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 2011  dicembre 10 Sabato calendario

Littizzetto, milionaria indignata con la Rai - «Riprendiamoci la Rai». Non che se la sia mai persa, Luciana Littizzetto

Littizzetto, milionaria indignata con la Rai - «Riprendiamoci la Rai». Non che se la sia mai persa, Luciana Littizzetto. È quasi vent’anni che l’artista,scrittrice,umorista e tan­te altr­e cose ancora circola nei pa­linsesti di viale Mazzini. Basta sin­tonizzarsi la domenica sera su Rai3 per ammirarla nelle sue stre­pitose gag, spalla, ma il termine è riduttivo, di Fabio Fazio. «Che tempo che fa» è una colonna por­tante della programmazione Rai ed è dal 2005 che la coppia sta in video, accompagnata da una co­lonna sonora di standing ova­tion. Rai Trade ha messo in com­mercio pure i Dvd di questa infal­libile macchina del successo e li ha ribattezzati «Che Litti che Fa­zio ». Niente da fare. Lunedì sera an­che lei sarà al Politecnico di Tori­no, la sua città, per partecipare ad una manifestazione esplicita sin dal titolo: «Riprendiamoci la Rai». Ma che si deve riprendere l’estrosa Luciana? Nel ’92 era già nel team di un cult come Avanzi e l’anno dopo, nel ’93, non ancora trenten­ne, era già ospite di Cieli­to Lindo , il programma di Athina Cenci e Clau­dio-Bisio e metteva a fuo­co il personaggio, poi ro­solato in mille cotture, di Sabrina. Il tormento­ne di Minchia Sabbry è entrato sotto forma di sghignazzi in milioni di case, la Rai ha aggiun­to la Littizzetto alla galleria dei suoi personaggi più famosi, lei si è servita di viale Mazzini per di­ventare una star. Eppure lunedì sera sarà in compagnia di Gusta­vo Zagrebelsky, Antonio Albane­se, Gianni Amelio, Gian Paolo Or­mezzano e tante altre celebrità: il solito frullato di attori, registi, giornalisti, comici, tutti indigna­ti, anzi indignados , tutti anti, tutti sotto uno striscione e dentro un si­to. «La Rai- spiegano gli organizza­tori - è un bene comune e come l’acqua dev’essere di tutti». Sem­bra di stare ancora dalle parti dei referendum di giugno. Non è tut­to: «In un momento particolare per il Paese è importante che l’azienda del servizio pubblico ra­diotelevisivo venga liberata dal controllo diretto dei partiti, valo­rizzando le professionalità che so­no al suo interno». Intenti nobili, coltivati all’om­bra della celebrità e della visibili­tà sulla vetrina di Rai3. Littizzetto di lotta e di governo, verrebbe da dire parafrasando il modello le­ghista e come è normale per certi artisti: sempre sotto i riflettori ma pronti ad attaccare a testa bassa, appena scesi dal palco. A furia di pascolare nei corridoi e negli stu­di della Rai la Littizzetto ha messo su un bel reddito ed è arrivata a quota 1.824.084 euro. Niente ma­le e qualche spanna più in alto di personaggi altisonanti e dai ric­chi business come l’imprendito­re della moda Santo Versace, il re delle carni Luigi Cremonini, l’in­dustriale Vittorio Merloni. Certo, l’attrice piemontese non è so­lo un volto tv, ma ha an­che sviluppato un indotto impres­sionante: libri, film, sceneggiatu­re, serate di cabaret in giro per l’Italia.Tutto perfetto,ci manche­rebbe. E, a quanto pa­re, la signora è anche un’oculata amministratrice dei propri beni: via via avrebbe com­prato 14 fabbricati, 10 dei quali a Torino. Chapeau . Però anche lei sente il bisogno di riprendere la Rai da cui non è mai stata mandata via, da cui non è mai uscita,che l’ha sempre coc­colata e dove sverna regolarmen­te da anni. Perché la scintillante Luciana non ha subito editti o epurazioni, non ha preso la stra­da dell’Europa, come a suo tem­po Lilli Gruber, non è finita su un binario morto - in viale Mazzini non si contano - e nemmeno si è accovacciata dietro una targhet­ta, come capita a molti dirigenti dimenticati, rottamati e sepolti sotto sontuosi stipendi. Lei c’era e c’è. In tv e alla radio. Il suo curriculum è una lenzuola­ta senza fine: da Letti gemelli , con Oreste De Fornari e Gloria De An­toni, a Quelli che il calcio , trampo­lino per provare tanti, nuovi per­sonaggi, alla Hit Parade radiofo­nica con Piero Chiambretti. Questo non le ha impedito di sconfinare ripetutamente nelle terre di Mediaset: eccola a Mai di­re gol , il programma della Gialap­­pa’s, e poi ancora a Zelig - Faccia­mo cabaret e a Matricole su Ita­lia1. Successi, battimani e flash. Siparietti su siparietti. Gli spot az­zeccati per le coop, il volto presta­to alla pubblicità per la Banca SanPaolo, parte del panorama su­balpino come lei. E titoli su titoli: Single , con Bruno Gambarotta, Ti­tanic( a) , alla domenica su Radio­due e poi le sulfuree comparsate al Maurizio Costanzo Show . Ce n’è davvero per tutti i gusti. Ma la Rai è prigioniera e allora bisogna girotondare intorno al salvadanaio che la rifornisce da una vita. «Riprendiamoci la Rai» è una manifestazione promossa dai sin­dacati, a cominciare dall’Usigrai che una sua parte nello spolpa­mento dell’azienda di Stato l’ha avuta. La Rai, già svuotata da capi­bastone vari, ora deve essere espugnata col bon ton. I sindaca­ti, che da sempre bivaccano in via­le Mazzini, elencano una serie di fioretti, vagamente penitenziali e perfetti per un periodo di crisi per­dipiù coniugato con l’Avvento. Le diverse sigle chiedono che il servizio pubblico «dia strumenti per comprendere e non abbia mai paura di mettere a confronto idee e valori, che abbia lo sguardo aperto sul mondo, che parli di un’Italia vera e che abbia giornali­sti, autori, programmisti con la “schiena diritta”». Chi potrebbe essere in disaccor­do? Lei, la Luciana, condivide. Da sempre accartoccia i potenti, fa sberleffi a Berlusconi e Berluschi­ni, satireggia le facce dei gover­nanti, e quindi da vent’anni a que­sta parte ancora una volta Berlu­sconi e dintorni. Balla. Canta. Ri­de e irride. Non basta. Non va be­ne. Non è sufficiente. Il tempo di uscire dal salotto di Fazio ed eccola lì a manifestare, insieme ai cittadini che la Rai non la sopportano più. Dentro e fuori, la Littizzetto passa alla cassa e poi inalbera lo striscione. Davvero un’artista a 360 gradi.