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 2011  dicembre 10 Sabato calendario

ORA IL DENARO ILLECITO COSTERA’ DI PIU’


Tracciare: seguire il denaro nelle sue peregrinazioni nazionali e transazionali. Quindi abbassare ancora la soglia per le operazioni in contanti: mille euro, come sancisce l’articolo 12 del decreto «Salva Italia». Proprio per limitare al massimo l’utilizzo del cash. Ma ci sono alcune tipologie di operazioni che possono essere «perfezionate» soltanto in contanti: al riparo dai sistemi di segnalazione. Sono quelle illecite. In tutte le loro possibili declinazioni. Dalle «dazioni ambientali», «ai compensi di mediazione», per arrivare al traffico di armi e di droga. Proprio sulla tracciabilità del denaro hanno insistito almeno due recenti inchieste della magistratura. Quella dei pm di Forlì Fabio Di Vizio e Marco Forte sull’approvvigionamento di contante della Cassa di Risparmio di San Marino. E quella della Dda di Palermo e del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza che ha portato in carcere il tributarista Gianni Lapis, uomo di fiducia dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino.
Le due inchieste hanno messo a nudo un fenomeno poco esplorato. Quello del mercato nero o grigio del contante. Cash non più utilizzato come strumento, bensì come bene in sé: merce. Contante come commodity, appunto. Nel caso di Forlì il denaro che usciva dall’Italia per entrare a San Marino era codificato scorrettamente ed espatriava senza destare sospetti. Nel caso Lapis si è interrotto uno scambio tra dollari e franchi svizzeri contro euro. Una sorta di Forex clandestino. Così una banconota da 500 euro, per il sol fatto di non essere tracciabile, supera del 15% il suo valore facciale. Un valore che, è presumibile, sia destinato ad aumentare ancora con le nuove norme sulla tracciabilità. Non soltanto le organizzazioni criminali si servono del contante, ma anche le multinazionali più blasonate che hanno, da sempre, la necessità, per competere e vincere gare e appalti internazionali e non, di versare «compensi di mediazione» in contanti ed estero su estero. Ed ecco l’importanza strategica delle «Centrali» della ricettazione e riciclaggio del cash che provvedono alle necessità di approvvigionamento al dettaglio e all’ingrosso. È plausibile che ne esistano altre, più organizzate di quelle scoperchiate a Palermo, con scorte più sostanziose, in grado di fornire anche reti di società estere che emettano fatture simulando negozi giuridici per giustificare fuoriuscite di denaro in apparenza legali, in realtà finalizzate ad altro. Verrebbe da pensarlo. Soprattutto andando a rileggere i dati di Banca d’Italia e dell’Uif sullo scudo fiscale dal settembre 2009 all’aprile 2010. Si tratta di cifre che segnalano un’anomalia mai approfondita in modo adeguato. Risultano scudati con la modalità del rimpatrio senza liquidazione (cioè mai giunti in Italia) circa 54 miliardi di euro. Di questi la maggioranza (16,5 miliardi) sono bond, 13,4 sono azioni, 10,7 polizze e altri strumenti, 7,2 sono depositi di conto corrente. E fin qui nulla di strano. Poi però ci sono 4.997.557.584 euro che la Banca d’Italia ha censito come «denaro». Denaro contante. Cinque miliardi di euro (10mila miliardi di lire) cash che sono stati scudati, e che non risultano nei conti correnti, ma riposano nelle cassette di sicurezza di banche straniere (in prevalenza Svizzere), infruttiferi perché non investiti. Che cos’è questo denaro? Un falso scudo? Un forziere vuoto pronto ad accogliere capitali illeciti ma in regola con il fisco perché pre condonati? Oppure è denaro esistente? E se è davvero esistente si tratta di una provvista inattiva, lasciata a prendere polvere nei caveaux, oppure si muove? E se si muove dove va? Stefano Elli