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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

CHE COSA SIGNIFICA «VOLERE»

Sia nella filosofia che nelle scienze, non si trova un concetto di volizione univoco e incontrovertibile. In generale, la volizione è un costrutto che si riferisce alla base dell’azione, dell’autonomia o della scelta endogena. Sugli aspetti specifici le intuizioni variano. C’è chi contrappone l’azione volontaria a quella riflessa o specificata dall’ambiente; altri affermano che la volontà è coinvolta primariamente nel prendere decisioni che poi determinano l’azione; altri ancora coniugano entrambi i punti di vista per sostenere che le scelte non sono altro che atti mentali. La volizione a volte viene usata per riferirsi all’atto mentale di decidere o di formare un’intenzione. A volte per riferirsi alla decisione o all’intenzione stessa. Per qualcuno, la volizione è indipendente dal l’esecuzione riuscita dell’azione voluta, e un aspetto centrale della volizione sta nel provare. L’eterogeneità del suddetto elenco dà l’idea di quanto sia difficile esaminare l’impatto delle neuroscienze sul nostro concetto di volizione, perché l’assenza di un concetto chiaro complica il compito di studiarla sperimentalmente. Inoltre perché la ricerca neuroscientifica influisca sul modo in cui la concepiamo, la volizione dev’essere resa in qualche modo operativa.
In How does neuroscience affect our sense of volition? (Annual Reviews of Neuroscience, 2010), organizzo la mia discussione attorno a cinque filoni sperimentali che insieme o singolarmente sembrano cogliere gran parte di quanto viene significato con il concetto intuitivo, ma tutt’altro che chiaro, di volontà. I temi sono (a) iniziazione dell’azione, (b) intenzione, (c) decisione, (d) inibizione e controllo, (e) fenomenologia dell’agency. C’è un corpus di ricerche abbastanza identificabile su ciascuno di questi temi, anche se con molte sovrapposizioni. Ogni tema mappa inoltre alcuni elementi delle concezioni, di buon senso, di volizione.
Se per esempio contrapponiamo l’azione volontaria all’azione generata da uno stimolo, l’esame degli eventi neurali che distinguono i movimenti auto-iniziati da movimenti simili che rispondono a stimoli esterni dovrebbe aiutare a discernere i meccanismi prossimali sottostanti l’azione generata in maniera endogena. Ma se per noi la volizione non è legata essenzialmente a movimenti bensì a progetti astratti per un’azione futura, i meccanismi prossimali che portano a movimenti semplici potrebbero essere meno interessanti dei progetti o delle intenzioni a lungo termine esistenti o in formazione. Alcune ricerche sulle intenzioni tentano di affrontare questo livello superiore della pianificazione motoria.
Le discussioni filosofiche sulla volizione si concentrano spesso sulla capacità di scegliere di agire in un modo o in un altro. Sebbene storicamente l’insistenza sulla scelta può essere il vestigio di un dualismo implicito tra mentalismo della scelta e fisicalismo dell’azione, i processi sottostanti una decisione, in quanto mezzi per formare intenzioni, sembrano un aspetto centrale della volizione anche per chi rifiuta il dualismo, come fa la maggior parte dei filosofi e degli scienziati contemporanei.
Un approccio diverso alla volizione si concentra meno sull’influenza prospettiva della volontà sull’azione futura e di più sulla capacità del soggetto di inibire o di controllare l’azione. Intuitivamente, si potrebbe pensare che il controllo non sia un aspetto centrale della volontà: per capire quanto sia rilevante per la volizione, serve riconoscere l’importanza del controllo quando si tratta di attribuire responsabilità morali o legali.
Alcune evidenze fornite dalla psicologia e dalle neuroscienze indicano inoltre che le azioni sono spesso iniziate inconsciamente e, se esiste, il libero arbitrio deve assumere la forma di un controllo o di un potere di veto su di esse. Infine, se crediamo o meno di essere capaci di agire o di scegliere liberamente, percepiamo di solito che alcune azioni sono auto-generate mentre altre non lo sono. Concordiamo sull’esistenza di una fenomenologia che accompagna un’azione volontaria e le neuroscienze cominciano a gettar luce sulle basi fisiologiche della sensazione di agency.
Gli studi di questi cinque linee di ricerca possono quindi influenzare o chiarire la nostra concezione di volizione. Nell’articolo che riassumo qui, esamino e valuto a turno questi modi di pensare la volizione e ne concludo che, a dispetto di chi dice il contrario, le neuroscienze hanno cambiato di poco la nostra concezione di volizione. Ha conservato gran parte delle nozioni di intenzione, di scelta e di esperienza dell’agency. Però le neuroscienze hanno influito sulle idee tradizionali in merito al rapporto tra coscienza e azione. Per esempio gli aspetti del comportamento governati da processi inconsci sono maggiori del previsto. Viste le nostre scarse conoscenze sulle basi neurali della coscienza, nessuna di queste sfide è riuscita, a mio parere, a scalfire le idee tradizionali. Comunque le nostre nozioni intuitive del rapporto tra volizione e conoscenza sono tutt’altro che chiare e non sono immuni da revisioni.
Sembra chiaro invece che le neuroscienze promettono di mostrare che la volizione non è una facoltà unitaria, bensì una collezione di processi ampiamente separabili che, insieme, rendono possibile un’azione flessibile e intelligente.
Le neuroscienze potranno influenzare la nostra nozione di volizione spiegando i sistemi e le computazioni neurali alla base di vari aspetti della volizione. Ulteriori conoscenze delle reti cerebrali potranno fornire una migliore tassonomia degli elementi della volizione. Anche se credo che le neuroscienze non incideranno sulla questione della libertà con un assalto frontale contro il determinismo, una miglior conoscenza delle basi neurali dei processi volitivi potrebbe portarci a pensare in maniera meno meccanicistica di oggi, e in fin dei conti potrebbe incidere sulle nostre nozioni comuni di ciò che è necessario perché esista la libertà. Al momento tuttavia, il contributo più significativo delle neuroscienze è stato quello di formulare domande nuove sulla natura del comportamento volontario e nuovi modi di cercare risposte.
(Traduzione di Sylvie Coyaud)