ste. fel., Il Fatto Quotidiano 10/12/2011, 10 dicembre 2011
MA ADESSO L’EURO È SALVO? - 1
Perché il vertice dell’8-9 dicembre a Bruxelles dei capi di governo dell’euro è così importante?
Il summit, considerato alla vigilia l’ultima chance per salvare l’euro, segna un passo avanti verso l’Unione fiscale, cioè la messa in comune della politica economica dopo quella monetaria. A marzo dovrebbe esserci un nuovo trattato che poi dovrà essere ratificato dai 27 Paesi membri dell’Europa. Ma si può anche procedere, ed è questa la grande novità, soltanto con chi ci sta: la Gran Bretagna si è chiamata fuori da questa Unione fiscale, la Finlandia è tentata dal fare lo stesso.
2 Quali sono le novità per i Paesi ad alto debito come l’Italia?
Il limite del Trattato di Maastricht, deficit massimo fino al 3 per cento del Pil, scende molto: solo lo 0,5 per cento. Diventa quindi praticamente obbligatorio il pareggio di bilancio. Ogni Paese membro dovrebbe inglobare questa regola nella Costituzione prevedendo meccanismi automatici di correzione che permettano, in caso di sforamento, di riportare subito i conti sotto controllo (esempio: aumenti automatici delle tasse o blocco delle spese per ottenere i nuovi risparmi).
3 Cosa rischia chi non rispetta i nuovi vincoli sul deficit di bilancio?
Questo non è molto chiaro. Visto che il vecchio Patto di Stabilità non è mai stato rispettato perché non si riuscivano a punire i trasgressori, in questa nuova versione si punta tutto sulla prevenzione. Non soltanto meccanismi di correzione automatici, introdotti dalle singole legislazioni nazionali, ma anche la possibilità per la Commissione europea di esaminare in anticipo i provvedimenti di bilancio degli Stati membri e, se sgraditi, di farli riscrivere. Non è chiaro se e come la Commissione possa anche imporre scelte tipo il carico fiscale, o la normativa sul mercato del lavoro.
4 Perché si parla di Europa a “due velocità”?
Il Consiglio europeo dei capi di governo dell’euro stabilisce che si userà sempre di più il metodo delle “cooperazioni rafforzate” che, in gergo europeo, significa che le decisioni in materia di politica economica si prenderanno sempre più frequentemente a maggioranza qualificata e sempre meno all’unanimità. Un minimo di nove Paesi possono decidere forme di integrazione ulteriori anche se gli altri non li seguono, purché i nuovi accordi non creino ostacoli alla concorrenza nel mercato interno a 27.
5 Adesso ci sono gli strumenti di emergenza per affrontare la crisi di fiducia sui mercati?
La Bce – lo ha detto esplicitamente Mario Draghi giovedì – non ha alcuna intenzione di intervenire per salvare gli Stati ad alto debito che non trovano più credito a un prezzo sostenibile. Ma dopo l’accordo di Bruxelles sarà il braccio operativo prima dell’Efsf (il Fondo salva Stati europeo) e poi dell’Esm (il Meccanismo di Stabilità), sua evoluzione dal luglio 2012. Cosa significhi non è molto chiaro. Ma l’Esm potrà intervenire sul mercato primario, cioè alle aste del debito pubblico degli Stati, la Bce agirà per suo conto. Il fondo Efsf dovrebbe aumentare la sua capacità da 440 miliardi a 500, con gli Stati che devono versare subito il 15 per cento della loro quota invece che limitarsi a offrire garanzie.
6 Quale sarà il ruolo del Fondo monetario internazionale?
Visto che gli strumenti europei di reazione alla crisi vengono messi da parte (Bce) o faticano a diventare operativi (Efsf), i Paesi dell’euro si affidano ancora una volta al Fondo monetario internazionale, deliberando un aumento delle sue risorse di 200 miliardi come prestiti bilaterali (cioè li fornisce ciascuno Stato in autonomia). Questo indica che ci si aspetta un maggior coinvolgimento del Fmi in Europa, magari per Italia e Spagna, che però avrebbero bisogno di risorse ben superiori a 200 miliardi.
7 Le banche sono al riparo o restano una minaccia?
Anche qui non è molto chiaro. Il comunicato finale dell’eurosummit corregge quanto dichiarato nel vertice di Deauville nel 2010 da Francia e Germania: il “coinvolgimento dei privati” esplicito nella crisi del debito (cioè perdite per le banche sui titoli di Stato in portafoglio) resta limitato alla Grecia, caso “unico ed eccezionale”. Come dire che le banche non devono preoccuparsi di avere perdite pesanti su altri Paesi, tipo l’Italia. Significa che pagheranno i contribuenti in caso uno Stato annunci il default? E che forma avrebbe questa garanzia pubblica? Mistero. Questo il vertice non lo spiega. Ma le banche sono ottimiste e in Borsa salgono tutte.