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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

I GOVERNI DI BERLUSCONI E LA COLPA DEL DECLINO

Un vecchio proverbio cinese dice: «C’è conforto nel sapere che nessun male dura per sempre, né per lungo tempo». Credo che
la storia ce lo abbia confermato in tutti i casi. Alla fine dell’era Berlusconi mi domando se oggi sia ancora troppo presto per valutare l’apporto di questo personaggio. Certamente all’estero la sua reputazione ha danneggiato l’immagine dell’Italia in tanti modi.
Ma come è stato possibile per un Paese (del quale eravamo tanto orgogliosi anche tutti noi di origine italiana che viviamo in altri Stati) che aveva ottenuto il famoso «sorpasso» ed era diventato una potenza direi mondiale, ridursi in queste condizioni? Mi creda, ne soffriamo tanto anche noi e ci auguriamo che l’Italia, con il nuovo governo guidato da Mario Monti, sia veramente a una svolta decisiva.
Franca Arena
Sydney (Australia)
Cara Signora, Berlusconi ha molte responsabilità fra cui la principale resta a mio avviso il suo irrisolto conflitto d’interessi. Quando qualcuno sollevava il problema e gli chiedeva come intendesse affrontarlo, il fondatore di Forza Italia liquidava l’argomento dando l’impressione di considerarsi «al di sopra di ogni sospetto». In realtà il suo stile di governo, le sue amicizie e le sue frequentazioni dimostravano che era incapace di fare una netta distinzione fra la vita pubblica e la vita privata. Esercitava funzioni ufficiali nelle case e nelle ville di cui era proprietario. Mescolava le vacanze in Sardegna con gli incontri internazionali. Organizzava feste allegre e frivole per uomini di Stato stranieri. Attribuiva incarichi politici a persone che appartenevano all’ambiente delle sue amicizie personali. Il caso della giovane marocchina, presentata come «nipote di Mubarak» in una famosa telefonata alla questura di Milano, non è che l’esempio più caricaturale e grottesco del modo in cui Berlusconi considerava il potere. Temo che molti degli scandali scoppiati in Italia nel corso di questi anni siano dovuti a questa contaminazione fra pubblico e privato. Se il leader ritiene possibile essere contemporaneamente uomo di Stato e uomo d’azienda, perché i suoi seguaci non dovrebbero imitarlo?
Credo che commetteremmo un errore, tuttavia, se attribuissimo a Berlusconi tutte le nostre sventure. Il declino dell’Italia è cominciato parecchi anni fa ed è il risultato della riluttanza con cui la sua classe politica e la sua società hanno affrontato i problemi della modernizzazione. Sono state conservate aziende improduttive per compiacere interessi clientelari ed elettorali. Sono stati elargiti benefici (pensioni d’invalidità, pensioni di anzianità) a chi non aveva il diritto di goderne. È stata premiata la mediocrità ed è stato punito il merito. Sono state ritardate o male applicate tutte le riforme che avrebbero intaccato i privilegi delle grandi corporazioni, dai sindacati agli ordini professionali. È stato permesso che il controllo dei voti, soprattutto nelle regioni meridionali, restasse nelle mani di persone che avevano rapporti diretti o indiretti con ambienti criminali.
La somma di questi fattori ha progressivamente diminuito il prestigio del Paese nel mondo e il suo peso economico. Si è considerevolmente ridotta la presenza italiana in settori strategici come la chimica e l’informatica. La crescita dell’economia nazionale, soprattutto nell’ultimo decennio, è stata molto modesta. E il Paese ha lungamente vissuto al di sopra dei propri mezzi. In questo processo negativo Berlusconi ha molte responsabilità, ma non vedo molte persone, nella società politica italiana, che abbiano il diritto di scaricare su di lui il peso di una colpa comune.
Sergio Romano