Gianfranco Ursino, Plus24 10/12/2011, 10 dicembre 2011
INVESTIMENTI NELLA RETE DEL FISCO
Come ogni manovra che si rispetti, anche quella etichettata «Salva-Italia» rimette in gioco gli equilibri tra le diverse forme di investimento. Nel pacchetto di provvedimenti contenuti nella manovra che il Governo Monti ha messo sotto l’albero di Natale degli italiani, ci sono tutta una serie di misure fiscali che oltre a introdurre una mini-patrimoniale sugli strumenti finanziari, vanno a colpire pesantemente l’investimento alternativo più gettonato storicamente in Italia: ovvero l’immobiliare.
Mattone meno redditizio
La reintroduzione dell’imposta sugli immobili destinati ad abitazione principale, accompagnata dall’inasprimento della tassazione sulle seconde case e dalla contestuale rivalutazione delle rendite catastali, rende di fatto meno conveniente l’investimento nel mattone. Senza dimenticare il nuovo tributo su rifiuti e servizi che dal 2103 prenderà il posto della Tarsu. Tutti interventi sulla casa che a regime, nel loro complesso, sono destinati a garantire alle sofferenti casse statali 11 miliardi di euro. Un’imponente mole di maggiori oneri fiscali per i proprietari di case, che in generale va ad appesantire il rendimento offerto dagli investimenti immobiliari.
Da Tremonti a Monti
Sul fronte degli investimenti finanziari, invece, la manovra manda in soffitta, dopo neanche sei mesi di vita, il farraginoso “superbollo a scaglioni" sul deposito titoli, varato con la manovra di luglio scorso dall’ex ministro Giulio Tremonti. Al suo posto la nuova norma introduce dal 1° gennaio 2012 un’imposta di bollo dello 0,1% (0,15% dal 2013), che sarà applicata sul valore di mercato (non più sull’anacronistico valore nominale) di tutti gli strumenti finanziari, non solo quelli detenuti obbligatoriamente al l’interno di un dossier titoli. Gli unici prodotti d’investimento su cui continuerà a non gravare il bollo sono i fondi pensione e i fondi sanitari, come espressamente indicato nel testo dell’articolo 19 della manovra.
L’equità mancata
Il nuovo meccanismo di prelievo prevede, inoltre, una soglia minima di 34,20 euro e un tetto massimo di 1.200 euro su base annua, che rendono imperfetta la progressività dell’imposta. I due valori limite riducono il peso dell’imposta per le famiglie facoltose con patrimoni investiti superiori a 1,2 milioni di euro (800mila euro dal 2013) che si ritroveranno a pagare un’aliquota inferiore a quella standard dello 0,1% (0,15% successivamente). Un aggravio che diminuisce quindi via via che crescono le fortune investite. Per contro, le famiglie meno ricche, con capitali inferiori a 34.200 euro (22.800 dal 2013) dovranno sopportare un onere maggiore in termini percentuali: su 10mila euro investiti, solo per fare un esempio, il valore minimo di 34,20 euro comporta un’incidenza dell’imposta dello 0,342 per cento.
Bollo titoli prendi tutto
Con la chiara e manifesta intenzione di estendere il più possibile l’ambito di applicazione dell’imposta di bollo, nel riscrivere la norma il Governo fa riferimento a una nozione di strumento finanziario molto più ampia di quella prevista nel Testo unico della Finanza (Tuf). Le intenzioni del padre putativo del provvedimento, che secondo indiscrezioni è il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, sono quelle di tassare tutti i prodotti dove lo scopo della sottoscrizione è l’investimento finanziario. Non solo quindi le azioni, obbligazioni, certificati di deposito, titoli di Stato, derivati, polizze finanziarie, fondi comuni mobiliari e immobiliari che sono elencati nel Tuf, ma anche i buoni fruttiferi postali e i pronti contro termine. Anche se su queste due ultime categorie di prodotti, manca ancora una conferma ufficiale, come spiegato nell’approfondimento del l’articolo in basso.