Varie, 14 dicembre 2011
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Ravalli Fabio
• Bologna 19 febbraio 1952. Brigatista rosso. Fu arrestato il 7 settembre 1988. Condannato all’ergastolo per il delitto del senatore Roberto Ruffilli (16 aprile 1988, come ideatore) e per quello dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti (10 febbraio 1986) • Irriducibile, «[...] rivendicò il primo omicidio delle nuove Br nella seconda Repubblica, quello di Massimo D’ Antona. “È un salto di qualità nel processo avviato dalle avanguardie rivoluzionarie”, dichiarò in un lunghissimo documento scritto in cella con altri terroristi [...] accento toscano acquisito quando viveva a Prato con la moglie Maria Cappello (anche lei brigatista ergastolana [...]) [...]» (Giovanni Bianconi, “Corriere della Sera” 29/3/2002) • «[...] Arrestato negli Anni ’70 per reati comuni (ma forse erano rapine per “autofinanziamento” del nascente “partito armato”), in carcere si politicizza, partecipa con brigatisti a tentativi di fuga, è presente all’uccisione nel carcere di Trani del “pentito” Ennio Di Rocco e a Palmi quando i “capi storici” scrivono il “Documento di kampo”. Uscito di galera nell’81, trova lavoro a Prato, nel maglificio “il Fabbricone”, dove conosce la Cappello e la sposa. Comincia la militanza nel partito armato. Le tappe nelle file Br sono quelle di tutti i terroristi arrivati a macchiarsi di sangue: simpatizzanti, fiancheggiatori, le prime azioni dimostrative e poi, una volta sentitisi scoperti, la clandestinità e l’“arruolamento” effettivo con la partecipazione più o meno diretta a tutti i più gravi delitti terroristici. È riarrestato nell’84 perché sospettato di far parte della “Brigata Luca Mantini” (dal nome del nappista ucciso nel ’74 a Firenze in una sparatoria durante una rapina); gli indizi non sono però giudicati sufficienti e torna libero dopo pochi giorni. Un anno dopo la polizia trova in un “covo” la conferma che Ravalli e sua moglie appartengono alle “br”. Nel frattempo, però Ravalli è diventato “effettivo” delle BrPcc ed è uccel di bosco. Maria Cappello finisce invece in carcere, ma un anno dopo, nel novembre ’85 viene scarcerata per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva e segue il marito nella clandestinità. Da allora il loro nome entra tra quelli dei sospettati di tutte le azioni del “Pcc”, poiché secondo gli inquirenti, sarebbero sempre gli stessi ad agire. [...]» (a. lain., “La Stampa” 8/9/1988) • Vedi anche CAPPELLO Maria.