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 2011  dicembre 10 Sabato calendario

L’Europa si mangia la manovra - I conti non tornano. O il gover­no sta facendo «giustizia socia­le » o sta lavorando per la soprav­vivenza del Paese

L’Europa si mangia la manovra - I conti non tornano. O il gover­no sta facendo «giustizia socia­le » o sta lavorando per la soprav­vivenza del Paese. In tutti e due i casi ci sono note assai stonate. Sarebbe quindi meglio rendersi conto in fretta della realtà per­ché i mercati nelle due giornate passate hanno dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che le decisioni prese in Europa, pos­sono mangiarsi tutta la mano­vra in un boccone, indipenden­­temente dalle nostre scelte. Scar­tiamo subito la prima ipotesi per­ché l’«equità» non la deve deci­dere un governo tecnico. Con­centriamoci quindi sulla secon­da fattispecie, che dovrebbe poi essere la «mission» di questo go­verno. Ci stanno dicendo che le misu­re, le «medicine amare» sono du­re, sofferte, ma indispensabili per evitare il disastro e la cata­strofe. Sarà, però se si chiedesse ad esempio ad un commesso di scuola di raccontare qualcosa del suo lavoro si può stare certi che vi dirà che fa tutto lui e che, senza il suo indispensabile im­pegno, di tutto l’edificio scolasti­co non rimarrebbe pietra su pie­tra. Visto quindi che la leggenda dell’indispensabile la racconta­no tutti e che i cimiteri pullulano di persone insostituibili, forse è il caso di considerare un paio di fatti decisivi. Primo: ieri Bankitalia ha sti­mato che l’impatto della mano­vra farà calare il prodotto inter­no lordo dello 0,5%. Probabil­mente a palazzo Koch sono stati piuttosto ottimisti, ma facciamo finta di crederci. Visto però che sempre la Banca d’Italia ha cal­colato che la pressione fiscale è ormai al livello record del 45% i calcoli si fanno in fretta: Se spari­sce lo 0,5% del Pil spariscono 8 miliardi di euro e quindi spari­scono anche le tasse ad esso rela­tive pari a poco meno di 4 miliar­di. Quindi già così si capisce co­me parte dei soldi che entrano dalla porta in realtà escano subi­to dalla finestra, lasciando fra l’altro come ricordo gli sgraditi doni della recessione. Secondo: capitali ingentissimi stanno fug­gendo a gambe levate verso stati più accoglienti nei confronti del­le ricchezze. Non solo le misure fiscali mirate al patrimonio non serviranno mai a placare l’invi­dia sociale, che pretenderà sem­pre di più, ma lanciano un chia­ro segnale di pericolo per chiun­que abbia beni di qualsiasi tipo in Italia. Una cosa è la sacrosan­ta caccia all’evasore (a proposi­to, quanti di quelli che ringhia­no contro chi ha rimpatriato ca­pitali con lo scudo, magari sa­nando solo irregolarità formali, sono contribuenti modello? Quanti «poveretti con le pensio­ni basse» nascondono invece soggetti che hanno sempre ricca­mente evaso fisco e relativi con­tributi?) un’altra è accendere un mirino sulla proprietà anche di chi l’ha acquistata lavorando onestamente, risparmiando do­po aver pagato le tasse fino all’ul­timo centesimo e che quindi avrebbe ogni diritto di essere la­sciato in pace. La furia fiscale im­posta dall’Europa alla Grecia ha infatti innescato una fuga di ca­pitali di proporzioni bibliche (200 miliardi di euro secondo il periodico tedesco Bild ) lascian­do un paese in ginocchio, in de­fault, con disoccupazione in sali­ta verticale e recessione quasi a doppia cifra.C’è un altro dato pe­rò a cui non si pensa: la Bce ha detto chiaro che non intende as­sumere il ruolo di prestatore di ultima istanza garantendo il de­bito, né la Germania lo consenti­rebbe. Rimangono quindi i co­siddetti «fondi salvastati». Ebbene, da dove vengono i de­nari per costruire questi fanto­matici fondi la cui efficacia è tut­ta da dimostrare? Ma ovviamen­te ancora dalle nostre tasche. Ne sarà infatti prevista la contribu­zione a carico degli Europei stes­si e noi rappresentiamo il terzo pagatore per dimensioni. Fra l’altro stiamo già pagando, dato che i finanziamenti ai Paesi in maggiore difficoltà (Grecia, Ir­landa, Portogallo) sono pagati proporzionalmente anche dal­­l’Italia, che quindi sborsa il 6% di interesse sui propri titoli di Stato per raccogliere soldi da prestare alla Grecia al 3% e che non si sa se verranno mai restitu­iti. Aggiungiamo i 15 miliardi che sempre l’Europa chiede co­me nuovo capitale alle nostre banche sebbene siano state più prudenti di altre e poi il quadret­to dell’Eur­opa Saturno che man­gia i suoi figli è completo. Comin­ci­amo almeno con l’esserne con­sapevoli.