Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

CON VISENTINI LE PRIME PICCONATE AGLI «SPORTELLI» INVIOLABILI —

Volevano essere gli anni che avrebbero cambiato il mondo, ma sono diventati gli anni che hanno cambiato il Fisco. I Settanta, decennio di contestazione sociale e bandiere rosse, sono stati sì sopraffatti dal «riflusso» liberista degli anni Ottanta, ma hanno anch’essi dato il via — in qualche modo — a una propria «rivoluzione». Quella che, con il tempo e non senza ostacoli, punterà ad abbattere il muro tra il Fisco e le banche, tra gli ispettori dell’Agenzia delle entrate e le decine di milioni di movimenti bancari degli italiani, evasori o no che siano.
Correva l’anno 1973 quando al segreto bancario tricolore, con la riforma di Bruno Visentini, arrivano le prime «picconate». Il 29 settembre di quell’anno vede la luce il decreto del presidente della Repubblica numero 600. Al governo siede il premier Mariano Rumor, alle Finanze il ministro Emilio Colombo, al Tesoro Ugo La Malfa e al Bilancio Antonio Giolitti. L’articolo 35 di quel decreto apre le porte alla deroga al segreto negli accertamenti delle imposte sul reddito. In concreto, l’ufficio delle imposte — dopo aver ottenuto una serie di autorizzazioni, come quella della competente Commissione tributaria di primo grado — può ora chiedere alle banche e alle Poste, in casi specifici, la copia dei conti correnti. E pensare che solo un anno prima, nel 1972, un altro dpr (il 633) aveva vietato agli uffici Iva di richiedere informazioni agli istituti di credito: una possibilità che però viene poi prevista dieci anni dopo.
Ma nonostante queste (e altre) riforme, il segreto bancario all’italiana non sparisce. Anzi, negli anni Novanta qualcuno arriva addirittura a ipotizzare che il segreto abbia una sua rilevanza costituzionale, facendo appello all’articolo 47 della Carta dove si legge che «la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme». Ma la tesi ha vita breve. Le picconate legislative — efficaci o no — continuano. Un esempio? La legge 248 dell’agosto 2006 non guarda più solo a Poste e banche, ma anche a imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio, società di gestione del risparmio e ogni altro intermediario finanziario. E introduce per tutti l’obbligo di comunicare in via telematica all’Anagrafe tributaria la lista dei soggetti con cui hanno rapporti finanziari. I dati saranno poi inseriti in un apposito archivio.
«Gli ultimi dieci anni» — è il commento di Tommaso Di Tanno, professore di Diritto tributario all’università di Siena — sono stati un decennio di perforazione del segreto bancario, ma anche di vivaci polemiche tra l’Agenzia delle Entrate e le banche». Insomma, negli ingranaggi del meccanismo non sono mancati gli attriti. Nel frattempo, comunque, al Fisco si aprono nuove porte. Quest’anno, e prima della «manovra Monti», all’amministrazione finanziaria viene data la possibilità di chiedere informazioni — per rilevanti motivi tributari e, per esempio, a proposito di catene di controllo societario — a Isvap, Consob e Banca d’Italia. Altre novità arrivano poi con i provvedimenti anti-crisi di quest’estate del governo Berlusconi.
Ma «con l’aumento delle informazioni disponibili è necessario anche individuare un criterio efficace per selezionarle», chiosa Guglielmo Maisto, professore di Diritto tributario all’università Cattolica, «per orientare meglio l’attività di accertamento».
Adesso, manovra Monti inclusa, del segreto bancario che fu sembra restare ben poco, se non più nulla. Funzionerà, o in soccorso del morente (quindi degli evasori) lavoreranno i segreti bancari esteri?
Giovanni Stringa