Il Sole 24 Ore 11/12/2011, 11 dicembre 2011
BRINDAI ALLA MORTE DI CALABRESI
Mi ricordo perfettamente di me stessa, avevo un giaccone blu da marinaio, i capelli lunghi e sottili, occhi da sberle (belli, arroganti) e una voce possente. Gridavo nel corteo: «Per i fascisti / non basta una sfilata / prognosi prognosi / riservata». Cordone, cordone, marciavamo abbarbicati. Sognando sangue. Mi pento, mi vergogno, d’aver gridato. Come mi vergogno d’aver brindato alla morte del commissario Calabresi. Non ero una sanguinaria. Ero superficiale. E conformista. Mi vergogno della mia giovinezza conformista. Non ero cattiva, ero oca. Pur sognandomi romanziera, a diciotto anni, diciannove, non facevo lo sforzo di mettermi dal punto di vista degli altri. Lidia Ravera