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 2011  dicembre 14 Mercoledì calendario

RUFFILLI

Roberto Forlì 18 febbraio 1937, Forlì 16 aprile 1988. Politologo. Costituzionalista. Professore ordinario della facoltà di Scienze politiche di Bologna, nel 1983 entrò a far parte dei consiglieri del segretario della Democrazia Cristiana Ciriaco De Mita e fu eletto al Senato. «Ingegnere delle istituzioni» («Ce le lasciassero fare a noi “ingegneri” queste benedette riforme, in quattro e quattr’otto sarebbe tutto risolto. Invece, fra il dire e il fare, di mezzo c’è la politica...»), entrò nella commissione bicamerale per la Grande Riforma di cui facevano parte anche politologi e costituzionalisti comunisti o indipendenti di sinistra come Gianfranco Pasquino e Augusto Barbera. Svanita la possibile riforma («Io, Barbera e Pasquino eravamo pronti, anche a fare la riforma elettorale, ma “quello”, maledizione, non ci sta», confidò facendo riferimento all’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer), nel 1987 fu rieletto al Senato, nel luglio dello stesso anno subì una nuova delusione col mancato approdo di De Mita a Palazzo Chigi (infuriato con il Psi e con Bettino Craxi che non aveva mantenuto la promessa della “staffetta”, si sfogò col comunista Renato Zangheri: «Io dico che dovremmo deciderci a fare un bel governo a tre. Noi, voi e il Pri!»). Fu assassinato nel suo appartamento (corso Diaz, al numero civico 116, nel centro della città): due terroristi delle Brigate Rosse si spacciarono per postini e dopo averlo fatto inginocchiare nel soggiorno, davanti al divano, lo uccisero con tre colpi di pistola alla nuca. Delitto già rivendicato con una telefonata a “Repubblica”, il 21 aprile 1988 le Br fecero trovare un volantino in un bar di via Torre Argentina, a Roma: «Sabato 16 aprile un nucleo armato della nostra organizzazione ha giustiziato Roberto Ruffilli, [...] uno dei migliori quadri politici della DC, l’uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano, teso ad aprire una nuova fase costituente, perno centrale del progetto di riformulazione delle regole del gioco, all’interno della complessiva rifunzionalizzazione dei poteri e degli apparati dello Stato. Ruffilli era altresì l’uomo di punta che ha guidato in questi ultimi anni la strategia democristiana sapendo concretamente ricucire, attraverso forzature e mediazioni, tutto l’arco delle forze politiche intorno a questo progetto, comprese le opposizioni istituzionali. Firmato: Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista Combattente». Trovata sull’autovettura Fiorino usata dai terroristi un’impronta digitale appartenente al brigatista rosso Fabio Ravalli, fu stabilito che gli assassini avevano usato una pistola Skorpion Cs cal. 7,65 con silenziatore già impiegata nella strage di Acca Larentia (Roma 7 gennaio 1978) e negli omicidi del professor Ezio Tarantelli (Roma 27 marzo 1985) e dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti (Firenza 10 febbraio 1986), poi rinvenuta nel covo di via Dogali a Milano. Il 1° febbraio 1989 il Giudice istruttore di Forlì spiccò ordine di cattura nei confronti di 3 brigatisti rossi arrestati a Milano il 15 giugno 1988 e di altri 11 arrestati a Roma il 7 settembre 1988, tra questi lo stesso Ravalli e la moglie Maria Cappello (i «Bonnie & Clyde» delle Brigate Rosse, scrissero i giornali). Il 1° giugno 1990 a Forlì furono condannati all’ergastolo nove brigatisti: i tre presunti capi del “partito comunista combattente” Ravalli, Cappello e Antonio De Luca; i killer Franco Grillini e Stefano Minguzzi; i quattro membri del “pcc” inviati da Roma per fare da supporto organizzativo al commando: Tiziana Cherubini, Franco Galloni, Rossella Lupo e Vincenza Vaccaro. Assoluzione piena per Fulvia Matarazzo, Daniele Bencini e Marco Venturini; il 20 aprile 1991 la Corte d’assise d’appello di Bologna confermò i precedenti 9 ergastoli e inflisse la stessa condanna a Bencini e Venturini (ancora assolta la Matarazzo).