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 2011  dicembre 10 Sabato calendario

Troppe chiacchiere E Caterina inventò la legge anti-gossip - Sophia Augusta Frederi­cka di Anhalt- Zerbst ave­va 14 anni al suo arrivo al­la corte di San Pietrobur­go

Troppe chiacchiere E Caterina inventò la legge anti-gossip - Sophia Augusta Frederi­cka di Anhalt- Zerbst ave­va 14 anni al suo arrivo al­la corte di San Pietrobur­go. Nata in una famiglia della pic­cola nobiltà tedesca, era destina­ta in moglie all’erede al trono zari­sta, il granduca Pietro. La prospet­tiva non era allettante: di tre anni più vecchio di lei, Pietro era rachi­tico, debole di mente fino al limite della follia, con il viso sfigurato dal vaiolo. Sofia non parlava una paro­la di russo e contro di lei tramava l’uomo più potente della corte, il cancelliere Aleksei Bestuzev, ti­moroso che l’arrivo di una princi­pessa tede­sca condizionasse la po­litica degli zar a favore di Federico il Grande, sovrano di Prussia. Eppure l’indifesa Sofia ci mise meno di 20 anni a farsi proclama­re, con il nome di Caterina II, impe­ratrice di tutte le Russie. La sua per­sonalità avrebbe occupato per i 34 anni del suo regno, dal 1762 al 1796, il proscenio della politica mondiale. E il suo influsso sulla storia russa è considerato pari a quello di Pietro il Grande. Quanto alle figure femminili del passato, l’unico paragone possibile è quel­lo con Elisabetta I, prima artefice della potenza inglese sui mari. Con una differenza: mentre que­st’ultima è passata alla tradizione come la «regina vergine», i costu­mi libertini e la lunga fila di aman­ti di Caterina hanno alimentato nei secoli una sorta di leggenda ne­ra, nutrita di malevoli aneddoti sulla sua voracità sessuale. Anche per questo, per il curioso intrecciarsi di storia diplomatica e vicende personali, l’ultima e più ambiziosa biografia di Caterina, appena uscita negli Stati Uniti, è diventata una specie di caso lette­rario. A dedicarle otto anni di ricer­che è stato Robert K. Massie, pro­babilmente il più noto biografo dei sovrani russi. Il libro del suo esordio, Nicola e Alessandra , usci­to più di trent’anni fa e dedicato agli ultimi Romanov, è un classico del genere, mentre con la biogra­fia di Pietro il grande (pubblicata in Italia da Rizzoli) ha vinto il pre­mio Pulitzer. Quanto al testo dedi­cato a Caterina ( Catherine the Gre­at , Random House) secondo il New York Times è la definitiva con­sacrazione di Massie, «storico con il talento del romanziere». I capitoli più godibili sono quel­li dedi­cati alla vita privata dell’im­peratrice: dai rapporti con la ma­dre anaffettiva, alle infelici nozze con il Granduca Pietro. Per cin­que anni il matrimonio rimarrà non consumato per il disinteresse del nobile marito. Poi sarà la stes­sa zarina Elisabetta, zia di Pietro, in ansia per il mancato arrivo di un erede che consolidasse la dina­­stia, a buttare tra le braccia di Cate­rina il primo amante, il nobile Ser­gei Saltykov, che le darà subito un figlio. Da lì in poi la successione di favoriti sarà senza soluzione di continuità. Quelli ufficiali saran­no una dozzina. E il carosello con­tinuerà fino alla morte di Cateri­na, a 67 anni, quando l’imperatri­ce non disdegnava di scegliere ac­compagnatori poco più che ven­tenni. Tra gli amanti, molti sono rima­sti semplici comparse. Alcuni han­no segnato la vita dell’imperatri­ce e dell’Europa. A uno, il nobile polacco Stanislao Poniatowski, Caterina affiderà la corona del de­bole regno di Varsavia. Un altro, Gregory Orlov, giocherà un ruolo fondamentale nella defenestra­zione del marito di Caterina, sali­to al trono con il nome di Pietro III, e rovesciato dopo sei mesi da un putsch guidato dalla moglie. Tra i favoriti il più importante, l’unico che Caterina abbia sposato (alme­no secondo la ricostruzione di Massie, la cerimonia non è prova­­ta), fu il principe Gregory Po­tiomkin. Il loro fu un grande amo­re, fatto di affinità intellettuale e di intensa fascinazione erotica, testi­moniato da un ricco epistolario. E quando i due amanti si separaro­no e la za­rina riprese a farsi corteg­giare dai giovani ufficiali della cor­te, rimase un affetto profondissi­mo e una saldissima partnership politica. Fu il principe, raffinato uomo di cultura e abile uomo di Stato, a sconfiggere gli Ottomani, apren­do all’Impero russo le porte del Mar Nero. Fu lui a colonizzare la steppe del sud russo, fondando Se­ba­stopoli e gettando le fondamen­ta di Odessa. A renderlo celebre fu­rono anche i cosiddetti «villaggi Potiomkin», scene di cartapesta con finti contadini che venivano montate e smontate per mostrare la ricchezza e l’operosità della re­gione, mano a mano che la regina passava in rassegna, lungo il cor­so del Dniepr, i nuovi territori. Ma quest’ultimo, dice Massie, è un pettegolezzo infondato. Uno dei tanti di cui anche l’imperatrice è ri­masta vittima, già in vita. E di cui cercò di liberarsi con una legge, ri­masta unica nella storia, che proi­biva il gossip di corte. Non sono smentibili, invece, i suoi molti me­riti. La modernità della concezio­ne politica, elaborata grazie alle lunghe corrispondenze con i più famosi filosofi illuministi; il tenta­tivo di rinnovare le sclerotizzate strutture statali russe; la passione per l’arte (fu lei a creare il primo nucleo dell’Ermitage) e per la scienza (tra le prime al mondo ac­cet­tò di farsi vaccinare contro il va­iolo). Fu la grande Caterina, nono­stante amanti e debolezze, a pre­parare e rendere possibile il fiori­re del grande Ottocento russo.