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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

Vorrei Pompei protetta dai caschi blu” - «Il museo immaginato» è l’ultimo libro del critico d’arte Philippe Daverio che esce in questi giorni da Rizzoli

Vorrei Pompei protetta dai caschi blu” - «Il museo immaginato» è l’ultimo libro del critico d’arte Philippe Daverio che esce in questi giorni da Rizzoli. Ma perché immaginato? «Ho disegnato il libro pensando che Malraux nel ‘47 aveva teorizzato che l’epoca moderna è bella, perché puoi vedere contemporaneamente un Cristo catalano del Duecento e una statua Khmer. Baudelaire, in fondo, conosceva solo quello che aveva visto al Louvre e non aveva mai visto Giotto. Oggi ci si connette a Internet e si conosce la storia dell’arte. Malraux scrisse “Il museo immaginario” e io allora sfacciatamente ho provato a fare “Il museo immaginato”». Come si snoda questo museo? «Il problema consisteva nella sistemazione dei quadri. Seguire la cronologia mi sembrava una noia, farlo per scuole era troppo banale, per nazione non mi piaceva. E allora l’ho fatto per puro gusto del decoro mentale. Ho immaginato una casa con varie stanze: anticamera, studiolo, grande biblioteca, sala da pranzo, cucina, camere da letto. E dappertutto ci sono dei quadri che corrispondono al luogo». Ma dove si trova questa casa? «L’ho disegnata, c’è il progetto. Se uno vuole la può costruire. È neoclassica, con elevati costi di riscaldamento, ma la si può mettere ovunque. Starebbe bene anche in Cina». Che cosa contiene la casa? «Una selezione di quadri secondo la mia passione. In biblioteca ad esempio c’è il “Giuramento degli orazi e dei curiazi” di David (che normalmente si trova al Louvre), ma ci sono anche quadretti ironici dei bibliotecari di Spitzweg ben poco noti. In sala da pranzo c’è la “Canestra” di Caravaggio (custodita alla Biblioteca ambrosiana), ma pure un piccolo quadretto di Luise Millau e il famoso dipinto delle nozze di Cana di Veronese. Quel quadro mi ha dato l’idea di essere stato rifatto e ricollocato nel refettorio di San Giorgio a Venezia, e la cosa fantastica è che sembra più autentico di quello del Louvre». E in camera da letto? «A destra quadri di riflessione, una serie di adorazioni di magi, tele di Tiziano, Dürer e Bosch. A sinistra si scorgono evocazioni erotiche come l’“Origine del Mondo” di Courbet e “L’angelo ambiguo dalle ali nere” di Caravaggio». Niente pittura moderna? «Tutto si ferma al 19˚ secolo, prima della nascita della modernità». Qual è il suo quadro preferito? «Non è in casa, ma in giardino dove c’è un roseto con un’edicola e un quadro di Fragonard abbastanza sexy. Poi ecco una chiesetta gotica dove c’è il quadro per me quasi obbligatorio, dato che sono alsaziano. Si tratta de “Il grande altare di Isenheim” di Grünewald, e poi sempre lì c’è il Cristo di Giotto di Santa Maria Novella». I dipinti rimangono la sua grande passione? «Mi piace anche la musica. E nella casa c’è una stanza con una serie di quadri intriganti come una piccola raccolta di tele di Gainsborough riguardanti i musicisti: il ritratto di Bach, di suo figlio e del suo violoncellista». Perché in Italia la storia dell’arte conta così poco? «Forse perché la si insegna a scuola e quindi diventa una materia noiosa». Che rapporto hanno gli italiani con l’arte? «Per pochi è passione, nell’insieme è un modo per mettersi a posto la coscienza pensando: “Ne abbiamo tanta, e quindi siamo a posto”». Ma ce ne occupiamo bene? «Malissimo. Io vorrei che l’Italia venisse commissariata a livello internazionale». È corretto dire che le nostre sovrintendenze fanno un ottimo lavoro? «Sì, ma non ce la faranno mai perché 150 anni fa lo Stato meno artistico d’Italia, cioè reame di Sardegna e ducato di Piemonte, si trovò ad unificare sette stati che erano ognuno una formidabile raccolta d’arte. L’Italia moderna ha ereditato uno stato fragile con un grande lascito artistico». Si tratta di una questione di soldi? «È questione di energia e di risorse economiche ed umane. L’Inghilterra ha più quadri di Canaletto dell’Italia. Li comprò molto tempo fa e la Francia acquistò la Gioconda a Leonardo Da Vinci. Però adesso siamo un Paese unito e l’Occidente può salvarlo perché c’è più gente che studia latino a Oxford che a Napoli». Non le sembra di essere paradossale con il suo “Museo immaginato”? «In realtà anni fa avevo proposto di mettere Pompei sotto la protezione dei caschi blu dell’Onu». Insomma, non ha proprio nessuna fiducia nell’Italia? «Tutto questo è un bene degli italiani solo in quanto è anche un bene dell’umanità. Ma ciò vale anche per il Partenone in Grecia oppure per le Piramidi in Egitto? «Certo. Basti pensare a come sono stati distrutti e menomati i musei a Teheran o in Mesopotamia». Crede che tutti siano d’accordo con lei? «Forse no. Ma vorrei un’autorità sopranazionale che custodisse la Mesopotamia, gli Assiri, le Piramidi, Pompei e magari anche gli Uffizi». "«IL MUSEO IMMAGINATO» Ilsuoultimosaggio è un via"