Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 11 Domenica calendario

L’Europa per salvarsi si piega alla linea Merkel - L´Europa salvata dal rigore, proprio mentre si sta aggravando la crisi? È legittimo chiedersi se la ricetta tedesca scaturita dal vertice europeo che si è concluso venerdì riuscirà a risollevare il Vecchio continente dalle secche della recessione

L’Europa per salvarsi si piega alla linea Merkel - L´Europa salvata dal rigore, proprio mentre si sta aggravando la crisi? È legittimo chiedersi se la ricetta tedesca scaturita dal vertice europeo che si è concluso venerdì riuscirà a risollevare il Vecchio continente dalle secche della recessione. Angela Merkel sembra aver compreso che l’effetto domino della crisi dei debiti sovrani che da agosto ha travolto anche Italia e Spagna, ma che è arrivata nelle ultime settimane nel cuore dell’Europa lambendo la Francia e persino la Germania non poteva che risolversi con una soluzione comune, europea. E simbolicamente, sulla già tesa vigilia del Consiglio europeo è piombata come una tegola la minaccia di un declassamento dell’intera Eurozona da parte di Standard&Poor’s. Ma il risultato del vertice, pur con qualche indubbia concessione da parte di Berlino, parla decisamente tedesco. Con il veto degli inglesi e nell’impossibilità di raggiungere un’intesa a 27 – dunque una modifica dei Trattati – l’Europa si impegna a federarsi con regole più stringenti sui conti pubblici. Nella visione tedesca dell’Europa la garanzia di solidità per la moneta unica può venire solo dal rigore più assoluto sui conti pubblici. Effettivamente, è stato il primo Paese a scrivere nella propria Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio e nei primi anni Duemila ha già consistentemente tagliato la spesa sociale. Con il vertice di Bruxelles, è come se l’Europa intera avesse deciso di adottare la stessa ricetta, per salvare se stessa dal fallimento. Ma mentre la Germania ha anche ristrutturato la propria industria in questi anni e cresce a ritmi marziani – il triplo dell’Italia, più o meno – molti Paesi non lo hanno fatto e soffrono di livelli talmente bassi di competitività che l’iper rigore rischierà di soffocarli. A meno che l’Europa non riesca a sviluppare nei prossimi mesi anche delle proposte che le consentano di ricominciare a crescere. La via tedesca alla salvezza si chiama «FI» e si ispira a un’espressione usata dal padre del federalismo americano Alexander Hamilton, ricordata di recente dal presidente della Bce Mario Draghi. Prevede che i bilanci statali debbano essere, d’ora in poi, «in equilibrio o in surplus». Per garantire questo obiettivo, oltre al limite già esistente e sanzionabile dalla Commissione europea del 3 per cento di deficit (previsto dal Trattato di Maastricht), i Paesi europei dovranno scrivere nelle proprie Costituzioni il pareggio di bilancio, cioè un limite ulteriore e più severo, dello 0,5 per cento. E dovranno prevedere un «meccanismo automatico di correzione» nel caso di eventuali sforamenti. Per questo limite non sono previste sanzioni, ma se la regola non viene inserita nella Costituzione, si rischia una segnalazione da parte della Corte di Giustizia europea. Per quanto riguarda la procedura di infrazione per disavanzi eccessivi, sempre per volontà tedesca, è stato rovesciato il principio finora valido che per essere «condannati» serviva la maggioranza dei Paesi europei, stabilito dall’articolo 126 dei Trattati. Adesso chi sfora il limite del 3 per cento può scongiurare la multa solo se convince «una maggioranza qualificata» a votare contro. Il problema, tuttavia, è che per questa norma, a stretto rigore, servirebbe una modifica dei Trattati che con l’attuale veto della Gran Bretagna è impossibile. Per i giuristi di Bruxelles, la sfida vera sarà capire come riuscirci senza Londra. Infine, il «FI» introduce un monitoraggio più severo anche ex ante delle finanze pubbliche. Inoltre, ai 26 Paesi che si sono impegnati venerdì ad adottare il «FI» sarà imposto di abbattere il debito pubblico di un ventesimo ogni anno per le quote eccedenti il 60 per cento imposto dal Trattato di Maastricht.