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 2011  dicembre 11 Domenica calendario

MARCHIONNE: ECCO PERCHE’ NON SONO ANTI ITALIANO —

Sergio Marchionne è fisicamente negli Stati Uniti ma non se ne accorge, il ritmo del suo lavoro è scandito tra le due sponde dell’Atlantico a prescindere dalla sede. In questo momento l’attenzione dell’amministratore delegato di Fiat Chrysler è rivolta a Napoli, meglio a Pomigliano d’Arco, lo stabilimento dove mercoledì 14 dicembre verrà presentata la terza generazione della Fiat Panda. «Trasferire la produzione della nuova Panda dalla Polonia a Pomigliano — ci dice Marchionne — è stata una scelta irrazionale e controcorrente che ha sorpreso soprattutto gli investitori e gli analisti. L’abbiamo fatta in modo autonomo, con lo scopo di rilanciare l’industria automobilistica italiana, in uno stabilimento difficile, che stiamo trasformando in un centro di eccellenza». In effetti, quando Fiat ha annunciato lo spostamento della produzione della sua citycar, dalla fabbrica di Tychy a quella campana, erano in molti a dubitare. Un investimento così importante (il Lingotto ha stanziato circa 800 milioni di euro per il rilancio del sito) nel Sud del nostro Paese, pareva quasi illogico in una terra di vittorie, ma anche di sconfitte e contraddizioni che hanno lacerato i rapporti sociali e le relazioni industriali. Basta pensare a quanto sia bassa la presenza di operatori stranieri, a quante imprese hanno chiuso e a quante hanno abbandonato il Mezzogiorno, per capire l’evidente assenza di interesse per questa area. Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, ha riconosciuto che la Fiat ha dimostrato lungimiranza e grande coraggio, la Regione si è schierata in questa parte del campo: «Insieme abbiamo vinto contro quanti non ci credevano — ha affermato Caldoro — contro quanti erano dalla parte sbagliata». Ma è ancora Marchionne a sottolineare che «abbiamo voluto, in particolare John Elkann ed io, la nuova Panda a Pomigliano perché la Fiat ha una storia di 112 anni nel nostro Paese e perché ci stanno a cuore l’Italia e tutti gli uomini e le donne che lavorano con noi». Un’intuizione e una scelta che soltanto i leader del Lingotto potevano assumere, capace di stravolgere programmi diversamente stabiliti. Nell’aprile del 2010 Fiat, nel presentare il suo piano, confermava la volontà di rafforzare la produzione di automobili in Italia, per far crescere l’export e ritrovare quella competitività necessaria per consentire ai lavoratori e alle loro famiglie di non pagare direttamente, senza colpa, le conseguenze di decisioni sbagliate. Aver creduto in Pomigliano ha generato un effetto a catena, la strategia scelta per l’impianto campano farà scuola per l’intero sistema delle relazioni industriali. Fiat ha avviato un percorso per ritrovare la forza delle sue radici e ha rivendicato, aggiornandolo, il suo ruolo nel panorama dell’industria nazionale.
Con il lancio della nuova Panda e con il nuovo contratto per Pomigliano, matrice del prossimo contratto nazionale per l’auto, Fiat ritiene che si possa tornare a un livello di efficienza indispensabile per garantire all’Italia una grande industria automobilistica, assicurando un futuro alla forza lavoro. «La nuova Panda è una grande occasione — conferma Marchionne — per dimostrare al mondo che gli italiani sanno lavorare bene e che hanno tutte le potenzialità per rilanciare il nostro Paese». Il manager scommette sull’Italia, Pomigliano è il primo passo in questa direzione, è importante non sprecare l’opportunità, la Panda racchiude in sé gli ultimi tre anni del Lingotto.
Il magazine americano Time ha dedicato a Marchionne la copertina del numero in uscita domani: fotografato al volante di una 500, è indicato come il manager che ha salvato l’industria dell’auto; prima ha risanato Fiat e poi ha scoperto Chrysler. E, assicura, non è ancora finita. Il prestigioso settimanale paragona il manager a Steve Jobs: ha lo stesso dono di mettere a fuoco i problemi, sostiene Time, capace di un perfezionismo esasperato e di motivare il suo staff. L’alleanza con Chrysler è vitale per Fiat, come lo stile e la tecnologia italiana sono indispensabili per il marchio americano. L’articolo, scritto da Bill Saporito, presenta «Sergio» come un mito. Perché? È sufficiente — spiega — chiedere alle 11 mila persone che affollano il quartier generale Chrysler, ad Auburn Hills la ragione del ritrovato successo del gruppo. La risposta è: «Perché abbiamo Sergio».
Anche Fortune celebra Marchionne, riconoscendogli di aver creato un’immagine di se stesso unica nel mondo dell’auto. «Chi non lo conosce personalmente — spiega il periodico nel suo sito online — non può capire il suo humor disarmante, l’assoluta chiarezza e la brutale onestà. È fanatico dei valori umani, considera il merito più del ruolo, predilige l’eccellenza alla mediocrità, apprezza la competizione più dell’isolamento, ritiene fondamentale il rispetto delle promesse». Può apparire ruvido, si potrebbe aggiungere, perché non conosce la diplomazia.
Bianca Carretto