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 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

BARBARA SPINELLI NON CE L’HA FATTA: È RIMASTA SCOSSA NEL PROFONDO

Pensavamo che Aldo Cazzullo, con le sue svenevolezze sulle lacrime del ministro Elsa Fornero, scoppiata a piangere nel tentativo di pronunciare la parola «sacrificio», avesse vinto la corsa a ostacoli del patetismo filogovernativo, ma Barbara Spinelli l’ha superato d’un balzo, un attimo prima che la firma nobile del Corriere tagliasse il traguardo, scrivendo su Repubblica che «il pianto del ministro Fornero, quando Monti ha presentato alla stampa la manovra, ha qualcosa che scuote nel profondo perché dietro le lacrime e il non riuscire più a sillabare, c’è una persona che sa quello di cui parla. Pascal avrebbe detto probabilmente: il ministro non ha solo lo spirito geometrico, che analizza scientificamente, ma anche lo spirito di finezza, che valuta le conseguenze esistenziali di calcoli razionalmente esatti. Balbettavano anche i profeti, per esprit de finesse».

Povero Cazzullo! Con l’esprit de finesse e lo spirito geometrico di Pascal semplicemente non c’è gara. Senza contare, aggiunge la più illustre erede della filosofia classica, che «il ministro si è bloccato, domenica, su una precisa parola: sacrificio. La diciamo spesso, la pronunciano tanti politici, quasi non accorgendosi che il vocabolo non ha nulla di anodino ma è colmo di gravità, possiede una forza atavica e terribile, è il fondamento stesso delle civiltà.

Non saper proferire il verbo senza che il cuore ti si spacchi è come una rinascita, dopo un persistente disordine dei vocabolari. È come se il verbo si riprendesse lo spazio che era suo. Nella quarta sura del Corano è un peccato, «alterare le parole dai loro luoghi». Riformare le pensioni e colpire privilegi travestiti da diritti è giusto, ma fa soffrire pur sempre».

Che ne sa Cazzullo (o chiunque altro) delle Sure del Corano? Già è tanto se Cazzullo sa qualcosa dei suoi nonni partigiani e dei suoi bisnonni garibaldini! Siamo tutti delle bestie, del resto, se paragonati a Barbara Spinelli. Mica ci eravamo accorti, «anodini» come siamo, che negli anni del berlusconismo «ci inondava la lingua delle tv commerciali, del mondo liscio che esse pubblicizzavano, confondendo réclame e realtà: illudendo la povera gente, rassicurando la fortunata o ricca.

Erano grida di linciaggio perché anch’esse hanno come dispositivo centrale il sacrificio: ma sacrificio tribale, che esige il capro espiatorio su cui vien trasferita la colpa della collettività.

Erano capri (da sacrificio) gli immigrati, i fuggitivi che giungevano o morivano sui barconi. E anche, se si va più in profondità: erano i malati terminali che reclamano una morte senza interferenze dello Stato e di lobby religiose. Solo contava il diritto del più forte, che soppiantava la forza del diritto».

Barbara Spinelli, signori: ogni articolo un viaggio di Gulliver.