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 2011  dicembre 08 Giovedì calendario

LA (PICCOLA) LIBERALIZZAZIONE DEI TAXI. POSSIBILI LE CORSE TRA DUE CITTA’ — I

tassisti d’Italia annunciano uno sciopero contro Monti. E il governo decide di dare un’«interpretazione autentica» di un articolo della manovra, per evitare agitazioni nei trasporti pubblici, sotto Natale. L’interpretazione punta a rassicurare i guidatori di auto pubbliche: non sarà aperto il mercato delle licenze.
È duro liberalizzare in Italia...
Fra i documenti preparatori della manovra, domenica, c’è una scheda sulla cancellazione di molti vincoli necessari per diventare tassista. La proposta rientra, perché nella discussione si paventa che gran parte dei 60 mila taxi italiani possano bloccare le città, per protesta. La riforma non valeva il rischio. Tuttavia, senza mai scrivere la parola «taxi», all’articolo 34, comma 3, lettera A del decreto salva Italia, si legge: «È abrogato il divieto di esercizio di una attività economica al di fuori di una certa area geografica e l’abilitazione a esercitarla solo all’interno di una determinata area». I sindacati dei tassisti, sempre sul chi vive, leggono il decreto, scoprono queste due righe, lanciano l’allarme. «Si abolisce l’idea che si possa lavorare solo in una certa area geografica? Per noi sarebbe la rovina — dice Loreno Bittarelli, presidente del grande sindacato Uritaxi —. I tassisti di Fiumicino (o di Rieti, o di Firenze...) potrebbero venire a prendersi le corse a Roma. Basterebbero un’auto bianca, la patente e la scritta "taxi": una giungla».
Martedì, rapida consultazione fra circa 15 sigle sindacali e rapida determinazione: sciopero di quattro ore, venerdì 16 dicembre. A Palazzo Chigi la notizia è accolta con un certo allarme. Dagli uffici del sottosegretario Catricalà viene consultato anche il nuovo responsabile della Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici, Roberto Alesse. Dalla commissione si fa sapere che quel giorno i tassisti non potranno scioperare: già è prevista una fermata del trasporto pubblico locale, sarebbe violazione del «principio di concomitanza».
Ma lo sciopero potrebbe essere spostato. Così da Palazzo Chigi arriva un’interpretazione della nuova norma. La presidenza del Consiglio precisa che «il provvedimento non tocca il numero e il valore delle licenze taxi; si limita a consentire che un taxi partito dal Comune dove ha la licenza per raggiungere un altro Comune, possa utilizzare la corsa di rientro per un cliente che debba raggiungere il Comune di partenza». Insomma, se un tassista porta un cliente da Milano a Roma, poi può prendere a Roma un altro cliente diretto a Milano. Fino a lunedì scorso, invece, quel guidatore doveva tornarsene nel capoluogo lombardo in solitudine. Una liberalizzazione dunque esiste, ma parziale. Palazzo Chigi specifica: «Resta fermo che i taxi non possono svolgere servizio di piazza all’interno di Comuni diversi da quello che ha rilasciato l’autorizzazione». Quindi, il tassista milanese non si può fermare a fare nemmeno una corsa Roma su Roma.
Basterà ai tassisti la puntualizzazione? «Abbiamo chiesto un incontro al governo — dice Bittarelli —. Vogliamo vedere qualcosa di scritto». Bittarelli promette pure che i tassisti non voteranno più per il sindaco Alemanno, reo di aver dichiarato: «La norma sulle liberalizzazioni non riguarda i tassisti».
Andrea Garibaldi