[R.MAS.], La Stampa 14/12/2011, 14 dicembre 2011
Province addio, la scadenza sarà “naturale” - Le province spariranno (forse), ma intanto stanno vendendo cara la pelle
Province addio, la scadenza sarà “naturale” - Le province spariranno (forse), ma intanto stanno vendendo cara la pelle. Il governo, dopo vari ripensamenti, ha deciso: tutte le competenze dovranno essere trasferite ai comuni non più entro l’aprile prossimo, ma entro il dicembre 2012, uno slittamento dovuto al fatto che questa operazione prevede una legge apposita. Alla scadenza naturale (e non entro il 31 marzo 2013 come previsto da un emendamento del Governo) decadranno, poi, tutte le cariche attualmente in vigore: presidenti, assessori, consiglieri. Quanto alle sette province che andranno al voto la prossima primavera (Ancona, Belluno, Como, Genova, La Spezia, Ragusa, Vicenza) verranno commissariate. Tutti volevano la soppressione delle province, o almeno un loro drastico ridimensionamento, ma ora che il governo è passato alle vie di fatto, si prospettano le rivolte. L’Upi, l’unione delle province d’Italia, ha annunciato «numerose iniziative» allo scopo di «cassare dalla manovra le norme palesemente incostituzionali». Per esempio convocherà «immediatamente» tutti ci consigli provinciali per attivare una mobilitazione sul territorio e il 21 dicembre ci sarà l’assemblea di tutti i presidenti. Ieri è stato anche annunciato un appello formale al Capo dello Stato in quanto garante della Costituzione: «Una legge che cancella enti democraticamente eletti c’è stata solo in epoca fascista», sottolinea l’Upi. Ma poiché tutto questo rischia di avere solo una valenza politica senza conseguenze pratiche, l’Upi ha deciso di passare alle carte bollate e di impugnare al Tar l’intero provvedimento e specialmente il commissariamento delle province che verranno elette nei mesi prossimi. E poi, beninteso, c’è il riscorso alla Consulta, di cui si è fatta promotrice - per prima - la provincia di Torino, presieduta da Antonio Saitta, che ha trovato man forte nelle altre province piemontesi (coordinate dal presidente di quella di Verbania, Massimo Nobili) e nella regione presieduta da Roberto Cota. «Il Parlamento può intervenire sulle province - ha detto Saitta - e noi siamo disponibili per la razionalizzazione delle Province ma lo deve fare nel rispetto della Costituzione». Nei provvedimenti sulle Province «non c’è nessuna utilità per le casse dello Stato - ha aggiunto il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà - Siamo l’agnello sacrificale che il governo vuole utilizzare per dare fumo negli occhi agli italiani». In effetti - documenta il Centro studi degli artigiani di Mestre - dei 13 miliardi di budget delle province, il taglio dei costi del personale politico rappresenta solo il 3,9%, pari a 510 milioni, «per contro - commenta il presidente Giuseppe Bortolussi - le competenze oggi in capo alle province e, soprattutto, i relativi costi di gestione andrebbero spalmate sulle regioni ed i comuni che si accollerebbero le funzioni delle amministrazioni provinciali cancellate».