PAOLO RUSSO, La Stampa 8/12/2011, 8 dicembre 2011
Allarme Iva “L’inflazione salirà dell’1,5%” - Dopo la stangata sulla benzina e quella sulla casa la manovra si prepara ad assestare un altro colpo sui prezzi al consumo, destinati a crescere dell’1,5% per effetto dell’aumento Iva previsto a settembre
Allarme Iva “L’inflazione salirà dell’1,5%” - Dopo la stangata sulla benzina e quella sulla casa la manovra si prepara ad assestare un altro colpo sui prezzi al consumo, destinati a crescere dell’1,5% per effetto dell’aumento Iva previsto a settembre. A prevedere il colpo di reni dell’inflazione è Confesercenti, mentre i commercialisti calcolano che l’effetto complessivo del decreto «salva-Italia» porterà la pressione fiscale nel nostro Paese vicina alla soglia «monstre» del 47%. Quasi un record in Europa. Dopo l’aumento di settembre dal 20 al 21% dell’aliquota ordinaria, l’Iva è probabilmente destinata a salire nuovamente di due punti a settembre, se per quella data non si sarà riusciti a mettere mano alla complicatissima operazione di disboscamento della giungla di deduzioni e detrazioni fiscali. Impresa quanto mai ardua, visto che il taglio dovrebbe assicurare all’Erario la bellezza di 20 miliardi annui a decorrere dal 2014. Più che probabile quindi scatti la clausola di salvaguardia dell’aumento Iva, con l’innalzamento dal 10% al 12 dell’aliquota che grava su molti beni essenziali e generi alimentari, mentre quella «ordinaria» del 21 passerebbe al 23%, subendo così un aumento di tre punti in soli dodici mesi. Poi se non dovesse bastare a gennaio del 2014 l’imposta più evasa dagli italiani subirebbe un altro ritocco all’insù dello 0,5%. Gli effetti della nuova «super-Iva» li ha calcolati il Centro studi della Confesercenti, l’associazione che raduna oltre 350 mila imprese del commercio e Pmi. La stangata sarebbe di 10,2 miliardi l’anno e spingerebbe verso l’alto i prezzi dell’1,45%, portando probabilmente l’inflazione vicino alla soglia del 4%. Il costo medio per famiglia si aggira sui 426 euro, che si aggiungerebbero ai quasi 150 euro appena sopportati per effetto dell’aumento a settembre dell’aliquota dal 20 al 21%. Ma il peso non graverebbe su tutti allo stesso modo. In pratica più basso è il reddito più alto è proporzionalmente il peso dell’aumento dell’imposta. In termini assoluti invece l’onere maggiore lo sopporteranno la famiglie di imprenditori e professionisti (657 euro), seguiti da impiegati e dirigenti (560 euro) mentre, all’opposto, il minor onere ricadrà su disoccupati (299 euro l’anno) e pensionati (329). Fortemente differenziato anche l’impatto territoriale. L’aumento andrà infatti dai 497 euro in media per ogni famiglia del NordEst ai 311 euro delle Isole, mentre al Nord-Ovest sarà di 485 euro, al Centro di 418 e al Sud di 347 euro. Se le famiglie piangono i commercianti però certamente non ridono. «La manovra andava fatta per riconquistare la fiducia dei mercati - spiega il Presidente di Confesercenti, Marco Venturi - ma il probabile aumento dell’Iva minaccia di raffreddare ancor più i consumi e di mandare definitivamente al tappeto le imprese commerciali». Anche perché l’inasprimento delle aliquote cadrebbe in una fase di crisi acuta del settore. «Siamo sull’orlo della tragedia», dichiara senza mezzi termini Venturi, che sciorina dati da allarme rosso per il settore: «In meno di un triennio, dal 2009 ad oggi hanno già chiuso i battenti 76.500 imprese commerciali e 15.565 attività di ristorazione. Oltre 92 mila imprese con una perdita di posti di lavoro stimabile intorno alle 300 mila unità, se oltre al conduttore calcoliamo in media la presenza di un collaboratore familiare e di un dipendete». «Chiudiamo già così figuriamoci con il prossimo aumento dell’Iva, che rischia di gelare ancor di più i consumi», prevede il presidente di Confesercenti, che rilancia: «Il Governo vada a incidere più sulla spesa che sul prelievo». E che il peso del fisco stia diventando insopportabile lo certifica anche un altro studio, quello del Consiglio nazionale dei commercialisti, che «vede» per effetto combinato delle varie manovre la pressione fiscale già oltre il46% nel 2013 e vicino al 47% l’anno successivo con l’attuale andamento lento della crescita. Come dire: «Lavorare due per guadagnare uno».