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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

LA SCUSA PER LA FUGA - C’è

un nuovo numero che aleggia sulle relazioni sindacali italiane e sul futuro della Fiat nel nostro paese, il 19. Non è un tram e nemmeno un numero del Lotto, ma l’articolo dello Statuto dei lavoratori la cui modifica costituisce l’obiettivo di Cgil e Fiom per non essere escluse dalla rappresentanza nel gruppo guidato da Sergio Marchionne ma che, se fosse toccato, potrebbe costituire il pretesto per il definitivo abbandono dell’Italia da parte della Fiat.
MARCHIONNE lo fa capire quasi ogni giorno con le sue altalenanti affermazioni riguardo alla possibilità di investire significativamente nel nostro paese e in Fiat c’è chi giura che di fronte al ristabilimento di garanzie per la Fiom, l’amministratore delegato sarebbe pronto al passo definitivo. Drammatico. La chiusura della secolare avventura industriale italiana e la definitiva ricollocazione del gruppo negli Stati Uniti.
Che la posta sia così alta e altrettanto delicata lo dimostra la circospezione con cui stanno procedendo contatti e colloqui. Il ministro del Welfare Elsa Fornero, destinataria della richiesta della Cgil, non si sbilancia. Pochi giorni fa, presente all’Università di Torino per una laurea, ha detto una sola frase ma significativa: “La Fiat è al centro dei miei pensieri ma di più non dico”. Ma il suo ministero è oggetto di una pressione riservata e costante per sbloccare una situazione complicata.
IL SEGRETARIO della Cgil, Susanna Camusso, si è rivolta direttamente a lei, sabato scorso, durante l’assemblea dei delegati del suo sindacato, per chiedere la modifica dell’articolo 19 e la Fiom sta lavorando con grande discrezione per raggiungere lo stesso obiettivo. È proprio con lo sguardo rivolto a questi movimenti che Sergio Marchionne alza il tiro ogni volta che ne ha l’occasione con un avvertimento esplicito al governo: non si immischi, lasci procedere le relazioni sindacali lungo il loro corso naturale. Lo stesso pensano Cisl e Uil che non sono d’accordo alle modifiche di quell’articolo: “Se vale la difesa integrale dell’articolo 18 sui licenziamenti – dicono dalla Uil – allora deve rimanere intatto anche l’articolo 19”.
Bisogna spiegare i dettagli, però, per capire la partita in corso, tesissima e discreta. L’articolo 19 della legge 300 del 1970 (lo Statuto dei lavoratori) afferma che “le rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva nell’ambito delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva”. Le Rsa sono i delegati nominati dal sindacato (mentre le Rsu sono le rappresentanze elette dai lavoratori previste dall’accordo di “concertazione” del 1993 tra Confindustria e sindacati; accordo che Fiat non applica essendo uscita dall’associazione di Emma Marcegaglia). In base a questo articolo le rappresentanze sono costituite solo all’interno di sindacati che firmano accordi collettivi aziendali . Chi non firma alla Fiat, quindi, non ha diritto alle Rsa, non ha diritto cioè all’agibilità sindacale (distacchi, assemblee, bacheche, sala riunioni, niente trattenute delle quote sindacali in busta paga, decisive per l’attività del sindacato, e così via).
Prima del 1995, quando si svolse un Referendum modificativo dell’articolo 19 il diritto alle Rsa era esteso anche “nell’ambito di associazioni sindacali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale”, punto eliminato nel-l’intento di estendere la rappresentanza a tutti i sindacati anche quelli più piccoli come il sindacato di base. Invece, si ottenne l’obiettivo opposto.
OGGI LA CGIL, e la Fiom, vogliono ripristinare quella dicitura, per garantirsi la presenza in Fiat. Se dovesse accadere – e la richiesta, formale, della Fiom al governo è questa – la Fiat sarebbe pronta a gesti estremi come il trasferimento immediato della sede aziendale a Detroit. Scelte che potrebbero essere motivate non solo dalla volontà di regolare i conti con la Fiom ma anche dall’andamento di mercato. La banca Morgan Stanley ha pronosticato un crollo delle vendite di auto almeno fino al 2014, data che era stata prevista dal piano industriale Fabbrica Italia – quello che chiede sacrifici ai lavoratori in cambio di 20 miliardi di investimenti – come quella in cui Fiat avrebbe raggiunto la produzione di 6 milioni di auto a livello mondiale. Secondo Morgan Stanley, invece, gli annunci di recessione spingeranno a ridurre gli investimenti e a riscrivere, di fatto, il piano industriale. Addio obiettivi. “Sergio Marchionne ha gestito Fiat Auto attraverso una forte recessione già una volta– scrive la banca Usa – La sua abilità di farlo una seconda volta potrebbe essere presto messa alla prova”. Le previsioni sono nerissime. Se a novembre il mercato automobilistico italiano è sceso del 9 per cento a dicembre potrebbe crollare del 14,7. Potrebbe quindi risultare conveniente per Marchionne e John Elkann, azionista di controllo, mollare tutto, spostare la sede negli Usa e ridurre l’Italia al rango di “Paese cacciavite”, dove le auto si montano soltanto ma si progettano altrove. Nessuna differenza, insomma, tra Torino e la Polonia e la Serbia.
È IN QUESTO contesto che si svolge la trattativa per il contratto Fiat. I sindacati stanno proseguendo a oltranza e si vedranno domani per un nuovo round negoziale. Si lavora sulla base dell’accordo di Pomigliano anche se la Fim vuole modifiche su “straordinari, anzianità e partecipazione a decisioni aziendali”. E, anche tra i sindacati non conflittuali, spunta il nodo della rappresentanza: Fim, Uilm e Fismic vorrebbero presentarsi sotto l’ombrello unitario di “Unione sindacale” e divenire così, con il 27 per cento degli iscritti (la Fiom ha il 12,5) il primo sindacato in azienda.