempo possibile.Quando,quindi?Fini re­sta sul vago. «Nelle prossime setti­mane, dopodiché le due Camere tradurranno in apposite norme in­terne il risultato dei lavori di que­sta commissione». E qui scattano imprecazioni in tutti i dialetti del­lo Stivale, regioni speciali incluse. Maria Antonietta in fondo era più raffinata nelle sue soluzioni. Quello che il sindacalista Fini ci sta dicendo invece è più o meno questo: tranquilli, voi pagate subi­to il prezzo della crisi, anzi antici­pate anche per noi, poi in qualche modo facciamo i conti. Promesso, prima o poi i soldi ve li ridiamo. Chiedi. Ma perché non pagate subito? Risposta. Sai, abbiamo un problemino con il bancomat, il pin è scritto male, domani faccia­mo una riunioncina e decidiamo come pagare. Il guaio per Fini e gli altri è che non è facile fidarsi di lo­ro. Sono recidivi. Questa storia del taglio degli stipendi va avanti da una vita e ogni volta c’è un cavil­lo che manda tutto a monte. Ades­so è lo strappo costituzionale del governo Monti. Certe decisioni non si prendono per decreto, dice Fini, dicono gli altri. Perfetto. Allo­ra il Parlamento approvi una leg­ge per ridurre gli stipendi della ca­sta. La Costituzione è salva e gli ita­l­iani non si sentono presi per i fon­delli. Basta poco. Niente brioche, onorevole Fini. E come sindacalista non assomi­glia a Di Vittorio, non si sta batten­do per i diritti dei braccianti con­tro il latifondo. Non si può dire «vi­va Monti » e poi fare melina non ap­pena l’illustrissimo rettore della Bocconi tocca il suo portafoglio. Altrimenti gli italiani prima di pa­gare la nuova Ici istituiranno una commissione di condominio per valutare quanto si paga all’estero. Anche la proprietà privata, in fon­do, è un diritto costituzionale.