Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

COSI’ EFESTO SORPRESE LA M OGLIE AFRODITE CON ARES

Come negarlo? Gli dei greci erano veramente deipersonaggi singolari. Molto, molto diversi da come ce li hanno raccontati a scuola e lontanissimi dall’idea che possiamo farci di loro ammirando le splendide statue che li raffigurano, ieraticamente bianchissime (dopo che il tempo ne ha cancellati i colori), austere e solenni nella fredda immobilità del marmo.
Gli dei che i greci veneravano avevano ben poco a vedere con la nostra idea della divinità: per essere benevoli, diciamo che non erano perfetti. Come avrebbero potuto esserlo, del resto? Nel mondo pagano, non erano gli esseri umani a essere creati a immagine del dio; erano gli dei a essere creati a immagine dei mortali, dei quali avevano i pregi, ma anche tutti i difetti: si ingannavano a vicenda, litigavano, si innamoravano, si tradivano, si abbandonavano a crudelissime vendette.
Per onestà, a questo punto, bisogna dire che ad alcuni greci la cosa non piaceva. Quantomeno, certamente, non piaceva a Senofane, interessante e anticonformista pensatore nato a Colofone, in Asia minore, e vissuto a cavallo tra il VI e il V secolo a. C. Secondo Senofane, non era affatto vero che gli dei assomigliassero ai mortali: erano stati Omero ed Esiodo, sbagliando, a descriverli in quei termini. Ma la grande maggioranza dei greci li amava, quegli dei imperfetti, e li venerava, incurante dei loro difetti (o forse, proprio per quelli). E si appassionava alle loro vicende: come, del resto, continuiamo a fare anche noi, a distanza di millenni. Non senza ottime ragioni.
Le storie degli dei greci sono più appassionanti di qualunque soap opera e di qualunque racconto fantascientifico. Le loro avventure erano rocambolesche, i loro accoppiamenti assolutamente incredibili, i loro amori movimentatissimi.
Limitiamoci a un paio di esempi: Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, sposata a Efesto, il fabbro divino brutto e sciancato, aveva una relazione con l’aitante Ares, dio della guerra. Lo sapevano tutti sull’Olimpo, tranne, ovviamente, il marito tradito. Sino al momento in cui il Sole non pensò bene di avvertirlo, ed Efesto, folle di rabbia, decise di vendicarsi. Costruita una rete invisibile ma robustissima, la stese attorno al letto nuziale, in modo che chiunque vi entrasse rimanesse imprigionato. E poi disse alla moglie che si sarebbe allontanato per qualche giorno. Quasi superfluo a dirsi, gli amanti pensarono bene di profittare dell’occasione, ma non appena si stesero sul letto si resero conto della trappola. Ahimè, troppo tardi: chiamati a raccolta da Efesto, gli dei arrivarono, e di fronte allo spettacolo scoppiarono, si può ben dirlo, in omeriche risate. Il dio della guerra, nudo, impigliato in una rete, era uno spettacolo troppo divertente…
Come finì la vicenda? Lasciamo il piacere di scoprirlo ai lettori di Olympos. Vizi, amori e avventure degli antichi dei, un libro di Giorgio Ieranò (Sonzogno, pp. 253, 16) che raccoglie storie divine di ogni genere, a volte boccaccesche, come la precedente, a volte tragiche e tristissime, come, ad esempio, quella di Mirra: follemente innamorata di suo padre, Mirra, grazie a uno stratagemma, riuscì per varie notti a unirsi con lui. L’ira del padre, quando la riconobbe, fu terribile e Mirra fuggì, disperata, fino a quando gli dei, mossi a pietà, la trasformarono in un albero di mirto, dal cui tronco colavano gocce, che altro non erano (e sono) che le sue eterne lacrime.
Alla conoscenza dell’antico si può contribuire, senza banalizzarlo (come purtroppo non di rado accade), se si riesce a raccontarlo con intelligenza, competenza e leggerezza. Come fa questo libro.
Eva Cantarella