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 2011  dicembre 10 Sabato calendario

I nostri scrittori? Sono preistorici - Ma perché la narrati­va italiana non sa raccontare la mo­dernità, e neppure l’assoluto?Perché è tutto così am­muffito e vecchio e di cortissime vedute? Per esempio: non si fa che leggere che internet ha rivoluzio­nato le nostre vite, che la nostra percezione della realtà è mutata addirittura a livello neurologico, ma al massimo della visionarietà ci si scambia qualche mail in un ro­manzo di Sandro Veronesi, maga­ri cambiando il corpo del caratte­re, per far capire che è una mail

I nostri scrittori? Sono preistorici - Ma perché la narrati­va italiana non sa raccontare la mo­dernità, e neppure l’assoluto?Perché è tutto così am­muffito e vecchio e di cortissime vedute? Per esempio: non si fa che leggere che internet ha rivoluzio­nato le nostre vite, che la nostra percezione della realtà è mutata addirittura a livello neurologico, ma al massimo della visionarietà ci si scambia qualche mail in un ro­manzo di Sandro Veronesi, maga­ri cambiando il corpo del caratte­re, per far capire che è una mail. A proposito di realismo: il som­m­o Marcel Proust imputava all’in­capacità di cogliere la realtà un «difetto d’immaginazione», il che non significa dover scrivere un fantasy o Harry Potter, anzi. E tut­ta­via perfino D’Annunzio l’abbia­mo preso per un grande «immagi­nifico », e James Joyce allora co­s’era? Qui mai niente di globale, di universale, un Infinite Jest , strin­gi stringi almeno un Everyman . Nei romanzi italiani la moderni­tà psicologica è preistorica, mica abbiamo un David Lodge capace di fondare un intero romanzo sul­le ric­erche di Daniel Dennett e rac­contarci perché siamo delle mac­chine pensanti, macché, qui non sappiamo neppure chi sia Den­nett. E allora, scusate, perché mai dovrei leggermi i patemi d’animo di Elena Stancanelli, l’uomo giu­sto, m’ama o non m’ama e mam­ma o non mamma, quando sem­brano così primitivi e elementari rispetto ai sentimenti raccontati da Laclos, Flaubert, Tolstoj, e per­fino da Madame de La Fayette? E se avesse avuto novant’anni,se an­ziché una scrittrice TQ (Tren­taQuaranta) fosse stata mia non­na NC (NovantaCento) cosa avrebbe scritto, l’estasi di Santa Teresa? E pensate che Mariolina Venezia viene elogiata sull’ulti­mo Tuttolibri dall’avanguardista Renato Barilli per «raccontare sto­rie tutte di stringente attualità, a cominciare da quella dell’emi­grante, il berbero Idir». In ogni caso le giovani scrittrici italiane è meglio lasciarle perde­re, e parlo delle giovani, non dei pezzi da museo tipo la Maraini: è più moderna la Clelia di Garibaldi della Clelia di Valeria Parrella, Isa­bella Santacroce è ancora lì che dialoga con Gesù Cristo e Michela Murgia prega la Madonna. Ai tem­pi di Dante le avrebbero prese per contemporanee. Come trent’an­ni fa: mentre Don DeLillo rilascia­va interviste su Rumore bianco , al Maurizio Costanzo Show c’erano Romano Battaglia che abbraccia­va gli alberi e Lara Cardella che vo­leva i pantaloni; e dopo un altro ventennio ci sembravano moder­ni i colpi di spazzola di Melissa P. Sul fronte avanguardistico poi c’erano i cannibali, diventati tutti mamme e papà e stabat mater, perfino Gozzano se li sarebbe mangiati. Io capisco Mauro Corona, lui vi­ve in montagna. Capisco Andrea De Carlo, lui vive in campagna. Ca­pisco Baricco, vive Baricco. Capi­sco anche Mario Desiati e Nicola Lagioia, sono nati in Puglia e scri­vono della Puglia, come i sardi scrivono della Sardegna, i napole­t­ani di Napoli e i siciliani della Sici­lia, c’è poco da fare, ma gli altri? Walter Siti ha raccontato magi­stralmente la televisione, d’accor­do, in Troppi paradisi l’unico bel romanzo italiano letto e citato dal critico Berardinelli, ma proposto in chiave postpasoliniana, con gli escort culturisti al posto dei riccet­ti, tanto per impolverarlo un po’. E così nelle terze pagine si svol­gono piccoli dibattiti da oratorio sull’«esperienza» e l’«inesperien­za », il realismo e il non realismo, il valore civile,la Storia Patria,l’indi­gnazione; e basta andare a vedere i campioni dei premi Strega, si pas­sa dagli operai di Piombino ai braccianti delle Paludi Pontine ai disoccupati di Prato. E comunque la questione è che Samuel Beckett può essere sempre attuale e rac­contare il nulla in una stanza, for­se perfino Gino Paoli, Tiziano Scarpa no. Invece spesso e volentieri ci si ci­ment­a nel raccontare i conflitti in­ternazionali ma senza ambire a Guerra e pace e senza muovere il sederino dal divano di casa. Mica siamo William Vollmann, che va e torna dall’Afghanistan con ro­manzi mostruosi di mille pagine, e allora ecco: internet al massimo ci serve a questo, a fare copia e in­colla per far credere di aver schiva­to una pallottola a Kabul. E poi se non è zuppa sentimentalistica è il pan bagnato dalla cronaca socia­le, immancabilmente predicato­ria, celentanesca:l’autore con il di­tino alzato, per indicarti il bene e il male. Infatti non appena arriva un romanzo dall’estero, tipo un Michel Houllebecq che ti raccon­ta il futuro della clonazione, una particella elementare, la possibili­tà di un’isola, si resta spaesati per l’assenza di moralismo,cisi scan­dalizza e lo si accusa di fiancheg­giare gli Elohim. D’altra parte noi non abbiamo mai avuto un Tho­mas Pynchon, ci meritiamo Tom­maso Pincio. Il massimo dello sforzo d’imma­ginazione scientif­ica e fantascien­tifica non di genere è Antonio Scu­rati e una Venezia allagata del 2092,per raccontare un’apocalis­se che comunque «rappresenta l’Italia di Berlusconi», pensa tu che sforzo d’immaginazione,pen­sa tu che ennesimo buco nell’ac­qua editoriale, cioè appena Scura­ti arriva in libreria via Berlusconi e su il governo Monti, il romanzo del futuro è da buttare, già passa­to. Come se Murakami Haruki avesse scritto 1 per racconta­re il Giappone di Yoshihiko Noda, allora tanto valeva tenersi Mu­rakami Shikibu. E allora se tanto mi dà tanto meglio attaccarsi a Da­gospia, il Balzac dei nostri giorni e anche il Gadda, visto lo gnomme­ro linguistico che crea. Tanto più che ospita il mio appuntamento comico preferito, gli interventi di Aldo Busi, che manda sms dove spiega come essere omosessuali moderni, cioè facendo outing e non scopando più con nessuno, un’altra predica da parrocchia ma così è anche se non vi pare Bu­si ma Bagnasco, e amen.