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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

NABOKOV FIGLIO

Martedì, alla Casa delle Letterature, gli sarà assegnato il prestigioso premio letterario «Russia-Italia attraverso i secoli». Dmitri Nabokov, 77 anni, unico figlio del celebre scrittore Vladimir, non verrà a ritirarlo di persona per motivi di salute. Da Montreux, in Svizzera, dove risiede, ha però accettato di rispondere alle nostre domande. Dmitri ha vinto il riconoscimento per la miglior traduzione letteraria dal russo in italiano con il libro di Vladimir Nabokov «L’ incantatore» (Adelphi). «La sua è una traduzione filologicamente corretta, con in più una forza narrativa straordinaria, che rivela una conoscenza dell’ italiano identica a quella di un traduttore di madrelingua», commenta Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature. Dmitri, che nel 1937 si era trasferito in Francia con i genitori per poi emigrare con loro in America nel 1940, ha imparato l’ italiano studiando canto. «Sotto la direzione del Maestro Ettore Campogalliani, di cui ho un carissimo ricordo», precisa. «Più tardi, ogni volta che mettevo gli occhi su un testo di mio padre a me ancora sconosciuto lo consideravo un’ eccitante novità da esplorare non appena possibile. Era anche l’ occasione di tentare una traduzione letteraria direttamente dal russo in italiano. Lavorare con l’ italiano era da tempo un compito atteso con gioia, in quanto avevo già una certa dimestichezza con questa lingua che risaliva non solo a lontane radici familiari, ma rifletteva anche un mio intenso sforzo per apprendere e adattare le mie conoscenze a due scopi pratici. Infatti lo studio del canto era finalizzato alla mia prima incisione discografica, i madrigali di Gesualdo da Venosa, e allo stesso tempo al mio lavoro sul repertorio lirico del Settecento e dell’ Ottocento, sia come esercizio, sia come preparazione per future scritture teatrali». Nel 1961, con in tasca una laurea in Storia e letteratura ad Harvard, vince il concorso internazionale «Achille Peri» di Reggio Emilia nella categoria bassi, in coppia con Luciano Pavarotti nella categoria tenori, e sempre a Reggio Emilia i due neocantanti debuttano insieme nella Bohème. Negli anni a seguire Dmitri ha continuato a cantare come basso nei principali teatri d’ opera del mondo. Di Roma ha un ricordo particolare: «Una Fontana di Trevi diversa da quella vista attraverso gli obiettivi del cinema hollywoodiano. Altri deliziosi angolini d’ Italia li ho conosciuti perché nel frattempo avevo intrapreso una nuova attività: le competizioni automobilistiche in salita e in pista. Avrei avuto più facilità con le macchine di Formula 1, con qualche centimetro in meno di altezza e con qualche anno di esperienza in più. Ciò nonostante il mio Palmarès comprende non solo un paio di crash ma anche qualche trofeo. Correvo soprattutto con un’ Alfa Romeo GTZ, la Gran Turismo Zagato, costruita appositamente per me. Più tardi ho messo insieme una mini collezione di Ferrari ed altre marche esotiche». Nel libro di memorie di Vladimir Nabokov («Parla, ricordo», Adelphi) c’ è un’ immagine di Dmitri piccolo, in Costa Azzurra. «In ogni bambino - scrive l’ autore di "Lolita" - oltre ai sogni di velocità o in rapporto a essi, c’ è l’ impulso sostanzialmente umano di riplasmare il mondo, di agire su un ambiente friabile (a meno che non si tratti di un marxista nato o di un cadavere, e non aspetti mansueto che sia l’ ambiente a plasmare lui). Questo spiega il piacere che provano i bambini a scavare, a costruire strade e tunnel per i loro giochi preferiti. Nostro figlio aveva un modellino della Bluebird di sir Malcom Campbell, in acciaio verniciato e fornito di pneumatici smontabili, con il quale giocava ininterrottamente». «Penso tuttavia che la mia passione per la velocità e la meccanica - precisa oggi Dmitri - risalga alla foto di me al volante di una Mercedes da record scattata nel 1937». In quegli stessi giorni Vladimir era impegnato a scrivere «L’ incantatore». Racconta Dmitri: «Avevo cinque anni e la mia presenza era più che altro fonte di disturbo. Ricordo come mio padre usava ritirarsi nel bagno del nostro modesto alloggio per lavorare in pace dopo aver dedicato generosamente il suo tempo a me bambino. Altri ricordi di quel periodo evocano molto spesso spiagge assolate, idrovolanti militari francesi, et les cris des vendeurs ambulants que j’ imitais en criant "raglasse, raglasse"! Non ero ancora cosciente dell’ importanza filologica di essere alle prese con un fenomeno letterario destinato a scuotere la cultura mondiale». Dopo un incidente automobilistico più grave degli altri, Dmitri lascia le corse e si dedica all’ archivio del padre, cominciando a tradurre i suoi libri. «Direi che la traduzione dal russo all’ inglese era per me più facile visto che il russo lo parlavo praticamente dalla nascita, mentre l’ italiano l’ ho acquisito con un approfondito studio linguistico e con un’ attenta lettura dei testi musicati dai compositori. Questo abbinamento rischiava inoltre di provocare una certa confusione tra l’ italiano operistico dell’ Ottocento e quello poetico di epoche più lontane. Tuttavia mi ero convinto che la traduzione dei libri paterni avrebbe potuto diventare l’ esperienza più avventurosa e più valida della mia vita». Ha scritto anche lui un racconto, «La camera del padre», dove descrive gli ultimi giorni di vita di Vladimir. Gli chiedo se è l’ unica sua opera di narrativa, se ha mai pensato di pubblicare un libro di memorie. «Ho lavorato ad alcune piccole storie e a un breve romanzo che potrebbe essere pubblicato un giorno se, dopo un sostanziale rifacimento, lo giudicherò idoneo. Le memorie rimangono un progetto che procede a rilento».
Lauretta Colonnelli