Gian Luigi Paracchini, Corriere della Sera 11/12/2011, 11 dicembre 2011
«GLI STILISTI? BRUTTO CARATTERE». PAROLA DI PR —
Giorgio Armani? «Bravissimo ma con un carattere terrificante». Krizia? «Troppo aggressiva, dopo sei mesi me ne sono andata». Valentino? «Un gran signore, però sembra sempre sospeso tra le nuvole». Pubbliche relazioni, guarda caso, le stesse iniziali di pranzi e ricevimenti. Ma soprattutto nella moda di oggi, con una comunicazione sempre più tambureggiante e competitiva, pr sembrerebbe piuttosto evocare pallori e rimbrotti. Da una parte i signori del Made in Italy tutti con meravigliosa opinione di sé. Dall’altra i media. E in mezzo i responsabili pr, pallidi e rimbrottati se qualcosa non funziona o non viene recepito in modo trionfalistico. «Vero — conviene Barbara Vitti, pioniera pr dagli anni 70 e nonna del diciottenne Niccolò — questo è un lavoro impegnativo ma mai noioso. Ecco perché attira i giovani». Non è un caso infatti che crescano i corsi universitari in comunicazione come non è un caso che l’archivio di Barbara (foto, cataloghi, rassegne stampa) sia finito al Centro interdipartimentale «Moda Immagine e Consumi» della Statale e che sia pure diventato un libro («Professione Pr», a cura di Elena Puccinelli, editore Skira) di cui si parlerà domani alla milanese Fondazione Bracco. I consigli a chi vorrebbe seguire la sua carriera? «Fare uno stage in qualche giornale per capire i meccanismi dell’informazione, saper parlare e scrivere, avere idee». Lei qualche buona idea l’ha avuta. Come nei primi anni 80, quando lavorando per Armani contribuisce a far arrivare da New York un John Travolta al culmine della sua febbre da sabato sera e mette in piedi «I mille cuscini di raso», una festa che farà epoca, finendo sulle prime pagine. Oppure quando decide d’immergere Valentino, sempre aleggiante fra sogni aristo-hollywoodiani, in un sano bagno di realtà a Voghera, sua città di origine: 14 mila spettatori alla sfilata in piazza centrale mentre lui dispensa baci. Ancora un po’ e lo fanno sindaco. Una cosa di cui va fiera? «Nel ’95 la mostra milanese a Palazzo Reale di Richard Avedon per Gianni Versace, uomo tutto genio, simpatia e sfortuna, purtroppo. La videro in 85 mila, record per una mostra fotografica. Avedon? Mi chiese subito di poter passeggiare tra le tombe del Monumentale: ne uscì estasiato». Pur rimanendo sempre indipendente, Barbara Vitti tra gli altri ha lavorato pure per Snia Viscosa, Gft, Trussardi e con aziende di diversa impronta come San Pellegrino, Driade, Pirelli. Per sette anni alla Scala ha curato l’organizzazione delle prime della lirica e del balletto. Più narcisi gli stilisti o i direttori d’orchestra? «Belli tosti anche i maestri! Mammolette fra di loro non ne ho conosciute. Il più difficile e affascinante? Muti, senza dubbio». Esperienza comunicativa a parte, invece, quella per l’ex presidente della Provincia Filippo Penati. «Persona degnissima, senza entrare nel merito della nota vicenda. Ho cercato di correggergli l’immagine perché ai tempi aveva un look un po’ da Buffalo Bill, camminata compresa».
Gian Luigi Paracchini