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 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

«CANCELLATA LA TRADIZIONE». IL FOYER DIVISO SULLA REGIA —

Daniel Barenboim e Robert Carsen hanno interrotto la tradizionale lettura del Don Giovanni predatore, ossessivo-compulsivo, condannato per reato di alta seduzione. Carsen e Barenboim sanno bene come è andato lo «strano avvenimento» narrato in apertura dell’opera: Donna Anna «sapeva benissimo che era Don Giovanni quello che si era infilato nel suo letto», e non il fidanzato Don Ottavio. Dunque, niente scuse. Ma se Don Giovanni è solo un seduttore, perché dev’essere perseguitato? Tesi affascinante quella proposta ieri sera; ma può reggere al ritorno di un austero moralismo?
«Sì, è vero: Don Giovanni è uno spirito libero perseguitato dai codini», dice a sorpresa l’ex procuratore generale Francesco Saverio Borrelli, perplesso sulla regia, «è un nichilista che non riconosce la tradizione». È un assassino? «Direi proprio di no. Lui sopravanza l’avversario in duello». Ma le donne e i loro fidanzati che lo inseguono per ucciderlo sono degli stalker? Perché non si rivolgono alla giustizia? «Evidentemente, nel 1787 come oggi, non c’era fiducia nella giustizia».
C’è molta contemporaneità in questo Don Giovanni. Sia per la diffidenza nella giustizia, sia perché «ancora oggi tutti gli uomini sono, in fondo, dei Don Giovanni», sentenzia Inge Feltrinelli. Ovvero, vivono in un perdurante stato di natura, come anche il Don Giovanni di Claus Guth a Salisburgo ha messo in luce. «Don Giovanni è il classico uomo che si perde nella seduzione — racconta l’étoile Roberto Bolle —, che non riesce a resistere al fascino femminile. Un comportamento oggi assai diffuso». Ogni riferimento alla «prima» post Berlusconi è puramente casuale? Sorriso di Bolle. «Parlo per me». Ah! «Certo, per me sarebbe una bella sfida interpretarne il ruolo».
Dunque promossa l’interpretazione? Il colpo di scena finale con Don Giovanni impunito che fuma la sigaretta mentre gli altri a sprofondare nell’Ade? Beh, non tutti sono convinti. Umberto Eco se la svigna con un «così così», che è anche una citazione dell’opera. Il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro non è troppo convinta che Don Giovanni sia un «perseguitato». Un Don Giovanni, dunque, da sottrarre alla giustizia e affidare agli psicologi? «Di certo — risponde il professor Umberto Veronesi — ha un eccesso di mascolinità e, al contrario di Casanova, lui non ama le donne ma vuole oltraggiarle».
Pierluigi Panza