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 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

Catturato il boss Zagaria “mente” della camorra - Stavolta non è scappato: Michele Zagaria, ultimo dei capi ancora in libertà del clan dei Casalesi è stato arrestato ieri mattina dal gruppo operativo speciale formato da uomini della squadra mobile di Napoli e di Caserta

Catturato il boss Zagaria “mente” della camorra - Stavolta non è scappato: Michele Zagaria, ultimo dei capi ancora in libertà del clan dei Casalesi è stato arrestato ieri mattina dal gruppo operativo speciale formato da uomini della squadra mobile di Napoli e di Caserta. «È finita. Ha vinto lo Stato» sono state le prime parole pronunciate dal boss dopo la cattura. Si nascondeva nella «sua» Casapesenna, un comune di settemila abitanti in provincia di Caserta, all’interno di un bunker in cemento armato costruito quattro metri sotto una villa. Non è riuscito a scappare, come ha fatto negli ultimi sedici anni. Era successo ad esempio a Pasqua dell’anno scorso, quando le ruspe sventrarono un negozio ad Aversa senza trovare tracce utili. Una boutique di proprietà, manco a farlo apposta, della famiglia di «custodi» trovata ieri insieme al boss. Qualche confidente degli inquirenti ha rivelato come in passato il boss sia riuscito a passare indenne un posto di blocco mostrando una carta d’identità fasulla, oppure come si sia «volatilizzato» utilizzando il portabagagli di un’auto. Sarà per questo che 500 uomini, supportati da una brigata di alpini e dagli elicotteri della polizia, hanno circondato ieri notte Casapesenna, controllando tutte le auto in uscita e in entrata e chiedendo documenti perfino a chi si trovava in strada. Il covo del boss è stato completamente circondato, isolando anche i due cunicoli che potevano servire al latitante per scappare. In via Mascagni a Casapesenna, gli inquirenti sono arrivati dopo un lavoro di anni: sono stati utilizzati anche gli aerei della Finanza e dell’Aeronautica per individuare la presenza «fisica» del padrino all’interno del covo. «Un incubo è finito. - spiega il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso Dovevamo agire con cautela e così abbiamo fatto». «Stasera dovevo assistere al Don Giovanni alla Scala di Milano - scherza il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore - quando mi hanno avvertito della cattura ho detto che sarei tornato subito per vedere il Don Michele». Entusiasmo è la parola che utilizza Grasso evocando i fasti della Dda palermitana. Ed entusiasmo è stato: una volta stanato, Zagaria è stato condotto in questura a Caserta. Due ali di folla hanno accolto il corteo strombazzante con applausi e cori da stadio, gli stessi poliziotti - all’interno degli uffici - si sono abbracciati, hanno brindato e c’è scappato anche un coro a favore di Vittorio Pisani, ex capo della Mobile di Napoli oggi allo Sco. Un caso strano il suo: indagato dalla stessa Direzione distrettuale Antimafia con cui ha collaborato fino a ieri. Perché Pisani è stato il primo ad entrare nel covo di Zagaria ed è stato il primo a portare il boss su, negli uffici della questura casertana. Non a Napoli, perché un divieto di dimora glielo impedisce. «Pisani è un ottimo funzionario di polizia, ciò non toglie che anche un ottimo funzionario possa commettere qualche errore e ne debba rispondere», il commento di Lepore che il 14 dicembre lascerà la Procura di Napoli («I miei uomini mi avevano promesso l’arresto di Zagaria come regalo per la pensione, sono stati di parola», ha spiegato). Michele Zagaria sarà trasferito nel penitenziario di Novara dove sarà sottoposto al 41bis. «Casalesi finiti? spiega Cafiero De Raho, a capo della Dda di Napoli - Abbiamo assestato un duro colpo, ma non abbasseremo mai la guardia».