GIORDANO STABILE, La Stampa 14/12/2011, 14 dicembre 2011
Il Canada si ritira da Kyoto “Costa troppo, c’è la crisi” - È cominciato il rompete le righe
Il Canada si ritira da Kyoto “Costa troppo, c’è la crisi” - È cominciato il rompete le righe. È vero che il Canada, assieme a Russia e Giappone, aveva annunciato proprio alla conferenza sul clima di Durban che si sarebbe ritirato dal protocollo di Kyoto, in attesa di un accordo globale e definitivo da concludere entro il 2015. Nel frattempo è meglio pensare alla crisi, al rischio incombente di doppia recessione. E allora via dai vincoli del trattato, con il rischio non secondario di dover pagare 14 miliardi di multe per il mancato rispetto degli obiettivi. Ieri quindi l’annuncio. Ottawa si ritira «dall’implementazione finale» di Kyoto, come è suo diritto legale. Niente tagli, e niente multe. «Kyoto è il passato - ha chiosato il ministro per l’Ambiente Peter Kent da Toronto -. Rispettare le nostre obbligazioni sarebbe costato 13,6 miliardi. Fanno 1600 dollari a famiglia. È l’eredità che ci ha lasciato l’incompetente governo liberale che ci ha preceduti». Kyoto era stato firmato nel 1998 dal premier liberal Jean Chrétien, che si era impegnato a ridurre il livello di emissioni del 6% entro il 2012 rispetto al 1990. Le cose sono andate diversamente. Oggi le emissioni canadesi sono del 16% più elevate rispetto a vent’anni fa. Il governo conservatore di Stephen Harper, al potere dal 2007, ha ripiegato su un più modesto obbiettivo: un meno 17% nel 2020 rispetto però al 2005, il che significa un aumento dell’8 per cento rispetto al 2020. «I liberal - si è giustificato Harper al momento della decisione, che si allineava a quella degli Stati Uniti di Obama - non hanno fatto nulla fino al 2007 ed era impossibile rispettare gli impegni». Sarà dura comunque. Il Canada è tra i maggiori produttori di Co2 pro capite: 16,4 tonnellate all’anno, poco meno rispetto agli Stati Uniti, ma quasi il triplo rispetto alle 6 tonnellate medie dell’Europa. Fatto più grave, il dato è praticamente invariato dal 1990, mentre i Paesi europei hanno messo a segno riduzioni pro capite fra il 10 e il 20%. Nell’ultimo decennio Ottawa ha puntato molto sullo sfruttamento delle sabbie bituminose per estrarre petrolio. La pratica più inquinante che esista sulla terra e che da sola vanifica gli sforzi in tutti gli altri campi. Ma con la produzione di greggio «tradizionale» in declino, il Canada ha deciso che non può farne a meno. È probabile che molti lo seguiranno. L’Australia è il primo candidato.