Fabio Cavalera, Corriere della Sera 10/12/2011, 10 dicembre 2011
I TIMORI DEGLI INGLESI SUL NEO-ISOLAMENTO: «NON CONTEREMO PIU‘» —
«Ho fatto la scelta più giusta». David Cameron fila diritto per la sua strada, unico leader in contromano fra i 27 della Ue. Non lo turba il fatto che il presidente Sarkozy abbia evitato di stringergli la mano. Al momento l’unica cosa che gli interessa è raccogliere il coro degli elogi degli euroscettici britannici. Poco importa che sia il Financial Times sia l’Economist, oltre a molti commentatori, mettano in guardia dal pericolo dell’isolamento, il premier ribadisce in due interviste alla Bbc e a Sky la posizione di rottura: «Sul tavolo c’era un trattato che non proteggeva i nostri interessi. Anziché firmarlo ho detto no. Questo è il mio lavoro».
Nessun ammorbidimento e nessuna mediazione, con grande soddisfazione dell’ala dura dei conservatori che da mesi soffia sul fuoco. Lo aveva preannunciato alla vigilia ed è stato coerente con la linea dell’intransigenza: David Cameron avrebbe dato il via libera all’accordo sull’unione fiscale solo se Germania e Francia avessero riconosciuto un diritto speciale di veto a Londra sulla regolamentazione europea dei servizi e delle transazioni finanziarie.
David Cameron si è attestato in trincea, in sostanza, per difendere la City e temendo una drastica restrizione della sovranità britannica sui mercati dei capitali. Così ha fatto saltare il tavolo. «Non potevo arrendermi. Visto che non mi è stata offerta alcuna garanzia e non mi è stata concessa alcuna protezione, meglio stare fuori».
Downing Street e il Foreign Office si affrettano a lanciare messaggi tranquillizzanti e a sostenere che Londra continuerà comunque a svolgere un ruolo guida nel Consiglio Europeo. Parole di circostanza e niente più. Al momento, la sensazione è che lo strappo prefiguri un vero e proprio divorzio dall’Europa. Il Guardian, quotidiano liberal, accusa il premier di «mandare all’aria 50 anni di politica britannica». Il Financial Times sintetizza la situazione rispolverando un vecchio adagio, molto in voga fra i partigiani dell’antieuropeismo: «C’è nebbia sulla Manica, il continente è isolato». Persino l’ultra euroscettico Daily Telegraph riconosce che Londra è sola anche se, avverte, non vi erano altre opzioni possibili se non quella di tirarsi indietro.
La mossa di Cameron raccoglie applausi fra i tory, molti dei quali tornano alla carica per convocare il referendum che sancirebbe l’uscita di Londra dalla Ue. Ma su questo punto il premier non ci sente. «Non è nella nostra agenda politica». I laburisti, invece, giudicano con forte disappunto il veto britannico alla revisione del Trattato di Lisbona. Il leader Ed Miliband è stato duro: «Siamo più deboli, non più forti perché saremo esclusi da tutte le decisioni chiave sull’economia che interesseranno il nostro Paese nel futuro». Il nodo politico interno, però, è il rapporto con i liberaldemocratici e, di conseguenza, lo stato di salute della coalizione di governo.
Nick Clegg, vice di Cameron e numero uno libdem, è un europeista convinto. Ieri, ufficialmente ha appoggiato la posizione assunta del premier, non poteva tirarsi indietro e smentire il premier. Il problema è che nelle ore delle trattative lui è rimasto «fuori dalla porta», tenuto all’oscuro sull’andamento della discussione. Ripercussioni sull’alleanza? «Lo escludo», dice Nick Clegg. Sarà. Ma la frattura con l’Europa rischia di destabilizzare il rapporto fra tory e liberaldemocratici.
Fabio Cavalera