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 2011  dicembre 13 Martedì calendario

Il raid di Torino «Hanno violentato mia sorella. Sono due rom». L’accusa di un giovane delle Vallette, periferia nord di Torino, venerdì 9 dicembre ha alzato la tensione nel quartiere

Il raid di Torino «Hanno violentato mia sorella. Sono due rom». L’accusa di un giovane delle Vallette, periferia nord di Torino, venerdì 9 dicembre ha alzato la tensione nel quartiere. La sera di sabato è stato organizzato un corteo di protesta al quale hanno partecipato quasi cinquecento abitanti del quartiere: intere famiglie, schiere di giovani, donne indignate. Arrivati in prossimità del vecchio cascinale della Continassa, alle spalle dello Juventus stadium, dove trovano rifugio alcune famiglie nomadi, un gruppo di persone incappucciate ha preso d’assalto le baracche. Avevano bombe molotov per incendiare e grossi petardi da stadio per spaventare. I cinquanta rom che vivono nel campo erano stati allontanati poco prima dalle forze dell’ordine. Le baracche e parte del fienile della storica cascina sono andati distrutti. Un 52enne e un ventenne sono stati fermati con l’accusa di incendio doloso, danneggiamento, resistenza e, per uno dei due (trovato in possesso di un coltello), porto di oggetti atti ad offendere. Il pm di Torino Laura Longo, in più, ha contestato loro l’aggravante dell’odio etnico, che comporta un aumento della pena del 50 per cento. Si indaga anche negli ambienti degli ultras calcistici, in particolare nella rete di bar e sale-gioco dove si ritrova la fazione dei “Bravi ragazzi” (ultras juventini). «Non è vero niente, mi sono inventata tutto». Poco prima dell’assalto, la ragazza, una sedicenne torinese del quartiere, ha rivelato la verità ai carabinieri. Aveva avuto un rapporto consenziente con il giovane fidanzato (un italiano maggiorenne), e aveva mentito al fratello nel timore di essere scoperta dalla famiglia. «Per me era la prima volta. Quando ho perso il sangue mi sono spaventata. Avevo i vestiti sporchi. Anche lui era spaventato, non aveva mai visto una scena del genere prima. Non sapevo più cosa fare. Sono entrata nel panico. Avevo paura che i miei genitori scoprissero tutto e mi punissero. Mentre tornavo a casa ho visto mio fratello in lontananza e mi sono inventata la storia della violenza». Il fratello, portato dai carabinieri all’ingresso della cascina, ha urlato invano. «Si è inventata tutto per paura di essere punita. Non è stata stuprata. Gli zingari non c’entrano», ha detto tra le fiamme. Nessuno lo ha ascoltato. «Quando ho detto che mia sorella si era inventata tutto, quelli mi hanno risposto che non gli importava. Ce l’avevano con il passato. Per tutte le volte che i rom hanno rubato, picchiato i vecchietti per prendergli la pensione. Mia sorella è stata solo il pretesto». La relazione tra la sedicenne e il suo fidanzatino era avversata dala famiglia. «Visite dal ginecologo. L’assillo per un ragazzo sbagliato. Papà e mamma le ripetono: “Ha già rovinato altre ragazze nel quartiere, non cascarci anche tu”. Ma lei non resiste. Si sono ritrovati un garage [l’8 dicembre]. Lui vive lì. La sua è una famiglia con problemi». [Massimiliano Peggio, Stampa 12/12 - l’unico possibile riferimento sulla Stampa al «controllo mensile di verginità» di Gramellini] «Il razzismo di cui più dobbiamo vergognarci è quello inconsapevole, irrazionale, che scatta in automatico anche quando la ragione, la cultura, le convinzioni più profonde dovrebbero aiutarci a tenerlo lontano. Ieri, nel titolo dell’articolo che raccontava lo “stupro” delle Vallette abbiamo scritto: “Mette in fuga i due rom che violentano sua sorella”. Un titolo che non lasciava spazio ad altre possibilità, né sui fatti né soprattutto sulla provenienza etnica degli “stupratori”. Probabilmente non avremmo mai scritto: mette in fuga due “torinesi”, due “astigiani”, due “romani”, due “finlandesi”. Ma sui “rom” siamo scivolati in un titolo razzista. Senza volerlo, certo, ma pur sempre razzista. Un titolo di cui oggi, a verità emersa, vogliamo chiedere scusa. Ai nostri lettori e soprattutto a noi stessi». (Guido Tiberga nelle pagine della cronaca di Torino della Stampa l’11/12). Indagine Unicef novembre 2011 (ma campione ridotto) Ricerca Lorien Consulting e Comitato Italiano Unicef per indagare la percezione della diffusione del razzismo e delle misure in atto per combatterlo tra gli adolescenti italiani e di origine straniera (in occasione del 20 novembre 2011, Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,) Campione di 400 adolescenti italiani e 118 adolescenti di origine straniera, sentiti via web. Il campione degli adolescenti di origine straniera si divide a metà tra chi ha assistito a fenomeni di razzismo (54.1%) e chi no (44.4%). Vi è però un 22.2% del campione che ha subito in prima persona manifestazioni di razzismo, fenomeni per più della metà accaduti nell’ultimo anno (53.8%) e visti o subiti principalmente a scuola (61.5%). La stessa cosa vale per gli adolescenti italiani (38%), il 43% dei quali afferma però di non aver mai assistito nemmeno indirettamente a manifestazioni di razzismo. Rapporto 2011 di Human Rights Watch (è di gennaio 2011, parla di Rosarno ma più in generale di diritti umani) “Violenza razzista e xenofoba e un discorso politico ostile rimangono un problema urgente”. Così si apre il capitolo dedicato all’Italia del “Rapporto 2011" di Human Rights Watch (HRW), l’organizzazione statunitense che nei giorni scorsi ha presentato il suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Il rapporto denuncia tra l’altro le violenze subite dai lavoratori stagionali migranti lo scorso gennaio a Rosarno, la discriminazione e gli sfollamenti di Rom e Sinti, le deportazioni illegittime di presunti terroristi, i respingimenti di persone in cerca di asilo e la condanna in appello di 25 agenti di Polizia per la violenza alla Diaz durante il G8 di Genova senza però che questi siano stati rimossi dai loro incarichi. La sezione del rapporto che riguarda l’Italia si apre ricordando le vicende del gennaio dello scorso anno a Rosarno, in Calabria, quando 11 migranti africani, lavoratori stagionali, sono rimasti gravemente feriti in sparatorie e in attacchi. A seguito delle violenze durate per tre giorni almeno 10 migranti altri, 10 agenti di polizia e 14 residenti locali hanno dovuto fare ricorso a cure mediche. E oltre mille migranti hanno lasciato la città dopo le violenze, la maggior parte di loro evacuati dalle forze dell’ordine. In proposito il rapporto segnala che, durante la “Revisione periodica universale“ del febbraio scorso presso Consiglio dei Diritti Umani (HRC) “numerosi paesi hanno espresso preoccupazione per il razzismo e la xenofobia in Italia“. Anche “Rom e Sinti hanno continuato a subire alti livelli di discriminazione, povertà e condizioni di vita deplorevoli in campi autorizzati e non autorizzati” – segnala il Rapporto. Rom dall’Est europeo, soprattutto dalla Romania, che vivono in insediamenti informali, hanno subito “sgomberi forzati” e “incentivi finanziari” per tornare nei loro paesi di origine. Anche a questo proposito il rapporto di HRW segnala come lo scorso ottobre Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa ha pubblicato le conclusioni nelle quali “condanna l’Italia per la discriminazione contro i Rom in materia di alloggi e accesso alla giustizia, di assistenza economica e sociale”. Studio Swg di inizio 2010 su giovani e razzismo ROMA - Quasi la metà dei giovani italiani è razzista, diffidente nei confronti degli stranieri mentre solo il 40 per cento si dichiara aperto alle novità e alle nuove etnie che popolano il nostro Paese. E’ il ritratto offerto dall’indagine “Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti”, realizzato su duemila giovani tra i 18 e i 29 anni da Swg per la Conferenza delle assemblee delle Regioni (presentato il 19 febbraio 2010). L’area tendenzialmente fobica e xenofoba è del 45,8 per cento, con diverse sfumature al suo interno. Lo studio indica tre agglomerati: 1) romeno-rom-albanese fobici, pari al 15,3 per cento del totale degli interpellati, e manifesta la propria intolleranza soprattutto verso questi popoli. E’ l’unico gruppo la cui maggioranza (56 per cento) è costituita da donne. 2) soggetti con comportamenti improntati al razzismo. E’ il più esiguo, perché rappresenta il 10,7 per cento dei giovani, ma il più estremo, perché in sostanza rifiuta e manifesta fastidio per tutti, tranne europei e italiani. 3) xenofobi per elezione (20 per cento): non esprime forme di odio violente, quel che conta è che le altre etnie se ne stiano lontane, possibilmente fuori dall’Italia. Rom, sinti e romeni i meno graditi. I giovani italiani tra i 18 e i 29 anni giudicano «simpatici» gli europei in genere con un voto pari a 8,2 su una scala da 1 a 10, gli italiani del Sud (7,8) e gli americani (7,7), mentre ritengono antipatici e da tenere a distanza soprattutto Rom e Sinti (4,1), romeni (5,0) e albanesi (5,2). Attraverso un’indagine è stato chiesto ai giovani di rispondere come si sarebbero comportati in determinate situazioni. Ecco le risposte. Scegliere con chi andare a cena. I giovani hanno messo in testa le persone disagiate economicamente, giudicano “accettabile” una cena con un ebreo, un omosessuale o con un extra-comunitario. Accettato, ma con freddezza un musulmano. Impensabile pasteggiare con un tossicodipendente o un rom. Il vicino di casa. Verrebbero accettati tranquillamente omosessuali, ebrei e poveri. No invece a zingari e a chi utilizza sostanze stupefacenti e zingari. Se un figlio si fidanza. I giovani italiani riterrebbero accettabile avere un figlio che ha un partner o una partner di religione ebraica, ma anche qualcuno con evidenti disagi economici. Meglio comunque se a ritrovarsi in questa situazione è il maschio: per la figlia femmina, infatti, c’è qualche resistenza in più. Scarso entusiasmo se la coppia si formasse con un o una extra-comunitaria o con una persona musulmana. Assai più difficile convivere con l’omosessualità di un figlio. Ma l’incubo peggiore è la possibilità che uno dei propri figli faccia coppia con un tossicodipendente o un rom, situazione considerata inaccettabile. Identikit del giovane razzista. Il profilo più estremo del razzismo tra i giovani, così come emerge dall’indagine presentata alla Camera, descrive una persona che ostenta superiorità e persistente bisogno di potenza. Ha atteggiamenti apertamente omofobici, spinte antisemitiche, convinzione dell’inferiorità delle donne. E non accetta nessuna razza o etnia diversa dalla propria. Un profilo che riguarda il 10,7 per cento dei giovani, ma estremamente preoccupante. L’indagine definisce questa tipologia come quella dei soggetti “improntati al razzismo”. Un clan che si espande online. Questo clan, rileva la ricerca, si distingue non solo per l’intensità estremizzata delle proprie posizioni, ma anche per la sua capacità di produrre un vero e proprio modo di essere nella società, per la sua tendenza a essere una comunità, per quanto chiusa e ristretta. Si tratta di un agglomerato che sviluppa un forte senso di appartenenza, che ha trovato nella rete il proprio ambito di espressione e riconoscimento, e il proprio megafono. Su Facebook oltre mille gruppi xenofobi. Dalla ricerca emerge inoltre che sono oltre un migliaio i gruppi razzisti e xenofobi che si trovano su Facebook. “Nel nostro studio sul razzismo e i giovani – ha spiegato il direttore di Swg, Enzo Risso, – abbiamo condotto un’indagine su Facebook, una sorta di censimento sui gruppi xenofobi, effettuato tra ottobre e novembre. Ne abbiamo contato un centinaio anti musulmani, 350 anti immigrati alcuni con punte di 7 mila iscritti, 400 anti terroni e napoletani e 300 anti zingari, anche qui con fino a 7mila iscritti”. Risso ha spiegato che questa parte dell’indagine “non può essere considerata un censimento vero e proprio perché quella di internet è una realtà che varia continuamente, ma ha un valore indicativo”. Aperture e tolleranze. La fetta di quanti hanno invece un atteggiamento aperto è del 39,6 per cento. All’interno si riconoscono gli inclusivi (19,4 per cento) con un’apertura totale e serena (55,3 per cento); i tolleranti (14,7 per cento), un po’ più freddi rispetto ai precedenti e gli aperturisti tiepidi (5,5 per cento), ossia giovani decisamente antirazzisti, ma con forme più caute e trattenute, minore interazione con le altre etnie e un riconoscimento più ridotto dell’amore omosessuale. Al centro lo studio posiziona i mixofobici (14,5 per cento), giovani che non sono del tutto proiettati verso la chiusura, ma neppure verso il suo opposto e che vivono un sentimento di fastidio verso ciò che li allontana dalla loro identità. L’Osservatore Romano nel gennaio 2010 «Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. (…) Per una volta la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù» (Giulia Galeotti sull’Osservatore Romano del 12/1/2010 dopo gli episodi di Rosarno e i fischi a Mario Balotelli negli stadi). • Il commento di Giuseppe de Rita sul Corriere del 12/1/2010: «Italiani razzisti? Non direi in modo così secco... Piuttosto afflitti da un ego, anzi da un super-ego che li induce a sentirsi, a vedersi superiori a chiunque. Non solo alle persone con la pelle di colore diverso, magari scuro. Ma anche nei confronti dei cosiddetti “bianchi”, di quegli stessi americani che vennero qui a liberarci dal nazifascismo. Pensiamo cosa fecero i napoletani...». Indagine dell’Unione europea sulle minoranze e la discriminazione, rapporto 2009 The EU MIDIS Report on Discrimination shows that Italy is among the host countries with the highest percentage of respondents belonging to ethnic minorities who have experienced racially motivated crime in the last year. 22% of Romanians, 22% of Albanians and 31% of North Africans (these are three national groups included in the survey) have experienced a racially motivated crime. The type of crimes more frequently considered racially motivated in Italy are harassment incidents (for 96% Albanians and 80% of Rumanians). Also assaults or threats were considered to be racially motivated. 19% of North Africans were victims of serious harassment, assault or threats with a racist motive. The incidence rate for such crimes is the second highest in Europe.