Livio Caputo, il Giornale 10/12/2011, 10 dicembre 2011
Il guastafeste che difende l’indipendenza britannica - Forse, aveva ragione De Gaulle quando sul finire degli anni Sessanta bloccò ( fino al 1973)l’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità europea
Il guastafeste che difende l’indipendenza britannica - Forse, aveva ragione De Gaulle quando sul finire degli anni Sessanta bloccò ( fino al 1973)l’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità europea. La decisione del premier Cameron di non aderire al nuovo trattato «salva-Euro»,perché gli altri Paesi non hanno accettato di esonerare Londra dalla applicazione delle regole sui servizi finanziari, è in fondo l’ennesima dimostrazione che il Regno Unito è troppo geloso della propria indipendenza, troppo diffidente verso i partner e anche troppo legato agli Stati Uniti per sposare interamente gli obbiettivi dell’Ue. Il suo unico vero interesse nella costruzione europea è stato sempre e soltanto il mercato unico, che ha portato grandi benefici alla sua economia. Il «gran rifiuto» di ieri ad accettare regole più rigide è in fondo il logico epilogo di un braccio di ferro durato, più o meno sottotraccia, per 38 anni, un braccio di ferro che ha visto, via via, la Thatcher imporre una riduzione del contributo britannico alle casse comunitarie, Major rifiutare l’adesione all’Euro,Blair respingere il trattato di Schengen e opporsi a una cooperazione avanzata tra le polizie e gli apparati giudiziari e tutti quanti adoperarsi per annacquare i progetti di politica estera e di difesa comuni. L’euroscetticismo era particolarmente evidente nel partito conservatore, ma neppure i laburisti hanno mai creduto veramente nell’Unione e, oltre a tenersi stretta la sterlina, hanno continuato a chiedere esenzioni ed eccezioni alle regole comunitarie. Paradossalmente, l’arrivo al potere di David Cameron e la formazione di un governo di coalizione con i liberaldemocratici di Nick Clegg, gli unici europeisti convinti, era parso di buon auspicio per i rapporti tra Londra e Bruxelles. Il suo motto era «voglio restare in Europa ma non essere guidato dall’Europa».Nel novembre del 2010 era sembrato addirittura nascere un nuovo idillio tra Gran Bretagna e Francia, che pur avendo combattuto fianco a fianco in due guerre mondiali non si sono mai amate: i due governi hanno firmato un trattato di collaborazione militare senza precedenti, che coinvolge perfino i rispettivi arsenali nucleari, e l’anno successivo hanno collaborato strettamente nella vicenda libica. «Fino a poche settimane fa, Cameron, per i suoi modi accomodanti e il suo pragmatismo- scrive l’ Economist - era quasi un beniamino di Bruxelles». Invece, nel giro di pochi giorni è precipitato tutto e i rapporti tra il Regno Unito e gli altri Paesi dell’Unione hanno toccato il loro punto più basso. Una parte di responsabilità ricade senz’altro su Merkel e Sarkozy, che hanno posto agli inglesi una specie di ultimatum: o accettate le nostre proposte, o l’Eurozona procederà senza di voi. Con la City in subbuglio per il timore di essere assoggettata a regole che ne avrebbero compromesso l’efficienza, una maggioranza di parlamentari conservatori contrari a qualsiasi ulteriore cessione di sovranità e perfino Clegg perplesso di fronte all’arroganza franco tedesca, Cameron non aveva molto spazio di manovra. Si è impuntato su una clausola vitale per l’economia britannica, ma che l’Europa, che ha sempre considerato la finanza britannica corresponsabile della crisi, non gli poteva concedere. «Non potevamo accettare- scrive il conservatore Daily Telegraph- un accordo ideato dai francesi e fatto per i francesi». Di rimando, da un sondaggio del Figaro salta fuori che l’83 per cento dei suoi lettori ritiene che «la Gran Bretagna non ha più posto in Europa». Se si arriverà o meno al divorzio, rimane da vedere. La maggioranza del partito di Cameron lo auspica, e spinge per un referendum popolare che lo sancisca. L’isolamento in cui il Paese è venuto a trovarsi dopo essere stato abbandonato anche dai Paesi che non fanno parte dell’Unione monetaria, è difficilmente sostenibile, ma l’uscita dal mercato unico provocherebbe danni incalcolabili e provocherebbe il collasso della coalizione. Ma, in una situazione in cui l’Unione tende verso una maggiore integrazione e gli inglesi puntano invece a un recupero di sovranità, una «ricucitura» sarà difficile.