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 2011  dicembre 10 Sabato calendario

LE NUOVE FREQUENZE TV NON VALGONO 16 MILIARDI


La cifra che ancora circola è: 16 miliardi di euro. L’ha buttata lì Giovanni Valentini su Repubblica, l’ha ripresa perfino Il Sole 24 ore di ieri. E così il tamtam si è allargato: con l’asta sulle nuove frequenze tv digitali, lo Stato potrebbe evitare gran parte di questa manovra e incassare in un batter d’occhio quei 16 miliardi di euro. Solo che la cifra è del tutto campata in aria. Prende a riferimento il valore – 400 milioni – che si è ottenuto all’asta per il radiomobile. I due mercati però sono radicalmente diversi, e non c’è paragone nemmeno lontano sulla redditività della frequenza per un gestore di telefonini e uno della tv digitale. Su ogni frequenza tv si possono trasmettere fra 5 e 10 canali digitali. Oggi ad affittare canali sono la Rai (ne affitta uno ad Arturo, del bouquet Alice per 600 mila euro l’anno) e Telecom Italia, che in media ricava 2,4 milioni di euro all’anno per ogni canale. Il che significa che al massimo per ogni frequenza si ricaverebbero fra 10 e 20 milioni di euro all’anno. Per arrivare a 400 milioni ci vorrebbero un tempo oscillante fra 20 e 40 anni, impensabile (senza contare gli investimenti necessari alla trasmissione e alla manutenzione). Tanto per fare un esempio, Telecom Italia ha investito sul multiplex digitale nell’ultimo decennio 381 milioni e fin qui ne ha ricavati 150: non un grandissimo affare. Per questo è assai probabile un flop di quell’asta, e praticamente escluso un incasso da 16 miliardi di euro.

Fosca Bincher