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 2011  dicembre 10 Sabato calendario

CGIL E ALTRE CASTE QUELLI CHE PAGANO MENO DEI PRETI


Non pagano le tasse, o le pagano appena appena, ma non sono evasori. Sono decine di migliaia i privilegiati del fisco italiano che non troveranno mai l’esattore alla loro porta con la cartella in mano per reclamare il dovuto. C’è la Chiesa italiana, è vero, con tutti i suoi ordini religiosi e associazioni in qualche modo collegate. Come lei tutte le Chiese riconosciute in Italia, che certo pesano numericamente assai meno. Ma ci sono anche partiti, movimenti e associazioni politiche nazionali e nelle loro ramificazioni territoriali. Ci sono i sindacati nazionali, le loro associazioni di categoria, le loro ramificazioni territoriali. Ci sono le associazioni di promozione sociale, una voce dentro cui finisce davvero di tutto: dall’Arci, agli alcolisti anonimi, a Italia Nostra, alla comunità di Sant’Egidio, al Movimento delle casalinghe, a Legambiente, alle associazioni dei consumatori, fino al Touring club italiano. Ci sono tutti gli enti non commerciali, un mare indistinto dove ci si riesce a infilare con una certa facilità. E naturalmente il mondo delle Onlus. Nemmeno la commissione presieduta da Vieri Ceriani che ha censito tutte le agevolazioni fiscali italiani è riuscita fino in fondo a quanto ammonti questo variegato mondo del no-tax. Per alcune voci i calcoli sono stati fatti, per altre lasciati in bianco: a occhio e croce lo sconto fiscale complessivo ammonta ad almeno una decina di miliardi di euro, e piccola parte è quella rappresentata dalla Chiesa italiana.

ESENZIONI A PIOGGIA

Ora la polemica sui beniamini del fisco è tutta centrata sull’Ici. Non la paga nessuna chiesa per fabbricati destinati al culto e relative pertinenze. Ma già su questa ultima formula ogni comune e commissione tributaria fa un po’ come vuole. Ci sono regioni che non hanno ammesso all’esenzione (per decisione della commissione tributaria) la casa del parroco, le stanze di un monastero dove vivevano le suore, in un caso perfino la stanza del vescovo. A Milano la chiesa paga l’Ici per gli oratori parrocchiali, che sembrerebbero esenti. A Roma e in altre città invece non paga. Stessa cosa per i cinema parrocchiali: in qualche posto si paga, in altri no. Eppure l’esenzione è pienamente sfruttata da enti laicissimi, come l’Arci e le associazioni di promozione sociale, che a differenza della Chiesa spesso riservano manifestazioni e servizi solo ai possessori di una tessera di adesione annuale a pagamento. È certo che l’Ici non venga pagata dai partiti e movimenti politici. In qualche caso nemmeno dalle fondazioni politiche che stanno nascendo come funghi.

CAMUSSO & CO

Sui sindacati qualche incertezza interpretativa in più c’è. Ieri prima la Cgil, poi la Cisl e la Uil hanno giurato di pagare su tutti i loro immobili ad ogni livello territoriale e funzionale. Dicono di essere pronti a mostrare i bollettini, ma non li mostrano. Solo la Cgil per la sede nazionale dovrebbe pagare 71.387 euro di Ici. Attendiamo con ansia copia della ricevuta di versamento al comune di Roma. Altro modo di verificare non c’è, perché i sindacati sono i meno trasparenti di tutto questo mondo no-tax. L’unica verifica possibile è sulle società controllate. I Caaf Cgil spesso hanno immobili di proprietà e pubblicano i loro bilanci. A leggerli, sembrano dare torto alla Cgil nazionale. Ha immobili il Caaf Cgil Puglia, e in bilancio indica 1.756 euro di Ici pagata. Però è l’unico. Perché hanno immobili anche i Caaf Cgil di Sardegna, Calabria, Lombardia e Mantova. Ma nessuno di loro indica in bilancio un euro di Ici pagata: tutte le altre imposte (scontate, scontatissime), invece ci sono.
Non c’è solo l’Ici però: partiti e sindacati hanno sconti o esenzioni fiscali anche sulle principali tasse sul reddito, e per loro non entra nell’imponibile nemmeno l’attività commerciale temporaneamente esercitata durante manifestazioni, congressi, happening e così via. Godono di regime fiscale privilegiatissimo per tutte le donazioni a loro rivolte. Sono esentati da tutte le tasse di concessione governativa, hanno uno sconto dell’80% sulla Tosap per tutte le loro manifestazioni, del 50% delle imposte comunali sulla pubblicità e sui diritti alle pubbliche affissioni. Così come è scontato del 50% ogni tipo di attività promossa con il patrocinio di un ente territoriale (che certo non si nega mai a un partito o a un sindacato).

VATICANO FELIX

Ben più anomala dell’Ici è invece l’agevolazione fiscale di cui gode il Vaticano insieme a tutti gli enti controllati su tutte le imposte principali: 3.400 dipendenti godono dell’esenzione totale Irpef sulle retribuzioni, sul Tfr e dell’esenzione totale contributiva. Si tratta di dipendenti che fanno lavori comuni, non strettamente collegati all’attività di culto. Amministrativi, dipendenti della farmacia vaticana, segretari di ufficio, dirigenti dell’Apsa o di Propaganda Fide, medici e amministrativi di ospedali e strutture di proprietà vaticana. Non sono cittadini stranieri, ma quasi tutti italiani con residenza a Roma e provincia. Ma ricevono busta paga dove il lordo è identico al netto. E avranno pagata lo stesso la pensione senza avere mai versato un contributo.

Franco Bechis